Lotta all'Isis, le ambiguità di Washington e Riad

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I sauditi pagano e gli americani guidano coalizioni internazionali che ai loro occhi non devono abbattere il Califfato ma prima di tutto contenere l’Iran e un giorno magari liquidare Assad in Siria. La Saudi Connection condiziona la politica estera americana quanto l’alleanza con Israele. Ora questo patto leonino tra Riad e Washington, dopo la strage di Parigi, è entrato in collisione con la nuova “santa alleanza” tra la Russia di Putin e la Francia di Hollande. Il problema è capire quali obiettivi si pongono i belligeranti. Se assestare una punizione esemplare al Califfato oppure demolire l’Isis. Nel secondo caso la Francia si scontra con Riad. Se si limita a una spedizione punitiva Parigi conserva le lucrose relazioni con la monarchia saudita, principale cliente degli armamenti francesi che quest’anno, con l’acquisto di reattori nucleari per 12 miliardi di dollari, ha salvato l’Areva dal fallimento. L'editoriale di Alberto Negri su Il Sole 24 Ore.

Il ruolo dell'Arabia nella lotta contro l'Isis

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Medio Oriente, l'Ue tra Obama e Putin

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Qualche buona ragione di essere in Siria Putin ce l’ha, anche se possiamo non approvarlo, mentre gli Stati Uniti non si capisce che cosa ci fanno ancora in Medio Oriente se non appoggiare le ambizioni di rivincita anti-sciita delle monarchie del Golfo, impaurite dall’accordo con Teheran, e raccogliere le schegge del delirante “caos costruttivo” di oltre un decennio di politiche sbagliate. Se Putin e l’Iran lanceranno una ciambella diplomatica di salvataggio, l’Occidente questa volta potrebbe anche afferrarla al volo pur di uscirne e cominciare a disegnare un nuovo puzzle di bantustan e città-stato mediorientali magari lasciando come in una tragica fiction gli stessi nomi di oggi sulla mappa. Ma questo è già uno scenario molto ottimista. L'editoriale di Alberto Negri su il Sole 24 Ore.

Un indeciso Obama e un deciso Putin fanno la differenza

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L'Onu deve aprire a Giappone e India

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E' cruciale imperativo di riforma la governance dell’Onu, a cominciare dal suo Consiglio di Sicurezza, la composizione del quale non riflette più la realtà geopolitica globale. In verità, il Gruppo degli stati europei occidentali e altri (Western Europe and Other Group, Weog) ormai conta tre membri permanenti su cinque (Francia, Regno Unito e Stati Uniti), lasciando libera una sola poltrona permanente per il Gruppo Asia-Pacifico (Cina), ma nessuna per l’Africa o l’America Latina. L'editoriale di Jeffrey Sachs su Il Sole 24 Ore.

Onu, hai 70 anni e li dimostri tutti!

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