Italia in ritardo nonostante gli aiuti di Mario Draghi

Nonostante anni di iniezione di liquidità e di politiche monetarie aggressive il mondo stenta a ripartire. Le possibili cause so no ampiamente dibattute: demografia, ineguaglianza, incertezza, peso del debito ereditato dalla Grande crisi, ma la verità è che una ricetta per riportare le economie a crescere ai tassi del decennio prima della crisi non ce l’ha nessuno. In questo vuoto le banche centrali hanno acquistato un ruolo sempre piu importante e sono diventate veicoli essenziali nell’intermediazione finanziaria, grandi acquirenti di titoli di Stato e altri stru-menti, andando al di là del loro tradizionale ruolo di controllo del tasso di interesse a breve termine. È molto probabile che questo non sia un fatto temporaneo. L'editoriale di Lucrezia Reichlin sul Corriere della Sera.

La ripresa economica è ancora lontana

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La Bce in soccorso al premier

Al momento viene confermato l’obiettivo di inflazione, nonché l’articolazione degli interventi. Quindi i tassi rimangono allo zero, ma non si escludono esplorazioni nel territorio negativo. Le operazioni in titoli pubblici continueranno nei modi e nei tempi definiti, ma la Bce è pronta a modificarne perimetro e tecniche, ove necessario. La conferma della regola monetaria può essere giudicata una scelta conservativa, a conferma del fatto che le banche centrali sono caratterizzate da una bassa propensione al rischio, in ragione della necessità di stabilizzare il proprio patrimonio di reputazione. L'editoriale di Donato Masciandaro su Il Sole 24 Ore.

La crescita che non c'è, ma grazie a Draghi ci sarà

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Ue, per rivedere la crescita c'è bisogno di riforme

Le riforme Francia e Italia oggi sono essenziali e urgenti, come sarebbe auspicabile che Berlino mettesse in circolo un po’ della sua montagna di surplus finanziari. I dividendi delle riforme fatte e da fare in Italia e Francia prima o poi arriveranno, come quelli delle riforme che probabilmente presto anche la Germania sarà chiamata a mettere in cantiere. I miracoli del piano Juncker con investimenti per 315 miliardi in tre anni, poi, sono tutti da verificare. Solo la flessibilità nell’applicazione delle regole del patto di stabilità per chi le rispetta e/o accelera le riforme rappresenta per ora un altro stimolo concreto e immediato alla crescita.
Senza il realismo pragmatico della Bce di Draghi, dunque, l’economia europea oggi resterebbe al palo. Tutti i governi dell’euro dovrebbero dargliene atto ma tutti senza dimenticare di fare la propria parte e al più presto. Perché gli incerti dell’economia globale, e della Grecia, sono tanti. E non è detto che l’attuale quadro favorevole duri all’infinito. Un articolo di Adriana Cerretelli su Il Sole 24 Ore.

Senza Draghi, Europa al palo della crescita

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