Nonostante gli sforzi di Draghi, inflazione ferma

L'inflazione non risalirà, o almeno non risalirà ai livelli che sono scolpiti nei nostri circuiti mentali e hanno prevalso nel dopoguerra. Un dopoguerra che ha visto un aumento strisciante del tasso di inflazione, che in molti Paesi (incluso il nostro) e non solo per le crisi petrolifere, ha raggiunto punte del 20 per cento. Ma prima di guardare alle cause fondamentali della bassa inflazione, facciamo una semplice osservazione. Oggi il petrolio è sui 30 dollari al barile e l’inflazione è sotto l’1% sia in Europa che in America. Ma nella primavera del 2014, quando il greggio quotava più di 100 dollari al barile, l’inflazione era all’incirca eguale in Europa e in Italia (meno dell’1%) e solo del 2% negli Usa. L'editoriale di Fabrizio Galimberti su Il Sole 24 Ore.

La morte dell'inflazione

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Draghi: il mondo non si è ancora ripreso, urgono le riforme

Le condizioni delle economie nel resto del mondo si sono rivelate più deboli rispetto a pochi mesi fa, in particolare nei mercati emergenti, con l’eccezione dell’India. Le previsioni di crescita mondiale sono state riviste al ribasso. Probabilmente il rallentamento non è transitorio. Per dare un’idea di quanto sono importanti questi mercati, ricordo che essi valgono il 60% del prodotto mondiale e che dal 2000 tre quarti della crescita mondiale sono dovuti a loro. La metà delle esportazioni dell’area euro va in questi mercati. Sicuramente vi sono dunque rischi al ribasso, sia per la crescita sia per l’inflazione, anche per il possibile rallentamento degli Stati Uniti, di cui bisogna capir bene le cause. La crisi ha causato un forte ribasso del reddito. Rialzarlo dipende da noi. Ciò richiede che si realizzino le riforme strutturali necessarie per aumentare la partecipazione della forza lavoro e la produttività. Nell’area dell’euro ci sono ancora almeno 20 milioni di disoccupati, molti di loro giovani, che occorre riportare nel mercato del lavoro. È un potenziale enorme. L'intervista di Roberto Napoletano e Alessandro Merli su Il Sole 24 Ore.

Parla Mario Draghi, presidente della Bce

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La Bce cerca di aiutare l'economia reale, ma le banche...

c'è qualcosa che non sta funzionando come previsto. A marzo la Bce ha avviato il piano quantitative easing europeo, sta cioè stampando nuova moneta attraverso la quale acquista sui mercati titoli di Stato dell'Eurozona e titoli privati per un controvalore mensile di 60 miliardi. L'obiettivo è fornire nuova liquidità alle banche (che incassano anche plusvalenze dalla vendita dei titoli di Stato in portafoglio acquistati a prezzi bassi durante la crisi dello spread nel periodo 2011-2012) al fine di spingerle ad erogare più prestiti a famiglie e imprese. Un articolo di Vito Lops su Il Sole 24 Ore. 

Draghi dà i soldi alle banche ma le aziende non ne beneficiano

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