I länder dell’Est, non guastare i rapporti con la Russia

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(I problemi di Angela Merkel: dopo l'avvelenamento di Navalny, il governo tedesco potrebbe bloccare i lavori sugli ultimi 150 km del gasdotto come sanzione a Putin. Ma le sei regioni della vecchia DDR vogliono il progetto anche per rilanciare le loro economie e raggiungere l'obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 ndr). Ma oltre alle preoccupazioni economiche, sullo sfondo si stagliano anche i rapporti con la Russia, che negli ex Länder della DDR molti vedono come utili, quando non identitari. Michael Kretschmer, il cristiano-democratico a capo del governo della Sassonia, ha affermato chiaramente che il progetto “è necessario non solo dal punto di vista economico, ma anche per mantenere i rapporti con la Russia”. Il rapporto con la Russia torna anche nelle parole di Axel Vogt, sindaco CDU di Lubmin, un paesino di 2000 abitanti dove dovrebbe terminare il gasdotto. Il commento di Luigi Daniele su Linkiesta.

Sulla vicenda di Nord Stream 2 si ripropongono divisioni tra est e ovest

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"Aiuti europei senza troika e austerità "

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Questo virus non conosce né confini, né colore della pelle, né nazionalità. Noi tutti condividiamo la sofferenza della gente a Bergamo, Madrid, Strasburgo e in tante altre città in Italia, Spagna e Francia. L'eroica lotta degli operatori sanitari e dei medici per la vita degli ammalati ci commuove profondamente. La pandemia da Covid-19 mette tutti gli Stati europei dinanzi alla maggior sfida sanitaria, sociale ed economica dalla fondazione dell'Unione europea. È vero che, in questa terribile pandemia, all'inizio l'Europa non era sufficientemente preparata a tutti gli aspetti e che in un primo momento non ha trovato una risposta europea convincente a ogni problema. Adesso quello che conta è dare una risposta complessiva europea in uno spirito di solidarietà. Ognuno dei nostri Paesi uscirà rafforzato dalla crisi solo se l'Europa ne uscirà forte e unita.
La protezione delle cittadine e dei cittadini ha la massima priorità per noi tutti nell'Unione europea. Aiutare è per noi una cosa scontata. Impieghiamo, quindi, le capacità disponibili in Germania per curare da noi pazienti di terapia intensiva in gravissime condizioni provenienti da ospedali italiani e francesi o per aiutare in Spagna e Italia con medici. Abbiamo inviato in Italia dispositivi medici e ventilatori. E a bordo di velivoli tedeschi abbiamo evacuato migliaia di turisti europei da Paesi in cui l'assistenza medica spesso è molto peggiore che in Europa.
Per rallentare la diffusione del virus quasi tutti gli Stati europei hanno adottato massicce restrizioni per le loro cittadine e i loro cittadini. In molti posti, la vita pubblica è quasi paralizzata per evitare contagi. Queste misure sono giuste. Tuttavia provocano profonde ferite nelle nostre economie nazionali. Se i negozi chiudono, gli eventi vengono annullati e le fabbriche devono fermare temporaneamente la loro produzione, milioni di europee ed europei temono per i loro posti di lavoro e la loro esistenza. Gli Stati dispongono di margini finanziari diversi per reagire a questa crisi economica di cui non hanno colpa.
Praticamente tutti gli Stati membri hanno già approntato programmi di aiuto per proteggere l'occupazione e le imprese. In brevissimo tempo in tutti i Paesi sono state attivate enormi somme per dotare ditte e imprese di urgenti prestiti ponte e per aiutare la gente in modo non burocratico. Tuttavia questo da solo non basta. Le madri e i padri fondatori dell'Europa sapevano che la solidarietà europea non è una strada a senso unico, ma un'assicurazione sulla vita per il nostro continente. È in questo spirito che dobbiamo agire in questa crisi epocale. Ci serve un chiaro segnale di solidarietà europea nella pandemia da coronavirus. La Germania è pronta a darlo. Il compito comune dell'Europa è ora quello di affiancare i programmi esistenti, colmare lacune e tendere una rete di sicurezza per tutti gli Stati dell'Ue che necessitano di ulteriore sostegno. Bruxelles ha già allentato molto i criteri del Patto di stabilità e crescita e le regole per gli aiuti di Stato. Con l'annuncio di un ulteriore programma di acquisto di titoli di Stato e di altri enti, la Banca Centrale Europea ha provveduto a stabilizzare i mercati finanziari. Ulteriori somme miliardarie provenienti dai fondi straordinari del bilancio dell'Ue confluiscono come aiuti nei Paesi membri in difficoltà.
Ora è necessario compiere un altro passo: gli Stati più duramente colpiti dalla crisi da coronavirus devono essere stabilizzati a livello finanziario in modo rapidissimo, non complicato e in misura sufficiente. Quindi la nostra proposta è la seguente: assieme provvediamo velocemente a sufficiente liquidità in tutti gli Stati dell'Unione europea affinché la tutela dei posti di lavoro non dipenda dall'umore degli speculatori. Qui i mezzi finanziari non devono essere vincolati a condizioni inutili che equivarrebbero a una ricaduta nella politica dell'austerità del periodo successivo alla crisi finanziaria e che porterebbero a una disparità di trattamento di singoli Stati membri.
Il Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes) offre già ora la possibilità che i Paesi dell'euro possano ottenere assieme capitale alle stesse condizioni di favore. Per l'Italia questo significherebbe 39 miliardi di denaro fresco. Queste risorse dovrebbero poter essere utilizzate per tutte le spese necessarie nella lotta contro il coronavirus. Non ci servono troika, controllori, una commissione che sviluppi programmi di riforma per un Paese, bensì aiuti veloci e mirati. Esattamente questo è quanto il Mes può offrire se lo adeguiamo in modo ragionevole.
Proponiamo, inoltre, un Fondo di garanzia paneuropeo che può garantire i crediti con cui la Banca Europea degli Investimenti (Bei) approvvigiona di liquidità le piccole e medie imprese nei rispettivi Paesi. In questo modo, tramite le banche d'affari o gli istituti di promozione nazionali, si garantirebbero finanziamenti ponte, scadenze prolungate dei prestiti e nuovi prestiti. E con il progetto Sure (Support mitigating Unemployment Risks in Emergency), appena adottato dalla Commissione Ue, si possono sostenere, sul piano finanziario, i membri Ue che vengono in aiuto delle imprese affinché, nonostante il crollo congiunturale, mantengano i loro dipendenti, come avviene in Germania con lo schema di lavoro ridotto.
Infine, una volta superata la crisi, bisognerà che l'economia europea ritorni su un cammino di ripresa e crescita. Qui noi Stati dell'Ue dobbiamo agire assieme, in uno spirito di solidarietà europea e unendo le energie per rafforzare l'Unione europea. Noi tutti, anche la Germania, ne terremo conto nei negoziati per il Quadro Finanziario Pluriennale, ovvero il bilancio dell'Ue, per i prossimi sette anni.
Tutto ciò comporta grandi sforzi finanziari per noi tutti, questo è fuori dubbio. Noi siamo però sicuri: assieme possiamo superare questa crisi storica. Anzi, se l'Europa ora compie i passi giusti, l'Unione europea, la nostra comunità di destini, uscirà più forte dalla crisi. Vi esortiamo a essere uniti – per l'Europa e contro il virus.

Heiko Maas* E Olaf Scholz** - La Stampa – 6 aprile 2020

* Ministro degli Esteri della Germania
** Vicecancelliere e ministro delle Finanze della Germania

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Dobbiamo avere il coraggio di sentirci europei

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(...E' assolutamente uregente) completare l’unificazione dell’Europa. Costruire un’Europa che renda giustizia all’ideale di Spinelli di un continente unito, agli obiettivi dei padri fondatori De Gasperi, Schuman e Adenauer e ai valori e ai sogni di chi nel 1989 scese in piazza per la libertà e la democrazia. Questo sarà il nostro obiettivo, anche l’anno prossimo quando, trent’anni dopo la riunificazione, assumeremo la presidenza dell’Ue. È chiaro che in questo mondo ci affermeremo solo se noi europei saremo coesi. Poiché nessuno di noi gestirà da solo le quattro grandi sfide mondiali: globalizzazione, cambiamenti climatici, digitalizzazione e migrazione. Gli appelli che provengono solo da Roma, Berlino o Parigi non trovano ascolto a Mosca, Pechino e purtroppo sempre più anche a Washington. Solo la voce dell’Europa ha un peso decisivo. Le soluzioni unilaterali nazionali devono, quindi, finalmente essere tabù in Europa. L'editoriale di Heiko Maas sul Corriere della Sera,

Un grido di speranza per un'Europa dei popoli

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