Renzi, il ritorno

Matteo Salvini si è isolato in Europa, ha sbagliato tutto. Aveva il Paese nelle sue mani. Il partito democratico ha afferrato un’occasione d’oro, che gli è stata offerta su un piatto. Irrinunciabile. Irripetibile. Con estrema disinvoltura, senza perder tempo. Giuseppe Conte ha in modo manifesto l’intenzione di istituzionalizzare il Movimento 5 Stelle e intende spostare l’asse a sinistra. A questo punto la domanda sorge spontanea: nascerà un nuovo centro-sinistra? Nicola Zingaretti ci spera.

Nel frattempo Matteo Renzi, che conta su una pattuglia agguerrita sia al Senato sia alla Camera dei Deputati, ha deciso lo strappo. Era nell’ordine naturale delle cose. Lui  si è conquistato la golden share sull’esecutivo che ha appena incassato la fiducia. Il capo del governo è piuttosto preoccupato. Già avverte che la sua seda traballa.

Progetto politico

C’è una nuova legge elettorale da mettere in campo. C’è la riduzione del numero dei parlamentari da approvare in via definitiva. Sarà certamente di tipo proporzionale. Così da togliere l’erba sotto  piedi dei sovranisti. Per cui neanche con il raggiungimento della soglia del 40% si potrà contare su una maggioranza stabile.

Il Partito democratico fino a qualche settimana fa faceva parte di un’opposizione inconsistente, stante che questo ruolo era assolto fin troppo generosamente dai due partiti (Lega e M5S) al governo.

C’è molto malcontento in tutti i partiti. Prima i dem ed i grillini si odiavano. Molto cordialmente. Oggi dicono, giurano (ma ben pochi italiani ci credono) di amarsi alla follia.

Sicuramente non ci sarà da divertirsi. Almeno per milioni di elettori che sono piuttosto disorientati.

A mio avviso sarebbe opportuno modificare la carta Costituzionale repubblicana i senso presidenziale. Sul modello francese. Su questo punto hanno ragione sia Matteo Salvini che Silvio Berlusconi. I nodi da sciogliere sono sempre gli stessi: bisognerebbe modificare le regole elettorali sì da consentire che un momento dopo la chiusura delle urne si sappia chi ha prevalso. Che sia il centro, che sia la destra (non quella estrema), sia la sinistra (non quella estrema).

L’Italia ha subito troppi scossoni negli ultimi anni. Il governo Monti non è stato generato da un “colpo di Stato”, come aveva più volte stigmatizzato il presidente del  tempo Silvio Berlusconi, però non è  stato sicuramente un “parto” da elezioni politiche generali. E’ stata un’imposizione di Giorgio Napolitano. Come non è stato affatto lineare allungare la vita di un morente governo Berlusconi nel 2010, quando si appena era costituito il gruppo dei cosiddetti responsabili, dagli Scilipoti ai Antonio Razzi e altri.

Il ritorno di Renzi fa chiarezza. Risponde a verità che la sua presenza nel Pd è sempre stata vista con sospetto se non mal sopportata. E altrettanto vero che il Matteo di Firenze ci ha messo molto del suo per seminare zizzania. Adesso, appena il governo Conte 2 ha ricevuto la fiducia in entrambe le Camere, da precisare, dietro l’impulso determinante dell’uomo di Rignano sull’Arno (sono stati proprio lui e Beppe Grillo a suggerire lo strano accordo per la formazione di un nuovo governo anti-salviniano), ecco che Matteo Renzi sfida di nuovo tutti ed entra a piedi uniti nella trattativa per determinare le linee progettuali dell’esecutivo guidato di “Giuseppi” Conte. E’ certo che Matteo Renzi scombussola le certezze di chi aveva scommesso su un matrimonio di interesse o, addirittura, d’amore tra pentastellati e demokrat. Nel Palazzo c’è chi esulta e chi  assai preoccupato.

Italia Viva vuole parlare alle persone non al Palazzo. Ha detto il senatore del Pd eletto nella circoscrizione di Scandicci: “Noi vogliamo riportare le persone ad appassionarsi, a impegnarsi nella politica. Dopo sette anni di impegno diretto in prima fila, non c'è stato un giorno in cui io non sia stato bersagliato dal fuoco amico". Replica Nicola Zingaretti, il segretario Pd, a seguito della nascita di Italia Viva di Renzi: : «Errore dividere il Pd ma ora noi dobbiamo portare il partito nel futuro. Mi auguro che non si destabilizzi il governo e faremo di tutto perché non sia così. Certo, è un rischio, perché con una nuova sigla politica cambia il quadro di governo e io mi appello al senso di responsabilità di tutt. Aferma Matteo Salvini, leader  della Lega,

Sostiene Enrico Morando, presidente dell’associazione LibertàEguale: «Considero la scissione di Renzi “peggio che un crimine, un errore politico”. Matteo dice che era considerato un intruso? Non da tutto il partito. E ciò non gli ha impedito di stravincere il Congresso. Vederlo fare un partitino è sconsolante»

La mossa di Matteo Renzi, per il presidente del Consiglio Conte, cambia il quadro politico. E chiaramente una minaccia alla stabilità del governo appena nato. Matteo Salvini gongola, con il passaggio di una maggioranza a due più mezzo (M5S, Pd e Leu) a un'altra a tre più mezzo (M5S, Pd, Italia Viva e Leu), l'ex rottamatore ha in mano il futuro dell'esecutivo. Le assicurazioni di Renzi («faccio il partito per dargli lunga vita, si voterà nel 2023») non rassicurano né il presidente del Consiglio, né tantomeno Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio. Conte non sembra abbia intenzione di tornare in Parlamento per chiedere una nuova fiducia però ha espresso le sue preoccupazioni anche a Mattarella, nel corso di un colloquio al Quirinale sui temi della politica estera fissato da tempo. Dal Colle però trapela tranquillità. Si parla di normale dinamica che attiene ai gruppi parlamentari: nessun cambio di maggioranza. Se si considera l’astio tra  il capo politico dei grillini, Luigi Di Maio, e l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, si può scommettere che la navigazione del Conte 2 non sarà affatto tranquilla.

Insomma, Renzi si è riproposto sulla scena politica e niente sarà più come prima. Questo è sicuro. Adesso si aspetta l’approvazione definitiva della norma costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari (tema molto caro ai Cinquestelle) e, subito dopo, la legge di bilancio e la indispensabile riforma della legge elettorale.

P.s: Siccome l'imput al progetto governativo M5S-Pd lo hanno dato due democristiani doc come Dario Franceschini e Matteo Renzi con l'accettazione di Luigi Di Maio, sicuramente i due partiti, sotto traccia, intendono, l'uno (il M5S) assorbire il gruppo, diciamo, sinistrorso e conduro per mano sulla loro linea progettuale; d'altro canto i democratici di Zingaretti sono certi di incanalare il movimentismo dei pentastellati nell'alveo dela piena accettazione della Costituzione repubblicana.  Obiettivo che il precedente esecutivo faticava a perseguire sia con la flat tax e quota 100 (per la Lega) sia con il reddito di cittadinanza e con il decreto dignità (per i grillini).

Marco Ilapi. 18 settembre 2019

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Ci vogliono una certa costanza, un’ottima tenuta nervosa, un naso sensibile al cambio dei venti e tanta, tanta vanità, per fare da zero certi numeri da fenomeno. Come Giuseppe Conte con Matteo Salvini. Ovvero, incassare in silenzio per 14 mesi, intonare il sorrisetto di circostanza alla pochette nel taschino e poi rovesciare di tutto addosso all’ex sodale. Ma sempre con la faccia di chi lo fa per il tuo bene, chè noi si stava meglio prima. A prenderci per i fondelli. A Salvini, in Senato, Conte non ha risparmiato accuse: «irresponsabile», con «grave carenza di cultura costituzionale», dotato di «scarsa sensibilità istituzionale», dedito solo a «interessi personali e di partito», poco trasparente sul Russiagate, ostentatore di rosari. Si è fermato giusto un attimo prima di accusarlo di simonia, come nel Medioevo. Il commento di Francesco Bonazzi su Panorama.

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