Sos governo, l'ombra di SuperMario sul premier Conte

Il tonfo è stato grande non c’è dubbio: il Pil nel secondo trimestre è sceso ancora del 12,4% rispetto ai tre mesi precedenti in cui aveva fatto registrare un -5,4%; la variazione acquisita per l’intero 2020 è del 14,5%. Se ha ragione il ministro dell’Economia e vedremo un rimbalzo del 15% vuol dire che l’Italia avrà recuperato l’intera caduta provocata dalla pandemia.  (...) Chi sarà in grado di parlare con autorevolezza a nome dell'Italia intera? Chi fornirà garanzie che i prestiti saranno gestiti al meglio? Chi potrà rassicurare i mercati? Certo non certo Giuseppe Conte. (...) Più tempo passa più l'ombra di Mario Draghi prende forma. Non sarebbe male se prendesse corpo prima di entrare nel tunnel dell'impotenza.Il commento di Stefano Cingolani su Il Sussisiario.

Conte o Draghi? Se l'Italia vuole salvarsi, la risposta è Draghi a Palazzo Chigi

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Il destino del governo italiano appeso al filo di Angela

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L’immagine di figliol prodigo che ritorna ad avere buoni rapporti con l’Europa dopo l’era del governo con la Lega, almeno fino a questo è sembrata cucita in modo quasi perfetto sull’abito di Giuseppe Conte. La nascita del suo secondo governo a livello interno è stata giustificata con l’esigenza di evitare l’aumento dell’Iva, in ambito comunitario come si è visto essa invece ha risposto ad un preciso piano politico predisposto lungo l’asse Bruxelles – Berlino – Roma. Dunque, volente o nolente, Conte è comunque molto legato alle linee politiche di un’Europa che, oggi più che mai, appare politicamente ed economicamente a trazione tedesca. La domanda sorge quindi spontanea: fino a quando la permanenza a Palazzo Chigi di Conte sarà ben vista dalla Germania? E soprattutto, la durata del Conte II è direttamente legata alle volontà di Angela Merkel? Il commento di Mauro Indelicato su il Giornale.

Il destino del Conte 2 si decide a Berlino

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L'Italia non ha una sua politica estera

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«La strategia di questo governo sugli immigrati dalla Libia? È semplicissima: non c’è. L’unico punto fermo è l’appoggio alla guardia costiera di Tripoli, che ha appena sparato alla schiena a tre migranti in fuga. Per il resto nulla. Naturalmente se avessimo un ministro degli Esteri, sarebbe meglio. Ma sulla Libia l’Italia non ce l’ha». C’è piena sintonia tra i dirigenti del Viminale che lavorarono al dossier libico durante il governo Gentiloni e i dirigenti del Pd che li affiancarono.Il commento di Carlo Panella su Linkiesta.

Il fallimento della nostra politica estera

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