In Ucraina, cronistoria di una crisi di intelligence

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Aldo Giannuli, qualche anno fa ci ha fatto riflettere su "Come i servizi segreti usano i media". Le agenzie di intelligence non hanno certamente l'esclusiva nella manipolazione delle informazioni, essendo in compagnia di governi, partiti, multinazionali, mafie e organizzazioni terroristiche (...) La Prima guerra mondiale scoppiò perché le classi dirigenti dell’epoca non si resero conto delle conseguenze delle loro azioni. “Sonnambuli” le ha definite lo storico australiano Christopher Clark. Speriamo si sveglino in tempo. Il commento di Mario Caligiuri su Formiche.

Ucraina vs. Russia, una vecchia storia

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Trump sta organizzando un nuovo colpo di stato

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Gli Stati Uniti del dopo Trump. Le cronache raccontano che i trumpiani hanno provato a coinvolgere l’esercito, a piegare le regole costituzionali e le leggi statali a proprio favore, minacciando i funzionari pubblici che avrebbero dovuto ratificare il risultato elettorale a favore di Biden e scatenando le masse di fuori di testa contro chiunque si attenesse al semplice conteggio dei voti. Non ci sono riusciti, ma stanno lavorando perché nel 2024 ce la facciano. Su Linkiesta ne scrive Christian Rocca.

Biden sottovaluta il pericolo Trump. Donald prepara il copo di stato bis

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L’insurrezione trumpiana all’ordine del giorno. E in Italia?

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Per la stampa americana (...) è ormai assodato che il 6 gennaio del 2021 l’assalto a Capitol Hill è stato parte di un vero e proprio tentativo di sovvertire l’esito del voto, ed è altrettanto evidente che Trump e i suoi sostenitori, cioè, di fatto, il partito repubblicano, sono già al lavoro per riprovarci al prossimo giro (...) Da noi a molti non è chiaro cosa abbiamo scampato, per un soffio, negli ultimi anni, e dove rischiamo di andare a finire domani. Specialmente se un insieme di malriposte ambizioni e ingiustificati sogni di gloria dovessero far scoppiare quella bolla di razionalità e ragionevolezza già all'inizio del nuovo anno, ripiombandoci nello status quo ante. O peggio. Il commento di Francesco Cundari su Linkiesta.

Stati Uniti, il populismo di matrice trumpiana non è morto

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