Trump benedice la politica del sultano Erdogan

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Ricordate l’imperialismo americano, la «sporca guerra del Vietnam», yankee go home, e il resto del repertorio? Adesso gli americani stanno andando sul serio a casa. E, come si vede in Medio Oriente, è un patatrac. Persino coloro che sono invecchiati inveendo contro gli arroganti «gendarmi del mondo», si rendono conto che se il posto di gendarme è vacante sono dolori, qualunque teppista può fare i danni che vuole. Donald Trump, con una telefonata, ha dato il via libera a Erdogan, alla sua agognata «soluzione finale» nei confronti dei curdi siriani, ossia di quelli che erano stati gli alleati principali degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato islamico. Li ha ceduti (gratis) a uno che nemmeno lo ringrazierà. Trump ha subito dopo twittato un mezzo pentimento. Ma Erdogan non si è fatto impressionare (Trump, nel frattempo, è anche riuscito a dire: ma, insomma, dov’erano questi curdi mentre noi sbarcavamo in Normandia?): l’operazione militare nel Kurdistan siriano è in corso e non si fermerà fin quando gli obiettivi del dittatore turco non saranno raggiunti. Non c’è bisogno di mescolare, come fanno tanti commentatori, morale e politica facendo affermazioni come «è scandaloso, immorale, che gli americani abbandonino i curdi». Oltre a tutto, come ha osservato Paolo Mieli (Corriere, 12 ottobre) se fatte dagli inerti e imbelli europei sono affermazioni ipocrite e ridicole. È sufficiente ragionare politicamente. Il cvommentoi del prof. Angelo Panebianco sul Corriere della Sera. 

Erdogan asfalta i Curdi, l'errore di Trump

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Spy story a Palazzo Chigi, Conte traballa

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Conte è accusato di aver autorizzato incontri tra gli 007 italiani e il procuratore generale Usa Robert Mueller arrivato in Italia per scoprire le prove di un altrettanto presunto complotto ai danni del presidente Usa. Ma cosa è avvenuto? E quale è la portata di questo potenziale scandalo? Per provare a capire non basta riordinare i fatti, ma anche i singoli personaggi al centro di un giallo che in più occasioni scivola nella farsa. Il commento di Carlo Terzano su Lettera 43.

Russiagate non solo per Salvini, anche Conte deve parlare

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Trump, via libera ad Erdogan per l'invasione della Siria

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Di nuovo gli errori dell'Iraq. Si è combattuto e si combatte per liberarsi. O per solidarietà verso i curdi e contro la piaga dell’Isis, minaccia anche per l’Occidente. Nel Rojava dove Erdogan intende aggredire il suo «problema curdo» e spedire, in prospettiva, parte degli oltre 3 milioni e mezzo di siriani riparati in Turchia dal 2011, vivono anche assiri, turkmeni, arabi, distinti anche tra minoranze religiose yazide e cristiane. Chi abita la regione autonoma è contro l’invasore turco e la violenza dei ricollocamenti di migliaia di siriani in gran parte originari di aree più meridionali. Creare questa miscela, nella Siria appena e solo precariamente pacificata, «è come ripetere l’errore. Il commento di Barbara Ciolli su Lettera 43.


Trump da l'Ok ad Erdogan per l'attacco ai curdi siriani

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