E Brexit sia! E adesso, Bojo?

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Chiusa l’incertezza sulla Brexit che si aprì, inaspettata, con le elezioni di due anni fa. Il 31 gennaio 2020 il Regno Unito uscirà dalla Ue. Peraltro, la chiara vittoria permetterà a Johnson di ignorare le ali più estremiste del suo partito e la stampa eurofoba, sia perché non gli servono più i voti dei brexitisti duri, sia perché questi, a loro volta, non vorranno opporsi a un leader chiaramente popolare con l’elettorato. Il commento di Gianni De Fraja su La Voce.

Johnson da un calcio all'Unione Europea

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Labour out, dopo la disfatta Corbyn a casa

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Jeremy Corbyn era già colpevole di avere una enorme responsabilità per la Brexit a causa della sua ambiguità durante la campagna elettorale referendaria, con il rifiuto di scendere in campo insieme a David Cameron, Tony Blair e Neil Kinnock per l’Europa (proprio in quel periodo si prese due settimane di vacanza), causando immensi danni alla nazione e in particolare ai lavoratori, che con Brexit perderanno i diritti che venivano garantiti dalla legislazione europea, e al resto dell’Europa, che perde l’appoggio di uno stato importante. Ora, Corbyn ha distrutto le prospettive di un’intera generazione che verrà governata per dieci anni, se non per un periodo ancora più a lungo, dal governo più reazionario e becero mai visto nel Regno Unito. Il commento di Gianni De Fraja su La Voce.

Londra, addio Labour!

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Il gioco d'azzardo di Londra costerà caro agli inglesi

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A Londra è in atto un dramma di proporzioni storiche. La decisione di uscire dall’Unione europea (Ue), presa con il referendum del 23 giugno 2016, ha attivato una catena di eventi che nessuno è in grado di governare. Certamente, in quella decisione, un ruolo importante è stato esercitato da giocatori d’azzardo (come Nigel Farage) che hanno convinto il 51,89 per cento degli elettori che Brexit avrebbe portato il Paese verso un futuro radioso. Tuttavia, dietro quel dramma, c’è il fallimento di una intera classe dirigente. Essa ha commesso diversi errori. Due in particolare. Il commento del prof. Sergio Fabbrini su Il Sole 24 Ore.

Brexit, il segno di un fallimento in salsa londinese

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