La pandemia come pretesto per una sorveglianza digitale

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In tutta Europa la lotta contro Covid-19 ha comportato l'introduzione diffusa di misure tecnologiche di sorveglianza e di tracciamento che violano le libertà civili e i diritti umani. E, mentre alcune iniziative radicali potrebbero essere giustificate da una situazione senza precedenti, la preoccupazione maggiore è che i vari aspetti dell'autoritarismo digitale che sono stati imposti restino tali anche dopo questa crisi. (...) Tra le prime misure ampiamente diffuse c’è stato il controllo con i droni, introdotto in Belgio, Croazia, Francia, Grecia, Ungheria, Polonia, Spagna, Turchia e nel Regno Unito, per verificare che le persone rispettassero le norme del confinamento e di distanziamento sociale. Il commento di Andreas Vou su Vox Europ.

Le misure tecnologiche adottate in Europa

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Coronavirus, in Croazia l'economia batte la sanità

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I calcoli per salvare il bilancio aprendo le frontiere e sciogliendo le restrizioni imposte dal coronavirus per avere più turisti possibile sono rischiosi. Il mio collega Viktor Ivančić, dell’ex settimanale Feral Tribune lo descrive come un esempio della politica della “bioeconomia sostenibile” attuata dal governo croato. Secondo la definizione ironica di Ivančić, questa "bioeconomia sostenibile" si basa sulla premessa che è responsabile e razionale permettere il decesso di un gruppo di persone di Covid-19, se questo impedisce al resto della popolazione di morire di fame. Nel caso si pensi che questi siano dei calcoli tipicamente croati, basta considerare l'approccio simile in Svezia, dove il benessere della maggioranza è soppesato con la sofferenza dei più vulnerabili. Il commento di Slavenka Drakulić su Vox Europ.

La bioeconomia sostenibile della Croazia e le responsabilità sull'aumento dei contagi in Europa

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"Qualcuno del CTS pontifica senza conoscere"

Zangrillo, primario dell'Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione Generale e Cardio-Toraco-Vascolare e Referente Direzionale Aree Cliniche dell'IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, ha detto la sua riguardo il distanziamento sui treni: “Non posso sopportare che persone prive di competenze provino a mettersi sul mio stesso piano, soprattutto a livello scientifico”. Lui che dallo scorso 22 febbraio al 18 aprile ha passato le sue giornate con malati di Covid, dimenticando gli orari, perfino di dormire, e “poi arriva un tizio che nella vita fa lo statistico, e pretende di spiegarmi cosa sia il Covid. Non è presunzione mia. È ridicolo che senza esperienza sul campo qualcuno cerchi di pontificare su cose che non conosce”. Contagio non è uguale a malattia, e ha sbagliato la Protezione civile con il bollettino medico quotidiano, una incredibile mistificazione rispetto “alla verità clinica. In tutto il gruppo San Donato, quello in cui lavoro, abbiamo solo 10 pazienti in cura, nessuno recente, nessuno in intensiva. Prima non c'era un letto libero. Ecco l'evidenza clinica!” ha sottolineato Zangrillo. Bisogna quindi distinguere tra coloro che hanno una normale degenza, alcuni anche asintomatici, dai malati gravi. Se fosse al posto del Comitato tecnico scientifico certo non favorirebbe il terrore. L'intervista di Valenta Dardari su il Giornale a Zangrillo.

Zangrillo contro gli spara-balle!

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