Trump ambiva al premio Nobel per la pace

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Quando incontrò Kim nel lussuoso hotel Capella sull’isola-resort di Sentosa, Trump strinse la mano del dittatore per tredici secondi, gli diede una pacca sulla schiena e lo scortò sul sontuoso tappeto rosso. Kim era un reietto, probabilmente il peggior violatore di diritti umani al mondo, oltre che determinato a potenziare il suo arsenale nucleare. Eppure, Trump gli offrì una festa, inondandolo di complimenti e dichiarandosi onorato di essere in sua presenza. L’incontro fu minuziosamente allestito in modo da mettere entrambi i leader su un piede di parità, così da normalizzare l’autoritario Kim. Lo spettacolo era tanto stridente che anche il dittatore coreano ne colse la stranezza. Qualcuno lo sentì dire a Trump, attraverso l’interprete: «Saranno in molti a pensare che si tratti di una specie di fantasia... un film di fantascienza». Il commento di Philip Rucker e Carol Leoning su Linkiesta.

Gli Usa di Trump come in un reality

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Kim e Donald giocano alla guerra e c'è chi fa affari

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Molti coreani (sostiene l'arcivescovo di Gwangju e presidente della Conferenza episcopale coreana, Hyginus Kim Hee-Joong, pensano che tutte le superpotenze coinvolte stiano usando questa tensione con la Corea del Nord per i loro interessi nazionali. Si dice che alcuni Paesi stiano ottenendo grossi guadagni, proprio strumentalizzando e prolungando questa tensione nella penisola coreana. Mentre l’unica strada per provare davvero a disinnescare i conflitti e avviare una reale riconciliazione sarebbe quella di «favorire il dialogo diretto tra Corea del Sud e Corea del Nord, senza l’intervento di nessun altro Paese estero».  L'editoriale di Gianni Valente su La Stampa.

La guerra di nervi tra Trump e Kim Jong-un arricchisce molti

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