Macron si prende l'Europa (e l'Italia sta a guardare)

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La posizione assunta dall’Italia per quel che concerne le proposte per i vertici della nuova Commissione Europea, accodatasi al gruppo di Visegrad, rischia di essere suicida. Siamo uno dei Paesi fondatori, abbiamo il più alto interscambio con Francia e Germania, e sembra che ce ne siamo dimenticati. Non solo rischiamo di ottenere gli strapuntini nei posti chiave del governo europeo, (anche se, alla fine, il gioco dei compromessi e il peso specifico ci regaleranno qualche poltrona, vedi elezione di David Sassoli), soprattutto perchè abbiamo un disperato bisogno di ottenere sostegno su questioni cruciali come l’immigrazione e il debito pubblico. Ed è folle attenderci favori da Budapest o da Varsavia. Il commento di Massimo Nava sul sito Linkiesta. 

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Preoccupa il rallentamento dell'economia mondiale

 Il Pil delle economie avanzate potrebbe crescere di 5 punti percentuali addizionali se gli investimenti in ricerca e sviluppo del settore privato aumentassero del 40% grazie all’aiuto di incentivi fiscali. In assenza di iniziative incisive, l’alternativa è rassegnarsi a un quadro di crescita fiacca che espone, tuttavia, l’economia mondiale a una molteplicità di rischi depotenziando la capacità di reazione dei policymakers a shock avversi. L'editoriale di Domenico Lombardi sul Il Sole 24 Ore.

L'Italia non riparte, lo afferma il Fmi

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La guerra di Tsipras versus Fmi

In cambio di che cosa Tsipras si è visto offrire una nuova quota di aiuti da parte di un Fondo monetario internazionale di cui dimentica volentieri che, ancor prima di essere una pompa di finanze nello stile di Alfred Jarry e a sua unica disposizione, trattasi di un fondo preposto ad aiutare anche il Bangladesh, l'Ucraina e i Paesi africani travagliati dalla povertà, dalla guerra, e da un cambio penalizzante - e a garantire inoltre una ristrutturazione della restituzione dei prestiti contratti da questi Paesi prima del 2011, anche se, come tutti sanno, questi debiti non saranno in realtà mai rimborsati. Forse la signora Lagarde, lo spauracchio di Tsipras assieme alla signora Merkel si è dimostrata poco abile nella comunicazione. Un articolo di Bernard-Henry Levy.

Referendum, l'azzardo di Atene

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