L'Europa non cambia pelle (problemi per Lega e M5S)

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È lecito dubitare che accadrà (l'Europa non è destinata a cambiare pelle, ndr.). Ed è lecito sospettare che l’Europa dei prossimi anni si dimostrerà una potenza lenta. Tante forze la frenano: le sfide al sistema di Polonia o Ungheria, Italia o Gran Bretagna; la riluttanza di molti governi, Parigi inclusa, a condividere i propri poteri. Ma l’elemento d’incertezza nuovo nella stagione che si apre è che questa non è più la Germania che conoscevamo. Il Paese che oggi esprime la guida della Commissione non è più la Repubblica riluttante che prendeva sempre cura di mandare a Bruxelles un personale politico tedesco un po’ opaco o di secondo piano. Questa volta è diverso: Merkel ha fatto passare alla testa della Commissione una persona direttamente riconducibile a sé. Von der Leyen è la sua delfina storica. Fra lei e la Cancelliera non c’è alcun grado di separazione, il successo o il fallimento della seconda si rifletterà sulla prima e soprattutto sul Paese di entrambe. Il commento di Federico Fubini sul Corriere della Sera.

L'Ue cambia pelle. E l'Italia? Sta a guardare

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Nomine Ue, stallo a Bruxelles

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Sembra un conclave a tutti gli effetti: telefoni spenti, zero comunicazioni con l’esterno per evitare fughe di notizie, dentro ci sono solo i leader senza sherpa e senza portavoce, seduti intorno a un tavolo a scervellarsi per trovare un accordo su chi guiderà l’Ue in questa legislatura. Mentre scriviamo, mentre inizia con oltre 3 ore di ritardo la cena di lavoro del terzo consiglio europeo dopo il voto di maggio, a Bruxelles l’aria sa già di fallimento anche stavolta. Il comment di Angela Mauro su Huffington Post.

Il litigio sulle nomine Ue, Italia in un angolo

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