Stati Uniti, miliardari in lotta per la Casa Bianca

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Con una propaganda che solo l’ex sindaco di New York si può permettere, e l’attestato degli enormi successi da esibire per gli States, Bloomberg conta di spianare il tycoon che dal 2017 mette a soqquadro la Casa Bianca. Con la sua potenza di fuoco è convinto di essere l’unico a poterlo battere. (...) Bernie Sanders sentenzia «disgustato» che «i multimiliardari non andranno lontano in queste elezioni». Che in una settimana Bloomberg abbia iniettato 34 milioni di dollari in video, manifesti e altre pubblicità a tappeto inorridisce il senatore indipendente del Vermont. Il commento di Barbara Ciolli su Lettera 43.
Presidenziali Usa, Bloomberg contro Trump

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Trump, via libera ad Erdogan per l'invasione della Siria

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Di nuovo gli errori dell'Iraq. Si è combattuto e si combatte per liberarsi. O per solidarietà verso i curdi e contro la piaga dell’Isis, minaccia anche per l’Occidente. Nel Rojava dove Erdogan intende aggredire il suo «problema curdo» e spedire, in prospettiva, parte degli oltre 3 milioni e mezzo di siriani riparati in Turchia dal 2011, vivono anche assiri, turkmeni, arabi, distinti anche tra minoranze religiose yazide e cristiane. Chi abita la regione autonoma è contro l’invasore turco e la violenza dei ricollocamenti di migliaia di siriani in gran parte originari di aree più meridionali. Creare questa miscela, nella Siria appena e solo precariamente pacificata, «è come ripetere l’errore. Il commento di Barbara Ciolli su Lettera 43.


Trump da l'Ok ad Erdogan per l'attacco ai curdi siriani

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Anche la Germania della Merkel ha i suoi problemi

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Di tutto ha voglia la cancelliera Merkel, e con lei ancora la maggioranza della Cdu-Csu, piuttosto che di una deriva populista ed estremista in Germania. E tuttavia anche tra i conservatori si litiga e non si  intravedono nuovi leader. Sul fronte dei socialdemocratici è addirittura una Caporetto. A giugno Scholz aveva detto un no fondato categorico a rimpiazzare la dimissionaria Andrea Nahles alla presidenza della Spd («sono vice cancelliere e ministro delle Finanze, sarei totalmente inadeguato»). Ma si è dovuto ricredere per non voltare le spalle al partito: nessun altro esponente di peso si era nel frattempo fatto avanti, per prendere in mano la situazione disastrata dei socialdemocratici, in caduta libera al 13%. Chi si proponeva, come il vice capogruppo della Spd in parlamento Karl Lauterbach o la deputata ambientalista Nina Scheer, chiedeva disco verde a uscire dal governo di grandi intese. Come vuole ormai una sfilza di esponenti socialdemocratici e l’ala giovanile degli Jusos. Nonostante il cortocircuito di una crisi di governo sia un suicidio politico a ridosso delle imminenti e pericolose Regionali. Il commento di Barbara Ciolli su Lettera 43.

Elezioni in Germania, tremano la Merkel e i socialdemocratici

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