Vergogne italiche e oltre

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     Gli “alleati” non sbarcano nel Mediterraneo, ma le sue navi e aerei lo hanno "invaso". Il termine è obbligatorio, salvo cedere all'ipocrisia. Isole blindate, porti assediati, spazi aerei chiusi, aerei costretti a cambiare itinerari. Chi sono costoro? Forse dei Cinesi, Marziani, Alieni? No, sono le forze armate, navali e aeree della famigerata NATO, fossile radioattivo e devastante che, anziché estinguersi, si è invece ingigantito e ha proliferato come un cancro. La cosa surreale è che alle esercitazioni e all’invasione dei porti, come quello di Cagliari, partecipano anche unità della marina e aviazione italiana. 

     Il colmo del grottesco: l’Italia si auto-assedia. Succube, come lo era un tempo della Germania nazista e delle megalomanie mussoliniane. Se non fosse una vergogna, sarebbe surreale.

     Di fronte a un fatto così inaudito, ci sarebbe da attendersi che l’evento sia perlomeno menzionato dalla stampa italica. Ma i titoli di testa di quotidiani come La StampaLa Repubblica o Il Corriere della Sera, parlano di tutt’altro, non ne accennano minimamente. I soliti pettegolezzi pseudo politici da quotidiani di provincia. Oscurità completa. La cospirazione del silenzio, analoga a quella che in Gran Bretagna circonda il Brexit: vietato parlarne, sia a Westminster che alla Bank of England, anche se gli effetti negativi, economici, commerciali, burocratici e sociali del Brexit sono ormai palesi e minacciano di aggravarsi in futuro. Il parallelo di tale omertà con quella che circonda i disastri provocati dalla Nato in quest’ultimo anno horribilisè difficile da respingere.

      L’ostinazione, la miopia e la stupidità con cui le nazioni europee appartenenti alla NATO stanno partecipando alle cosiddette “esercitazioni deterrenti della difesa (sic) europea” sono l’ennesimo regalo-inchino a un’America sempre più destabilizzante e guidata da un presidente farfugliante e che a stento si trascina sulle gambe. Guarda caso, proprio l’ex-candidata presidenziale Tulsi Gabbard ha in questi giorni paragonato Joe Biden a Hitler, accusando i Democratici di essere “a cabal of warmongers“ (una cricca di guerrafondai). E la signora non è né russa né cinese, ma americana…      

      La cosa ironica è che sono Paesi con una fedina penale non molto democratica ad opporsi agli Stati Uniti. Lo schiaffo saudita dell’aumento del prezzo del gas riservato all’America proprio alla vigilia delle elezioni di novembre ne è un esempio. Un altro schiaffo era stato un altro “no” saudita alle richieste di Joe Biden, andato in pellegrinaggio a Riyadh (Canossa?) a mendicare un aumento della produzione  petrolifera per mitigare l’aumento di prezzi che rischia di diventare un fattore negativo determinante nelle prossime elezioni di novembre. Ma anche l’India, nonostante le recenti accoglienze trionfali riservate da Washington al suo ministro della difesa, continua imperturbata ad acquistare sempre più petrolio russo. 

      Se le classi politiche della maggior parte dei Paesi della UE, ad esclusione dell’Ungheria, della Serbia e recentemente anche dei Paesi baltici, che sembrano averci ripensato sull’ingresso nella NATO, continuano a rimanere rovinosamente intrappolate nel miraggio “dell’alleanza” e nel suo disastroso parto ucraino, una reazione sta tuttavia emergendo a livello popolare. Per la prima volta, dalla Germania alla Francia, all’Italia e alla Repubblica Ceca, imponenti manifestazioni popolari fanno risuonare lo slogan °”No alla NATO”. Non è molto, il rifiuto è ancora viscerale e istintivo, ma intanto suggerisce la diffusione una sorta di presa di coscienza che fino a questo momento era assai limitata ed attribuita ai soliti ignoti. 

      La colossale esercitazione militare (in sostanza, americana) nel Mediterraneo e nell’Europa occidentale come supposto segnale all’orso russo non solo è pateticamente anacronistica ma anche pericolosa e assurda. Anacronistica perché la seconda guerra mondiale è finita da un pezzo. Pericolosa perché le esercitazioni sono di tipo nucleare a non molta distanza da una potenza nucleare sempre più sospinta al muro e sempre più circondata da una moltitudine di eserciti e apparati di difesa. Assurda, perché “le piazze” stanno iniziando a parlare. E qui, a proposito di piazze, c’è da chiedersi se il presidente francese stia interpretando saggiamente quelle parigine, che dicono basta alla Nato mentre lui sta inviando nuove armi all’Ucraina. Le folle di varie nazioni europee che questi giorni stanno manifestando contro la NATO e le politiche della UE sembra stiano finalmente comprendendo l’enormità del perverso circolo vizioso di cui sono rimaste vittime.  Esso è contenuto nella seguente rovinosa spirale: allargamento Nato>incoraggiamento demenziale al nuovo regime ucraino Ucraino>intervento russo>demenziali sanzioni-boomerang dettate dagli Stati Uniti>demenziali invii di armi>prolungamento conflitto>congelamento forniture di gas russo a buon prezzo>forniture di gas americano a prezzi triplicati>stretta energetica>inflazione>recessione. Il percorso non fa una grinza, ma i suoi effetti sono disastrosi e tutti i responsabili fanno finta di essere innocenti.

      Che quindi, nonostante i disastri palesi provocati dall’esistenza stessa, aggressività e protervia della NATO e dei suoi accoliti di mezza tacca, ancora oggi si stiano conducendo esercitazioni delle portata sopra menzionata e per giunta nucleari, ciò conferma che l’unico modo per l’Europa di sopravvivere sanamente non può essere se non quello di licenziare in tronco - ipotesi forse troppo ottimistica e fantasiosa ma legittima - la maggioranza dei suoi esponenti politici e cambiare pelle e amicizie. Quelle attuali non stanno giovando alla sua salute. La stanno corrodendo.

      Riusciranno le manifestazioni popolari ad imporre un simile cambiamento di indirizzo?

Antonello Catani, 19 ottobre 2022

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L'Europa dei masochismi

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    Da più parti si sta oggi commentando l’attuale crisi europea dal punto di vista dell’economia. Vi sono certo buone ragioni per adottare questo filtro: l’inflazione galoppa, forse non a ritmi disastrosi come in Turchia, ma comunque ha raggiunto il 10%. Il regime dei prezzi è in inarrestabile salita e le risorse energetiche, per una significativa percentuale rappresentate dal gas russo a buon mercato, si sono rarefatte dopo l’inizio della guerra in Ucraina, cosa che a sua volta ha frenato la produttività industriale. Il recente misterioso e più che sospetto sabotaggio al gasdotto russo sottomarino (Nordstream) ha ulteriormente ridotto la quantità di gas che affluisce in Europa tramite i vari gasdotti che originano dalla Russia.  Risultato: molti Paesi europei, saranno sempre più costretti  a sostituire il gas russo con quello americano, di gran lunga più caro. A soffrirne non saranno solo le famiglie ma anche le industrie, in particolare nei Paesi più industrializzati come la Germania. Insomma, una crisi generale,  (ma in parole spicciole un disastro, destinato a peggiorare nel corso dei prossimi mesi e del 2023.

        Se il filtro economico non fa una grinza, i più sembra abbiano dimenticato come e perché si sia arrivati a questo punto. In realtà, i motivi non hanno nulla a che vedere con la banale economia. Essi riguardano l’ossessiva, patologica e annosa ostilità di Washington nei confronti di Mosca e quindi lo scervellato e deliberato ampliamento della Nato dagli anni ’90 in poi (anziché il suo scioglimento), il sostegno (o fattiva partecipazione) di Washington al colpo di Stato in Ucraina nel 2014, le sanzioni alla Russia e adesso  l’oceano di armi fornite da Stati Uniti ed Europa a un Paese che fino a non molti anni fa era citato per la corruzione dilagante e per le sue frange dalle nostalgie naziste. Senza tali massicce forniture di armamenti, la guerra sarebbe molto probabilmente finita già da mesi, ma evidentemente questo non rientrava nella strategia americana. I distacchi previ referendum dei territori orientali, Crimea inclusa, sarebbero diventati un accettato e legittimo dato di fatto, così come è avvenuto, senza tanto chiasso e clamori, con i distacchi del Montenegro, del Kosovo e della Slovacchia. Nel loro caso, nessuno si è lamentato. Invece, nel caso della Russia, l’irresponsabilità o malafede continuano ad alimentare il conflitto e, per aiutare una nazione dagli obiettivi, trascorsi e comportamenti tutt'altro che limpidi e convincenti, ovvero l’Ucraina,  e quindi sostenere la supposta guerra fra Russia e quest’ultima (in realtà, una guerra degli Stati Uniti contro la Russia), centinaia milioni di Europei sono caduti vittima di una spudorata frode e ora subiscono gli effetti di una crisi economica sempre più grave. Uno scenario surreale.

      Le recenti esplosioni al Nordstream suggeriscono con prepotenza che il ruolo destabilizzante di Washington nello scacchiere europeo si è fatto ancora più protervo e ormai alla luce del sole. Esse hanno messo fuori uso due delle linee del gasdotto, mentre sembra che la linea B del Nordstream 2 non sia danneggiata e stia per entrare in funzione. Anche in mancanza di dati concreti, le prove indiziarie a carico degli Stati Uniti sono comunque assordanti e tali da lasciare pochi dubbi. Dalle vecchie pressioni americane su Berlino ad interrompere il progetto del Nordstream alle dichiarazione di Biden nelllo scorso febbraio (“in un modo o nell’altro porremmo fine al Nordstream”), ai curiosi avvertimenti a Berlino della CIA che potevano esserci degli attentati al gasdotto, agli elicotteri americani che sorvolavano la zona del Baltico prima delle perdite, alla recente affermazione di Blinken secondo cui il danno costituisce “una tremenda opportunità” per indebolire “l’imperialismo russo (sic!), fino alle felicitazioni dell’ex- ministro degli esteri polacco R. Sikorski (“Grazie USA!”), insomma tutto converge in un’unica direzione. Del resto, come hanno sostenuto autorevoli ex- ufficiali americani a riposo come Douglas Macgregor  o R. Black, “solo gli Stati uniti avevano gli strumenti, l’opportunità e i motivi” per cercare di rendere inattivo il Nordstream, direttamente o tramite servizievoli agenti. Quanti sostengono che il sabotaggio sia avvenuto ad opera della Russia soffrono evidentemente di cretinismo congenito o di pura e semplice ipocrisia. Perchè mai infatti a Russia avrebbe deciso di distruggere una sua proprietà, prezioso strumento di pressione sull’Europa e fonte di giganteschi profitti economici? Se proprio voleva solo interrompere a scopi tattici il flusso del gas, bastava solo chiuderei dei rubinetti, senza bisogno di provocare esplosioni. 

        Insomma, tutto suggerisce che si tratta dell’ultima e poco discutibile conferma del ruolo nefasto detenuto da Washington e dal neanche tanto occulto establishment industriale-militare nelle attuali faccende europee. 

        Mentre la deliberata e ostinata ingerenza americana in Europa e la guerra per interposta persona nei confronti della Russia hanno una loro logica sia pure perversa e irrazionale, quello che sconcerta e riesce difficile capire è tuttavia il comportamento europeo, la passività di un intero Continente, la docilità con cui anche nazioni come la Germania o la Francia accettano il ruolo di marionette e non si oppongono all’equivoco. Il grande e tragico equivoco degli ultimi decenni è infatti la progressiva sovrapposizione ed equazione di Comunità Europea e Nato. Tutto ciò che sta accadendo da decenni a questa parte, l’immutata e capillare presenza di basi e militari americani in Europa, le scervellate sanzioni-boomerang dell’Europa verso la Russia, questo surreale masochismo europeo derivano tutti dalla suddetta cancerogena sovrapposizione e confusione. Mettere in forse l’utilità della Nato e criticarne l’indebita presenza viene infatti presentato come una bestemmia e un attentato alla stessa UE! Per quanto TV, mass media, cellulari ed altri feticci di largo consumo possano contribuire ad annebbiare le coscienze e l’intelligenza, rimane inspiegabile la cecità di centinaia di milioni di persone che giornalmente bevono fandonie inverosimili circa la supposta democrazia dello Zio Sam, la cattiveria del “tiranno” Putin e la difesa dell’Europa dall’Imperialismo russo che mirerebbe ad ingoiare le nazioni europee. Che stupidaggini simili appaiano anche negli articoli di quotidiani autorevoli come The Guardian o The Observer, per non parlare dei melensi e cortigiani Corriere della sera o La Stampa, ciò la dice lunga sul livello di distorsione e disinformazione di cui sono vittime masse già mentalmente impigrite e che preferiscono dedicare le loro energie mentali a come sbarcare il lunario. 

      Alcuni dei propinatori delle fandonie e i cultori della suddetta confusione-sovrapposizione di stanza a Bruxelles e in altre nazioni sono negli ultimi tempi delle donne che non fanno onore al ruolo altrimenti prezioso della categoria nella società. Gli acidi ed irresponsabili continui proclami di sanzioni di Ursula von der Leyen hanno avuto risultanti devastanti per i comuni Europei. Allo stesso modo, infelici decisioni della finlandese Sanna Marin o della ex-Primo ministro svedese Magdalena Andersson per un ingresso nella Nato sono forse meno deliranti delle richieste dell’attore-Presidente Zelenski (in perenne maglietta militare) per un immediato ingresso – proprio adesso! - nell’organizzazione, ma rimangono pateticamente assurde e pericolose. A tale poco lusinghiera performance femminile si potrebbe aggiungere anche la voce di una sostenitrice del Brexit e di imperterriti sostegni all’Ucraina come l’attuale Primo Ministro britannico Liz Truss, che rischia di far apparire innocenti anche le pur caotiche, incoerenti ed istrioniche imprese di Boris Johnson. Riuscirà l’Italia, nella persona del suo probabile nuovo Primo Ministro italiano, Giorgia Meloni, a iniettare un po’ di buon senso e serietà in tanto dilettantismo e tanta poca onestà intellettuale? Riuscirà costei  a neutralizzare e scavalcare l'intolleranza bigotta e faziosa che pervade le alte sfere della politica e della supposta intelighenzia italiana e che di fatto propaga un "regime" dissimulato ma strisciante che affligge il Paese da decenni? Questa è la grande sfida per la signora Giorgia Meloni. Le reazioni del solito coro, fra l’altro multinazionale,  circa le sue presunte nostalgie fasciste o comunque supposte posizioni di estrema destra confermano solo il livello di distorsione e la disonestà prima accennati. In realtà, si tratta di un coro che vive di slogans vecchi e cervellotici, come quello degli “alleati” – che si suppone siano gli Europei -  o della nozione che opporsi a una selvaggia e indiscriminata immigrazione o o alla crescita di moschee come funghi con tanto di Imam predicatori di fondamentalismi o prendere le distanze da petulanti e invadenti gay pride equivalga ad essere inumani e reazionari. Qualcuno dovrebbe ormai capire che non ha senso parlare di "destra" e di "sinistra" ma piuttosto di intelligenti e di stupidi, di onesti e di furfanti, di miopi e di coloro che vedono lontano, di dilettanti e di professionisti.

       Gli esponenti politici di casa a Bruxelles non hanno neanche la giustificazione dell’età avanzata e dell’evidente declino mentale che gli stessi osservatori Americani da molti mesi riscontrano nei comportamenti e nei sempre più bellicosi tentativi del Presidente americano di ignorare il proprio vertiginoso calo di popolarità. A tanto masochismo, insipienza, passività e cecità non ci sono giustificazioni ed esse rimangono un mistero, sia pur tragico. Neanche la specie di ipnotismo con cui Bruxelles dà man forte alle paranoie e continue richieste  di armi e nuove sanzioni fatte dal Presidente in maglietta Zelensky giustifica e spiega tale masochismo. Il fatto che recentemente quest'ultimo ha addirittura affermato che la Nato dovrebbe preventivamente colpire la Russia con armi nucleari - affermazioni poi prudentemente ritrattata da membri del suo ufficio - conferma solo quanto l'uomo sia pericoloso ma stranamente ascoltato dagli ovili ufficiali.

       Così, l’unica speranza per l’Europa rimane quella che cresca il dissenso per gli attuali indirizzi della UE, per le sue scervellate sanzioni, per le sue rigidità e per le sue discriminazioni ideologiche. L’Ungheria, la Slovacchia, il malumore tedesco ma anche polacco suggeriscono come tale dissenso cresca. E qui converrà smentire che tale dissenso corrisponda a un’automatica messa in forse dell’istituzione in quanto tale. Caso mai, esso corrisponde a un rifiuto delle sue imposizioni da tavolino, dei modi con cui certi individui ne interpretano ed attuano i ruoli. Né vi è da attendersi molto dal fungo creativo costituito dalla neo Comunità Politica Europea, dalle intenzioni e scopi confusi e vaghi. Quello che occorre non è la creazione di una nuova e vada comunità politica europea  né la dissoluzione della UE ma piuttosto una UE più saggia, meno ideologica, più flessibile.

       Il problema di fondo rimane solo uno: la revisione dell’istituzione, liberata dai suoi schemi e rigidità ideologiche, più flessibile ed attenta alle differenze e particolarità etniche e soprattutto capace di por fine a una vergognosa e inutile servitù militare e politica  - quella nei confronti degli Stati Uniti - che sta solo infliggendo disastri alle nazioni europee. 

Antonello Catani, 7 ottobre 2022

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Disinvolture ed equivoci di un Primo Ministro

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       Le scatenate scene danzanti del Primo Ministro finlandese Sanna Marin e il dibattito sulla loro opportunità meritano dei commenti.

      Le scene in questione hanno trovato dei difensori, i quali sostengono che anche un Primo Ministro ha diritto alla sua vita privata. La difesa è fragile e la dice lunga sul grado di consapevolezza politica di chi la esprime. In realtà, la carica di Primo Ministro oppure di un Presidente hanno dei fortissimi riverberi pubblici e simbolici che in qualche modo pongono coloro che la detengono in una posizione particolare, indebolendo quindi il comodo alibi della vita privata o quello della legalità invocata dalla stessa Sanna Marin, che per dar forza alle sue dichiarazioni di non aver commesso “niente di illegale" si è anche sottoposta a un test di droghe, risultato negativo. 

      La nozione di “vita privata” e il teatrale ricorso al test tradiscono un fondamentale equivoco. Quella di Primo Ministro non è una semplice “professione” ma al contrario una “carica”, ricca di valenze simboliche. Non più cittadino qualsiasi, la cui sfera è fondamentalmente privata, un Primo Ministro è al contrario proiettato in una sfera pubblica e unica. Finchè detiene la carica, egli è inevitabilmente “un diverso”, proprio perché le sue prerogative e la sua autorità si elevano al di sopra di quelle dei cittadini privati. Sostenere quindi che anche un Primo Ministro può indulgere in qualsiasi comportamento concesso a un cittadino qualsiasi è già concettualmente discutibile. 

Se poi i comportamenti in questione sono costituiti da sfrenate danze in compagnia di altre giovani persone, il capovolgimento e l’uscita di ruolo sono troppo contradditori con il simbolismo della suddetta carica per non essere anarchici e inappropriati. 

      Che fiducia può ispirare un Capo di stato che a seconda delle situazioni esce disinvoltamente dal ruolo e si abbandona a comportamenti poco controllati e di tipo primitivo, come sono in fondo danze simili a quelle a cui ha partecipato il Primo Ministro finlandese? Alla luce del buon senso e del buon gusto, nessuna. A meno che non si consideri quella di Primo Ministro come una delle tante professioni, che non implicano costrizioni di ruolo, di modo tale che uno può tranquillamente togliersi il camice da medico e visitare una discoteca. Poiché però la più alta carica di uno Stato non è una professione né un abito che si può dismettere per indossarne un altro, rimane il fatto che le feste danzanti di tipo goliardico-primitivo del Primo Ministro finlandese ben poco si adattano alla sua carica.

      E tuttavia i Finlandesi hanno riposto la loro fiducia in costei, nonostante ella avesse 34 anni quando fu eletta Primo Ministro. Non risulta che la nomina di una persona così giovane per una carica così delicata, piena di sfide e che dovrebbe presupporre doti speciali di esperienza e maturità abbia sollevato a suo tempo particolari perplessità. Il vero problema sta dunque a monte. 

      Certo, anche Alessandro Magno era giovanissimo e compì imprese prodigiose a mezza strada fra l’illuminato e il tipico avventuriero, ma si trattava appunto di Alessandro Magno. Salvo sostenere che si sia trattato sempre di discendenti di quest’ultimo, la storia mostra come individui molto giovani che per qualche motivo salirono agli altari del potere, furono autori di imprese spesso disastrose o comunque rivelarono la loro impreparazione. Gli esempi non mancano. Innocenzo III, Papa a 37 anni, fu uno dei più grandi criminali della storia (Càtari, Quarta Crociata, Inquisizione). Cesare Borgia, molto intelligente a detta di Machiavelli, mancava però di equilibrio e alla fine morì giovanissimo in un’imboscata in Navarra. In Italia, la tradizione dei ministri giovani sembra radicata. Anche qui, l’inesperienza di un Ciano, nominato Ministro degli Esteri a 33 anni, era in buona parte il corollario della sua età e comunque gli costò cara. In quanto all’attuale Ministro degli Esteri, Luigi di Maio, anche lui è stato investito della carica a soli 33 anni. Il fatto che non risulta che egli abbia alle spalle il curriculum di studi richiesto a chiunque intenda intraprendere la carriera diplomatica, e cioè, approfondite conoscenze di relazioni internazionali, storia diplomatica, lingue, etc., rende perlomeno surreale e inquietante l’eccezione. Nella vita comune, per risolvere situazioni critiche o complesse ci si rivolge agli specialisti con tanto di titolo di studio e comprovata esperienza nel ramo. Chi mai affiderebbe la sua macchina, i suoi denti, il ripristino di certi organi vitali a chi non ha una robusta esperienza da meccanico, da dentista o da chirurgo? Nessuno. In politica, invece, sembra che ormai questa sia quasi la regola.

      Nel caso specifico della signora Sanna Marin, il problema riguarderebbe solo i Finlandesi, se non fosse che certi comportamenti e atteggiamenti in politica estera del Primo Ministro – il favoreggiamento dell’ingresso nella Nato - sono potenzialmente di gran lunga più pericolosi e infelici delle feste danzanti.

     Non c’è quasi bisogno di dire che il problema non è la giovinezza di per sé di un individuo ma fino a che punto la sua maturità ed esperienza sono coerenti con lo spazio pubblico e gli strumenti a lui concessi. Lo stesso si potrebbe dire per l’età matura o per un individuo anziano, il quale non è evidentemente condannabile per questo. Anche qui il problema è rappresentato dal ruolo pubblico e politico riservato e concesso a costui. Da questo punto di vista, le cose sono infatti curiosamente speculari. Anziché attenersi a un ruolo di saggi ormai distanti dalla politica attiva e dal potere, una variopinta ma abbondante congerie di “anziani” in giro per il mondo non rinuncia al protagonismo e detiene cariche di altissima responsabilità che richiedono non solo esperienza ma anche lucidità, energie fisiche e insomma qualità che lamentevolmente decrescono col passare del tempo. 

      Ecco così una più che novantenne regina britannica rimanere tenacemente aggrappata alla sua corona - un gradino ancora più simbolico di Primo Ministro - per non parlare di uno stuolo di Presidenti ultra anziani che addirittura sono stati riconfermati o che pensano di ricandidarsi. Potremmo aggiungere alla serie anche un personaggio come l’attuale Papa, ormai ottantacinquenne,  ma almeno quest’ultimo, onestamente non ha fatto mistero di non avere ormai più l’età per portare avanti i suoi viaggi apostolici. Nel caso degli uomini politici, il rimanere abbarbicati alla carica sarebbe patetico, se non mettesse in luce ancora una volta le distorsioni, gli stravolgimenti, le falsificazioni e i buchi neri della cosiddetta “democrazia”, nido di mal interpretate uguaglianze, di innaturali appiattimenti nonchè di striscianti manipolazioni di massa. Alcuni difensori di quest’ultima (vedi W. Churchill) hanno affermato che essa è il minore dei mali. Questo è probabilmente vero, ma a patto di non fare gli struzzi riguardo ai suoi molti difetti e in particolare alle incongruenze rappresentate dai due poli sopra menzionati. Mentre non è detto che una più realistica età di mezzo sia immune da scivoloni, errori e malefatte, le probabilità aumentano ai due lati estremi dello spettro. Basta vedere la caotica e demenziale gestione politica dell’attuale presidente americano, che dopo una disastrosa e miseranda ritirata dall’Afghanistan si è ora imbarcato in un’ostinata e miliardaria guerra per procura  contro la Russia, con una galoppante inflazione e masse di migranti che irrompono incontrastati alle frontiere porte col Messico. Sarà una nemesi storica per aver gli Stati Uniti occupato nel XIX secolo metà del Messico? Mai sottovalutare i sentieri nascosti della storia.

       In realtà, le incoerenze anagrafiche che abbiamo brevemente menzionato rimandano a un altro problema di fondo sottostante ai meccanismi democratici che consentono a giovani imberbi o a degli ottantenni di insediarsi e rimanere abbarbicati a poltrone che influenzano il destino di milioni di persone. La comprensibile demonizzazione dei “Duci” di altri tempi circonda di sospetti e stravolgimenti la nozione di un reale leader, figura di cui si nota la generalizzata mancanza almeno in Europa e che la retorica vorrebbe assimilare alla figura del “dittatore”. Il costo postumo delle follie e delle bravate di un Hitler e di un Mussolini è in questo senso difficilmente sottostimabile. In compenso, abbondano invece i demagoghi, dall’Atlantico alle Isole Britanniche, alla Penisola Anatolica fino alle coste dell’Asia orientale. Anche costoro, allo stesso modo degli imberbi e degli ottuagenari, sono confortevolmente protetti dal sistema democratico.

      In conclusione, il Primo Ministro finlandese, che scambia la carica con una qualsiasi professione, è in fondo in buona e numerosa compagnia, cosa che quindi fatalmente lo esonera dalle debite autocritiche e per questo molto probabilmente continuerà a passare disinvoltamente da un abito all’altro.

Antonellp Catani, 23 agosto 2022

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