Le inconsistenze del copione ucraino

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        Non solo l’Europa è sprofondata nel pantano della più demenziale e teleguidata russofobia, ma essa sembra in preda a surreali impulsi masochistici. Oltre al conclamato (anche se in parte menzognero) abbandono del gas e del petrolio russi, molte società di vario tipo si ritirano ora dalla Russia. Magari hanno trovato mercati alternativi in Patagonia… Una strategia economica a dir poco auto-lesionista. Quando anche le aziende e gli imprenditori, normalmente alla ricerca del profitto, diventano yes-men di qualche centro di potere e incuranti delle conseguenze economiche, è il segnale che l’abdicazione al buon senso è totale. Niente paura, l’interruzione dei normali flussi economici è compensata da un altro fiorente flusso di beni mobili ed immobili alternativi da e verso l’Ucraina: milioni di dollari di armi che partono e milioni rifugiati che arrivano. Da una parte, rifugiati che qualcuno (anche lui in crisi) deve sfamare ed alloggiare e dall’altra armi che stimolano rappresaglie, contro-attacchi, bombardamenti, morti. Sintomatico il fatto che per esempio in Gran Bretagna aumenti il numero dei rifugiati ucraini costretti a lasciare le case dei loro iniziali ospiti perché costoro non sono più in grado di mantenerli. Ma questo è probabilmente solo l’inizio di un fenomeno destinato ad intensificarsi.      

       Gli unici a guadagnare da questo masochismo teleguidato sono i fornitori di armi (vedi i vari Grumman, Raytheon, etc.) ma non certo gli Ucraini o gli Europei e neanche i Russi. Insomma, una strategia banalmente criminale  venduta come difesa della libertà e della democrazia.  Il suo culmine metafisico è l’omertà rituale di migliaia di funzionari e politici europei sulle vere cause della guerra in Ucraina. Premesse di tale omertà sono evidentemente la pretesa che l’esistenza stessa e l’espansione NATO siano benefiche e la sua fedina penale verginale, che essa faccia parte integrante del DNA europeo e, dulcis in fundo, il fatto che gli Stati Uniti del Complesso Militare Industriale si sono inseriti nei gangli dell’Europa come il bacillo della peste nelle cimici dei topi. Una consolazione: l’Europa non è sola. Ci sono infatti anche i Giapponesi che, con la scusa che in tal modo essi sono protetti dalle mire della Cina, continuano (ancora!) ad ospitare ad Okinawa ben 80.000 Americani, fra soldati, famiglie e tecnici e in più devono anche sborsare un obolo annuale da 8 miliardi di dollari per contribuire al mantenimento di costoro. In fondo, non si tratta di una novità. Lo facevano già gli Inglesi in India e prima di loro i Romani nelle terre da loro conquistate.  Storicamente, non fa una grinza.

       Insomma, sotto un certo punto di vista, oggi in Europa non sta accadendo nulla di nuovo o di unico. Già in altre epoche dei furfanti e dei criminali di turno avevano compiuto delle malefatte destinate a diffondersi e a crescere col tempo, varcando anche gli oceani, ma questa volta dall’Europa. Uno dei più pericolosi, appunto perchè indegnamente cinto di tiara, fu infatti Innocenzo III, inspiegabilmente non ancora radiato dalle cronache ecclesiastiche. Genocidio dei Catari, il ghetto degli Ebrei con tanto di distintivo di riconoscimento e imposizioni varie, nonchè un’Inquisizione che per secoli gravò come una pestilenza fino alle Americhe. Insomma, un criminale travestito. E tutti a dargli retta, incluso per esempio anche il disinvolto Federico II, ancora più spietato dei pur inflessibili Domenicani.

       I criminali di oggi hanno molti tratti in comunque con l’esempio appena citato: non hanno tiara, ma sono in giacca e cravatta ma anche in sobri tailleurs femminili e hanno come aiutanti, se non dei cardinali, certo uno stuolo di servizievoli yes-men, anch’essi travestiti da santini e dallo sguardo compunto. Questa disinvolta e pittoresca congregazione con i suoi defilati fornitori di armi, i suoi loquaci espansori di fraudolenti confini difensivi, i suoi sanzionisti incontinenti, i suoi ipocriti di bassa lega nei vari posti chiave del potere o della manipolazione mediatica hanno infatti un aspetto perbene, salvo il fatto che gli effetti delle loro azioni e decisioni sono disastrosi e, quando non fanno bombardamenti a tappeto su interi Paesi, possono comunque sconvolgere e mettere in pericolo la vita quotidiana di centinaia e centinaia di milioni di persone. I disastri ucraini, causati dal patologico egemonismo americano, dai suoi imbrattacarte europei e dal fanatismo di irriducibili estremisti nazionalisti ucraini sono solo una goccia in confronto al caos economico planetario che insensate sanzioni e la demonizzazione della Russia stanno provocando.

       Vi è una cosa che l’ex- attore di professione a nome Zelensky, ritornato alla sua vecchia professione grazie alle quotidiane esibizioni da un microfono all’altro, sembra non capire o fa finta di non capire: paradossalmente, il suo vero nemico non è Vladimir Putin ma Joe Biden, la NATO e i suoi irresponsabili sostenitori europei. Tutte le armi e gli istruttori che costoro gli inviano sono dei boomerang, che si ritorcono sugli Ucraini. Per estensione, quindi, chi è il vero nemico dell'Ucraina? Un Putin, che fino all'ultimo ha chiesto un sistema di sicurezze reciproche (negato)? Oppure il senile e malfermo Joe Biden dallo sguardo sempre più smarrito? O forse l'arruffatto e sempre più pasticcione Boris Johnson che ora vuole stracciare il protocollo Brexit sull'Irlanda? O in fin dei conti lo stesso Zelensky, che ogni giorno chiede armi e sempre più dollari che non si sa esattamente dove vadano a finire? D'altra parte, vari elementi suggeriscono che anche le mosse di costui siano condizionate da altri. Guarda caso, quando costui si è dichiarato disposto ad accettare la neutralità dell'Ucraina, i solerti guerrafondai di Bruxelles gli hanno inviato più armi e hanno esteso le sanzioni contro la Russia. Ovvero, la guerra "deve" continuare...

Questa congregazione di persecutori di eretici russi, musicisti e scrittori inclusi, le cui assise sono spesso aperte e condotte da quell'agitatore laureato a nome Jens Stoltenberg (che soffia perennemente sul fuoco), include inoltre un numero indefinito di analoghi carrieristi di professione e di improvvisati o sedicenti uomini politici sparsi negli Stati Uniti, in Europa e anche in Italia. Negli ultimi giorni, la suddetta congregazione si è inoltre pateticamente infoltita di nuovi protagonisti di sesso femminile come la finlandese Sanna Marin e la svedese Magdalena Andersson, che hanno scoperto che bisogna entrare a tutti i costi nella NATO. Sarà il consiglio di qualche sciamano lappone? E la Finlandia ha forse dimenticato che aveva firmato un tratto dove s'impegnava alla neutralità perpetua come condizione della sua indipendenza dall'Unione Sovietica? Il Primo Ministro turco ha proclamato di opporsi all'ingresso dei due nuovi Paesi nella NATO, ma le sue ragioni sembrano unicamente dettate dalle relazioni di questi ultimi con gli attivisti curdi residenti in tali Paesi. Non è detto che se ottiene qualche vantaggio non acconsenta, facendo peraltro un grave sgarbo a una Russia che gli vende armi sofisticate, gli sta costruendo centrali atomiche e gli invia milioni di turisti all'anno. Infine, come avveniva con i banditori delle fiere medievali, ancora sprovviste di schermi televisivi e di testate di giornali, le varie piattaforme mediatiche amplificano e diffondono la suddetta omertà, propinando giornalmente spazzatura pubblicitario-propagandistica a delle masse inermi e prive di strumenti per capire chi dice il vero e chi il falso.

Ognuno dei fattori sopra menzionati sta contribuendo ad alimentare il disastro.

Un disastro del resto già prevedibile da quando l'Ucraina non rispettò il Minsk 2, i nazionalisti inasprirono le repressioni nel Donbass e gli Stati Uniti iniziarono a riempire l'Ucraina di armi, anno dopo anno. Già da allora, gli Ucraini, almeno quelli moderati, stavano cadendo nella trappola mortale del "fino all'ultimo ucraino" con cui sono oggi martoriati dai loro presunti amici. A iniettare folli speranze ci pensò del resto anche un camaleonte professionista come il senatore repubblicano Lindsay Graham, che nel 2014 dichiarò a dei militari (probabilmente del battaglione Azov): "La vostra guerra à la nostra guerra". Come dire che già da allora gli Stati Uniti stavano facendo la guerra alla Russia per interposta persona. A che scopo? Lindsay Graham è comunque al sicuro e, come avviene con la maggior parte degli uomini politici che si rispettino, custodisce saldamente la sua poltrona, allo stesso modo dell'intramontabile Mitch McConnell o della speaker Nancy Pelosi, anch'essi elargitori di retoriche assicurazioni e promesse di aiuti (che non costano nulla alle loro tasche e senza rischi personali).

Insomma, come nelle classiche storie di perfidia, i fomentatori del disastro sorridono innocenti di fronte agli spettatori. Uno scenario tragicomico e patetico, se non vi fossero molti morti e città in macerie, penuria di grano e petrolio e le avvisaglie incalzanti di una recessione globale.

Nonostante l'isteria russo-fobica prosegua senza tregua, alcuni segnali e notizie che trapelano da lati imprevedibili e non sospetti stanno però mostrando delle crepe nel copione ufficiale di questa nuova impresa balorda architettata dall'establishment americano.

Proprio un acceso senatore repubblicano del Kentucky, Paul Rand, ha per il momento bloccato un progetto di aiuti all'Ucraina per altri (demenziali e sospetti) 40 miliardi su cui si erano accordati sia i Democratici che i Repubblicani. Mentre la sorte del pacchetto rimane sospesa, quello che conta è che un fervido conservatore abbia denunziato l'assurdità di elargire fondi giganteschi a dei Paesi terzi quando gli Stati Uniti necessitano di urgenti interventi sociali ed economici. Sul "demenziali e sospetti" di cui sopra il commento è quasi superfluo: l'ombra della bellicosa paranoia presidenziale e quella dei costruttori di armi che si fregano le mani non è neanche un'ombra, tanto è palese il loro ruolo.

Varie testimonianze offrono inoltre un quadro meno lusinghiero della nobiltà delle forze armate ucraine. Si tratta per esempio delle dichiarazioni fatte a CNN da Gennadiy Druzenko, responsabile di un corpo ucraino di soccorso medico denominato "angeli medici", dove il nobile samaritano ammette che egli ordinava ai medici di castrare i prigionieri russi feriti "perché costoro sono scarafaggi e non esseri umani." Un'altra notizia ancora riguarda la pratica di tenere i prigionieri russi con le mani dietro la schiena e poi di calare sopra la loro esta una busta di plastica con effetti che si possono immaginare.

Vi sono poi le testimonianze sul Daily Telegraph della Nuova Zelanda di Adrian Bocquet, un ex- militare francese che ha trascorso varie settimane in Ucraina per consegnare attrezzature mediche e altro materiale: "Ho visto prigionieri russi legati e picchiati...Essi erano trasportati a tre o quattro per volta con dei minibus in una zona di isolamento. Tutti quelli che poi scendevano dal minibus ricevevano una scarica di Kalashnikov alle ginocchia, mentre quelli che ammettevano di essere degli ufficiali venivano sparati alla testa."

Impossibile poi non citare i dubbi espressi da Richard Black, ex colonnello americano e veterano del Vietnam e dell'Iraq a proposito delle asserite atrocità commesse dai Russi a Bucha, dubbi, vale la pena di sottolineare, espressi quindi non da un Russo o da un giornalista ma da un militare professionista e per giunta americano. Egli ha infatti considerato senza mezzi termini ben poco credibile e inverosimile la nota scenografia dei morti, ordinatamente disseminati e sparsi nella strada. Tenendo conto che le supposte atrocità sono diventate un leitmotiv della retorica mediatica e delle esortazioni guerrafondaie dei vari rimestatori di turno, l'incredulità di un militare familiare con situazioni di guerra probabilmente analoghe conforta l'idea sempre più diffusa che il reale scenario ucraino sia ben diverso da quello strombazzato ai quattro venti. Analoghi dubbi sulle supposte atrocità russe a Bucha sono del resto stati espressi anche da un altro ex- ufficiale del servizio informazioni americano, Scott Ritter, il quale in premio si è visto chiudere il suo conto su Twitter.

Un ulteriore esempio del suddetto divario fra il copione ufficiale e la realtà meno nobile è costituito dalla resa degli ultimi miliziani del battaglione Azov e dalle notizie, negate dalle fonti ufficiali ma date per vere anche dal summenzionato colonnello americano, secondo cui nei bunker di Mariupol si trovava un cospicuo numero di istruttori francesi, di canadesi e anche un ammiraglio americano a nome Eric Olson. Delle vere e proprie "quinte colonne" di una guerra non dichiarata ma operante. Queste presenze e poi la strana docile resa potrebbero spiegare come mai "malvagi" Russi non abbiano deciso por fine alla resistenza dei miliziani con un letale bombardamento. Se fra gli asserragliati nel bunker dell'acciaieria vi erano anche istruttori militari americani e francesi, nulla vieta di immaginare che dietro le quinte qualcuno abbia suggerito di non far morire né gli uni né gli altri facendoli arrendere. Il "dopo" può far parte di quelle trattative di scambio e restituzione tipiche in situazioni analoghe.

Questi e altri esempi analoghi sicuramente oscurati e nascosti suggeriscono una trama ben più squallida e miseranda di quella raccontata dai rimestatori di turno. Il tempo dirà se le crepe del copione ufficiale ucraino si infittiranno e inizieranno a levarsi alcune coraggiose voci di dissenso dalla scempiaggine in atto.

Antonello Catani, 20 maggio 2022

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Armiamoci e partite

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Da mesi a questa parte, il vezzo di molti uomini politici di promuovere disastri e sciagure all’insegna del noto “Armiamoci e partite” ha assunto dimensioni crescenti e per così dire sovranazionali. Dopo i quasi giornalieri inviti del Presidente americano agli Europei a moltiplicare le sanzioni e ad abbandonare il gas e petrolio russi in cambio di quello americano (più caro), sono arrivati il benvenuto, da parte della (ir)responsabile  della politica estera britannica  Linda Truss,  a quanti cittadini britannici volessero andare a fare gli eroi in Ucraina, cosicchè alcuni, seguendo tanto nobile invito, si sono fatti anche ammazzare. Più realista del re, vi è poi la Presidentessa della UE, che ha sollecitato i Paesi membri nonchè il Giappone e l’India a cessare del tutto le loro importazioni di greggio e gas dalla Russia.

       Sembra di capire che le ineluttabili conseguenze economiche e umane di simili invìti suicidi non abbiano occupato gran che il retrobottega mentale dei suddetti personaggi. Già, perché invitare gli altri a buttarsi da un grattacielo non costa nulla. Fortunatamente, prima l’Ungheria e poi l’India e ora anche il Giappone hanno segnalato che non intendono privarsi del petrolio e del gas russi necessari alla loro sopravvivenza economica.

      Alla succitata schiera di “Pericoli Pubblici” solidali ai diktat americani si è unito in Italia anche il segretario del Pd, Enrico Letta, il quale, in un’intervista rilasciata al Corriere della sera, sembra che abbia trovato le soluzioni al problema. Dopo aver definito “ottima” l’elemosina dei 200 euro per l’energia – in confronto ai 40 euro della Grecia, elargiti allo stesso scopo, il miserando assegno italico sembra una generosità! – il segretario in questione ha inoltre riaffermato una “piena condivisione dell’alleanza atlantica”, considerando quindi “ineccepibile il sostegno americano all’Ucraina”. Siamo ai confini fra la preistoria, la mitologia e gli slogans. Quanti continueranno  dunque a sciorinare nozioni ammuffite fraudolente con aria impettita? Fra l’altro egli ha disinvoltamente dimenticato che già da anni gli Stati Uniti stavano inviando massicci aiuti militari l’Ucraina, e quindi ben prima dell’invasione russa. A che titolo lo facevano?

      Lo stesso non ha inoltre lesinato consigli e inviti, uno più cervellotico dell’altro. Ha infatti sostenuto che è necessaria “una confederazione europea che accolga subito non solo l’Ucraina ma anche Moldavia, Georgia, Macedonia del nord, Albania e Serbia”. Cosa c’entra la Georgia con l’Europa? E perché non anche La Turchia, il Marocco o la Tunisia, visto che sono più vicini?  E come mai il “subito”, quando molti altri Paesi europei hanno dovuto attendere anni per entrare nella UE? Inoltre,  se la confederazione dovrebbe accogliere l’Ucraina, perché non anche la Russia? Quale sarebbe infatti la differenza fra le due nazioni? Forse egli considera la Russia un Paese asiatico. O magari semplicemente un Paese di cattivi. Non si sa. Il caos dello scenario non necessita commenti.

       Poiché la NATO non è stata menzionata, vi è da supporre che il cambiamento riguardi solo la UE. Come dire che, oltre a mantenere nell’armadio scheletri inutili, viene anche proposto di sostituire un’organizzazione ormai sempre più confusa con un’altra ancora meno credibile. Guai a rubare la fantasia ai romanzieri.

      L’invito più surreale è però rappresentato da quello che anche l’Italia debba cessare ogni importazione di gas e petrolio russo. Ma non c’è da disperarsi: gli ovvi problemi di asfissia energetica per una nazione particolarmente dipendente dalle importazioni dalla Russia come l’Italia  sarebbero affrontati con “un razionamento energetico” (sic).

      Come dire che gli Italiani dovrebbero stringere la cinghia a causa di eventi e disastrose manovre di terzi in cui essa non c’entra nulla. E’ ovvio che il termine “manovre” si riferisce all’ossessione di tenere in piedi la NATO, al mancato rispetto del Minsk 2 e alla guerra per procura degli Stati Uniti contro la Russia, che tutti fanno finta che sia una guerra fra Ucraina e Russia.

      La disinvolta leggerezza di tali inviti la dice lunga sull’irresponsabilità  e sulle (in)capacità mentali  di molti uomini politici, degni cugini di un altro incendiario a nome Jens Stoltenberg, anche lui dell’armata “Armiamoci e partite” e opportunamente definito “analfabeta di ritorno” dal sindaco di Napoli, Vincenzo De Luca.

     Controprova ufficiale dello strisciante stravolgimento e inossidabile ipocrisia che ormai caratterizzano i fatti ucraini è del resto il discorso tenuto il 3 maggio a Strasburgo dal Primo Ministro italiano. Egli ha parlato di quasi tutto, dal federalismo pragmatico al gas e alla pace, inclusi Bretton Woods, i rifugiati, il grano, l’inflazione, il partenariato, ecc. ecc. Una vera e propria enciclopedia tematica il cui preambolo sarebbe la frase “Proteggere l’Ucraina vuol dire proteggere noi stessi”. Una classica espressione da marketing, pittoresca e nobilitante, che in realtà lascia nell’ombra il succo della questione. In tutto questo diluvio di parole, infatti, non una menzione, neanche di elogio, della NATO. Sembrerebbe che la difesa in atto dell’Ucraina sia condotta dalla UE e dai suoi membri. Proprio la curiosa assenza di qualsiasi riferimento al ruolo della NATO nei confronti dell’Ucraina, come se non esistesse, suona inconcepibile e tradisce l’ipocrisia di fondo del discorso, che menziona tutto salvo il vero contesto che fa da sfondo alle vicende ucraine.

      Comparate con le disinvolte e pericolose sollecitazioni sopra menzionate e con le suddette ipocrisie, come suonano a questo punto più saggi, onesti e permeati di buon senso alcuni giudizi espressi non da un uomo politico ma da un imprenditore! In un’intervista rilasciata a La7, Carlo De Benedetti ha infatti offerto una lettura ben più assennata e realistica dell’attuale scenario connesso all’Ucraina.

      Stralciando e condensando, De Benedetti ha infatti affermato che se Biden vuol fare la guerra alla Russia tramite l’Ucraina, questo è affare suo. L’Italia non può e non deve seguirlo. Inoltre, secondo lui, la NATO oggi non ha più senso e quindi tanto vale che gli Europei si assumano la responsabilità della propria sicurezza. Quanti uomini politici europei hanno il coraggio e la lucidità di esprimere in poche parole queste brutali verità?

      De Benedetti ha poi anche fatto un’interessante e insolita annotazione a proposito dell’effettiva capacità militare ed economica della Russia, affermando che il Pil di quest’ultima è inferiore a quello della Spagna e che il suo esercito non ha dato prove di efficacia. Tutti sappiamo bene, - ha inoltre affermato - che non è la Russia il vero pericolo, anche se in realtà non è affatto chiaro a chi si riferisse.

   Sul Pil russo in ogni caso si sbagliava Esso è di qualche centinaia di miliardi superiore a quello spagnolo. Quello che più conta è che esso è la metà di quello tedesco ed addirittura inferiore per 400 miliardi a quello italiano. Ovviamente, le risorse energetiche e di materie prime della Russia non hanno confronti con quelle dei Paesi appena menzionati e ciò rende molto relativi i dati del Pil.

       Dettagli numerici a parte, De Benedetti ha comunque messo il dito su un fattore che mette seriamente in dubbio l’immagine di un nemico potentissimo (la Russia) e pronto ad ingoiare Paesi interi, isteria promossa anche dal sempre meno convincente Presidente mediatico Zelensky. Non contento di aver offeso la Germania che gli invia aiuti, rifiutando di ricevere il Presidente tedesco, adesso egli ha anche suscitato le indignate proteste del Giappone, permettendo che circolasse un video propagandistico dove assieme a Mussolini e a Hiler appare anche l’ex- imperatore del Giappone Hirohito, tuttora venerato dai Giapponesi. La verità è che questo disastro ucraino e i suoi morti sono sempre più sommersi da equivoci, da dubbi patrocinatori della pace e da altrettanto torbide manipolazioni che vorrebbero dei carnefici da una parte e degli agnelli dall’altra, con le demi-vierges in soccorso di questi ultimi.

       Rimane tuttora da dimostrare che la Russia avesse o abbia interesse a riannettere l’Ucraina in quanto tale e ancor meno ad invadere altri Paesi. L’Afghanistan insegna. Il fatto sorprendente non è tanto l’assurdità di simili fantasie quanto la facilità con cui esse sono propinate e trangugiate.

       Cosa sta comunque dietro il citato ridimensionamento della potenza economica della Russia? Banalmente, il fatto che almeno dal 1990 in poi la potenza economico-militare di quest’ultima e quindi l’eventuale pericolo per la sicurezza europea sono stati artatamente ingigantiti. Ciò rende ancora più irragionevole e ipocrita l’espansione della NATO e la sua comatosa sopravvivenza. Perché quindi questo ostinato e astioso tentativo di distruggere economicamente un Paese che potrebbe essere al contrario il reale e più logico alleato dell’Europa? E’ quasi sicuro che a molti queste considerazioni potranno apparire scandalosamente filo-russe e per così dire blasfeme.... In realtà, qui non si tratta di amori o simpatie russe. E’ caso mai la stessa fredda geopolitica a rendere logica una simile prospettiva. Considerare come degli alleati appropriati gli Stati Uniti, il Canada o l’Australia, che sono Paesi lontani molte migliaia di chilometri, e rigettare la nozione di un alleato più vicino sia geograficamente che culturalmente, ciò sfida il buon senso e l’intelligenza. In questo colossale equivoco intriso di pregiudizi e sospetti di lunga data c’entra evidentemente l’influenza di una Gran Bretagna che non si sa bene da che parte sta.

      In sostanza, anche una persona di media intelligenza capirebbe che il copione propinato alle masse in merito alle vicende ucraine è fraudolento.

      Antonello Catani, 13 maggio 2022

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Le profezie di Carlo Cipolla

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L’ottusa ostinazione con cui i governanti europei continuano ad inviare armi sempre più pesanti in Ucraina e intensificano le sanzioni verso la Russia non merita ormai neanche la caratterizzazione di “errore” ma piuttosto quella di plateale “stupidità”, condita di masochismo e segno di una vergognosa sottomissione al Protettorato americano. Non vi sono infatti dubbi che, se gli Stati Uniti per primi non avessero iniziato a fornire armi all’Ucraina e a proclamare sanzioni verso a Russia, neanche i Paesi europei lo avrebbero fatto. Ora assistiamo a una scriteriata emulazione del senile incaponimento di un Presidente americano in sempre più visibile declino cognitivo. Mentre non è Joe Biden ad aver inaugurato la russofobia e tanto meno la gendarmeria planetaria, è certo che egli ha personalmente contribuito ad intensificare tali atteggiamenti, i cui sviluppi sono imponderabili.

          E qui alcune domande: quelli che ora tuonano contro il supposto e malvagio zar, i carrieristi di professione che si scandalizzano, impongono sanzioni ed inviano armi e mezzi in Ucraina per far divampare ancora più l’incendio, dov’erano quando gli Stati Uniti senza alcuna giustificazione invadevano l’Iraq o bombardavano la Libia? Come mai tacevano? Come mai, visto che si trattava di aggressioni, non imposero sanzioni agli Stati Uniti? Ovviamente, le domande sono solo retoriche, ma servono a sottolineare l’agire, sia ieri che oggi, di un miserando servilismo e di ipocriti doppi standard.

         Gli effetti della balordaggine attuale sono comunque sempre più penosi. Questo sciagurato aizzare i due protagonisti slavi, questo crescendo di sanzioni, questa marea di forniture militare dai dubbi e incerti destinatari, aggiungendo olio sul fuoco di una contesa sotto molti versi fraterna, stanno avendo come risultato un’Ucraina in macerie, migliaia di morti da ambe le parti, milioni di profughi, una crescente crisi economica anche oltre l’Europa e una squallida crociata contro tutto ciò che è russo. Uno dei pericoli, anche dopo la risoluzione di questo disastro, sarà comunque l’ubicazione finale e in che mani sono andate a finire queste montagne di armi. Sembra che l’amministrazione di Washington non abbia imparato nulla dalla disastrosa ritirata dall’Afghanistan con miliardi di armi sofisticate lasciate in mano ai Talibani.

        Rimane il fatto che l’arrogante espansione della NATO, miscela di paranoia statunitense e di servilismo europeo, ha prodotto l’ennesimo disastro made in USA. La cosa più tragica è che nessuno sembra accorgersi o ammettere che l’origine e la ragione di tanto disastro è banalmente il non richiesto e arrogante ingerimento americano in Europa e nelle sue questioni. Anche dalla luna, se vi fossero degli abitanti, lo noterebbero. Il problema è che lo strabismo dell’opinione comune aumenta, alimentato dai pappagalli prezzolati e travestiti da commentatori televisivi che giornalmente rafforzano lo stravolgimento dei fatti e la sommersione delle reali origini di questo caos. Anche l’Impero romano ficcava per esempio il naso nelle questioni greche e alla fine decise di trasformarla in provincia. La differenza è che i Romani erano più onesti e trasparenti. La sudditanza era chiara ed esplicita. Il protettorato americano sull’Europa è al contrario ipocrita, spacciato per alleanza e per protezione della democrazia. Inoltre, gli antichi Romani almeno fabbricavano strade, ponti e acquedotti, esportavano una giurisprudenza. L’unica cosa esportata e offerta da Washington all’Europa sono armi per la NATO, di cui beneficia il complesso industriale americano, Coca Cola, la tacita imposizione del dollaro e molte chiacchere sulla difesa dei diritti umani.

         A suo tempo, l’economista Carlo Cipolla dedicò al tema della stupidità quello che in apparenza sembrerebbe uno scritto giocoso, ma che invece è probabilmente il più geniale dei suoi libri e uno dei testi più profondi del XXI secolo. “Gli stupidi sono più pericolosi dei banditi”, affermava infatti Cipolla, chiarendo che lo stupido per definizione è uno che riesce a far male a sé stesso e agli altri. Un gran numero di eventi della storia è più realisticamente interpretato ricorrendo alla suddetta nozione. Le vicende relative all’Ucraina e il suddetto asservimento nei confronti degli Stati Uniti costituiscono un esempio lampante in proposito. 

         Arroganza da una parte e stupidità dall’altra stanno quindi ingigantendo il disastro ucraino e i rischi di un’escalation nucleare, scatenando nello stesso tempo uno sconvolgimento energetico ed economico di portata mondiale. Tutti coloro che applaudono alle sanzioni e alle forniture di armi all’Ucraina, le sollecitano giornalmente, come fa il presidente ucraino in teatrale e perenne barba lunga e maglietta, oppure  continuano a dare il benvenuto ad ulteriori espansioni NATO, come ha fatto recentemente il Segretario di Stato americano, costoro non stanno cercando soluzioni pacifiche, ma stanno solo alimentando la guerra, una guerra che non giova a nessuno, salvo che agli Stati Uniti.

        Difficilmente si poteva concepire una così riuscita miscela di irresponsabilità, masochismo, arroganza e stupidità.

                Bisogna ripeterlo, anche a costo della noia: la demenziale espansione della NATO è la vera causa di questa guerra sostanzialmente provocata dagli Stati Uniti, ossessionati da un’inguaribile russo-fobia e da patologiche smanie egemoniche. Il dramma del mondo fu la scomparsa del vecchio equilibrio delle Grandi Potenze del XIX secolo e poi dell’implosione dell’Unione Sovietica nel 1990. Scomparso infatti Stalin nel 1953 - numericamente, egli superò anche Hitler in quanto a sanguinaria brutalità e poteva darsi la mano con Mao Zedong - pur con ancora i tipici mali e difetti del Comunismo, la presenza dell’Unione Sovietica almeno assicurava una più equilibrata bi-polarità. Una volta chiusa l’era sovietica, gli Stati Uniti hanno sostanzialmente perso ogni ritegno. Libia e Iraq furono alcuni dei rovinosi risultati, e adesso il non meno devastante disastro in Ucraina. La petulante Vox Populi sostiene naturalmente che sono i Russi quelli che hanno invaso l'Ucraina. E' vero e sembrerebbe che così tutto sia sistemato e si sappia quindi chi sono i colpevoli. In realtà, dimenticare il più ampio contesto che fa da sfondo all'invasione e le sue decennali premesse, frutto della politica americana di interferenze in giro per il mondo o di veri e propri protettorati fisici, ciò rende il criterio della Vox Populi non solo sempliciotto e ipocrita ma anche stupido.

Le sanzioni economiche verso la Russia, adottate anche dal gregge dei pseudo-leader europei - un eufemismo -assieme alle crescenti forniture militari all'Ucraina e promosse da un incendiario a nome Joe Biden a cui ora si è aggiunto anche un Boris Johnson alla disperata ricerca di escamotages per conservare la carica, stanno rendendo sempre più difficile, se non impossibile, una soluzione negoziata della crisi in quel Paese. Nonostante le apparenze, infatti, prima ancora della guerra in quanto tale, il problema è a monte, ovvero la pretesa (tacita e quindi ancor più in malafede) che la Russia non debba e non possa avere gli stessi diritti americani nel caso di qualcuno armato che passeggi ai suoi confini. A suo tempo, gli Stati Uniti poterono minacciare la guerra per i missili cubani, ma ora sembra che al contrario i Russi non possano. Che l'Europa accetti supinamente questo sfrontato e illogico doppio standard è sconcertante.

Ancora più sconcertante non è solo la cervellotica incontinenza-NATO, che ora sembra affliggere anche Svezia e Finlandia, ma anche il fatto che individui come il presidente ucraino non si accorgano di essere in fondo che degli strumenti vittime di una vicenda più grande di loro. La sua stessa incessante petulanza mediatica, opportunamente sottolineata questi giorni dall'ex-presidente brasiliano Lula in un'intervista al Time, mostra fino a che punto egli stia contribuendo alla demonizzazione della Russia, evitando di riconoscere le reali origini della guerra. Osservatori autorevoli come John Mearsheimer hanno del resto sostenuto che, a parte i continui stimoli guerrafondai di Washington, probabilmente Zelensky è soggetto anche alle pressioni dell'ala estremista e ultra-nazionalista del Paese (il battaglione Azov e compagni), che quasi tutti sembrano minimizzare.

La verità è che, incontinenza, chiacchere e ipocrisie a parte – vedi la patetica visita di Nancy Pelosi a Kiev - gli Stati Uniti stanno perseguendo una deliberata e insensata strategia d'indebolimento della Russia. E' in atto una dissimulata guerra per procura, senza ormai motivazioni reali - il reale concorrente degli Stati Uniti è la Cina – e alimentata da un'arroganza sempre più patologica. Solo la cecità europea e quella assai più tragica della popolazione ucraina permette che si trascini questa guerra che non sarebbe mai accaduta, se gli Stati Uniti non s'intromettessero negli affari del mondo. Nessuno sembra infatti porsi la domanda, forse retorica ma comunque logica e che non ha niente a che vedere con supposti anti-americanismi o simpatie filo-russe: "Perché gli Stati Uniti continuano ad avere basi in Europa? E perché a Washington i vari Repubblicani di turno come Lindsay Graham ma anche i suoi colleghi democratici come Chuck Schumer o Adam Schiff si affannano e si agitano per l'Ucraina e contro la Russia? Proprio letteralmente: cosa centrano?'' Questo paranoico ruolo di auto-proclamato gendarme mondiale è una delle disgrazie degli ultimi 75 anni. Ed è un peccato, perchè non mancano negli Stati Uniti le voci e le potenzialità per essere una grande nazione. Il loro problema è la paranoia egemonica. Prima se ne sbarazzano e prima scomparirà un fattore di destabilizzazione mondiale.

La continuata acquiescenza nei riguardi di quest'interminabile intromissione americana nelle cose europee, oltre a quelle in altri continenti, rappresenta uno dei misteri del XXI secolo. Non è infatti normale. Anzi, è abnorme. La cosa singolare è che la nozione di tale stato di cose sembra operare nello stesso inconscio collettivo americano. Lo testimoniano una moltitudine di film dove i protagonisti lottano contro le ambizioni egemoniche di foschi Imperatori. Le Guerre Stellari di Lucas non vedono forse scontrarsi un'invadente Impero con delle Repubbliche che vorrebbero farsi i fatti loro? E in una famosa scena di Ben Hur, giusto per citare un altro esempio, non dice forse l'ebreo Ben Hur al cattivo romano Messala che Roma "strangola il mondo"? E nuovamente in Quo Vadis, nelle sequenze di apertura, non è forse Roma nuovamente presentata come un esempio di opprimente imperialismo? Paradossalmente, Hollywood tradisce la cattiva coscienza repressa delle tendenze imperiali americane, comodamente ribaltate "sull'altro", in genere Roma o qualche altro Impero orientale e adesso sulla Russia!. Un vero e proprio classico sdoppiamento di personalità.

Insomma, prima di scomodare la geopolitica, i rapporti di forza, i famigerati ed abusati "diritti umani" o la "democrazia", esiste alla base un problema psicologico di proiezioni e arroganza da una parte, e di curiosa acquiescenza dell'Europa dall'altra. Il mistero è appunto rappresentato dal come nazioni e popolazioni intere abbiano subito e continuino a subire la farsa di un protettorato travestito da alleanza e di una presunta protezione della democrazia da parte di chi però vanta tristi primati di violenze e soprusi domestici a carico delle minoranze, che spende 800 miliardi di dollari in armi e giocattoli simili, ma ha poi quasi 8 milioni di famiglie che vivono nella più squallida indigenza. In altre parole, una classe dirigente che adotta false proiezioni, benevolenti e libertarie, ma che in realtà persegue un'indefessa politica d'interferenze a livello planetario a beneficio di un'élite militare e industriale. Questo è il mistero e questo è il problema.

Antonello Catani – 9 maggio 2022

       
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