Crisi banche italiane, chi ha sbagliato paghi!

Nel pieno della Grande Crisi, i governi d’Europa corsero al salvataggio della banche piene zeppe di titoli spazzatura e crediti incagliati. Scusate i numeri, ma quando ce vo’ ce vo’: la Spagna è costata 52 miliardi di euro, la Grecia più di 40, l’Irlanda 42, l’Austria 28, Portogallo e Belgio 19 ciascuno. Su tutti spiccò la Germania di Sua Maestà Angela Merkel dalle cui opulente casse statali uscirono ben 238 miliardi di euro, più o meno cento volte quanto ci costerà adesso salvare le casse di Ferrara e Chieti, Banca Marche, e Banca Etruria. E la povera Italietta? Non servono soldi, proclamò orgogliosamente il premier Mario Monti, il sistema è sano e si aggiusta da sé. E in effetti, alla fine lo Stato spese appena un miliardo. L'editoriale di Roberto Manfellotto sul Messaggero Veneto.

Banche salvate, ...e i risparmiatori?

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Confusione nel cielo della politica italiana ed europea

Noi vogliamo fare una politica neo-keynesiana, governare col deficit. Il ministro tedesco dell'Economia, Schaeuble non vuole, Merkel non vuole, Juncker non vuole. Neppure Draghi vuole, anche se sta comprando titoli e obbligazioni private in Europa e quindi in Italia a tutto spiano. Il prezzo del petrolio scende e per noi è un buon risparmio. Il tasso di cambio incoraggia le nostre esportazioni verso l'area del dollaro e questa è crescita. Il tasso di interesse scende e questa è una buona carta che crea un avanzo nei prezzi di collocamento dei vari buoni del Tesoro. Questo lo fa Draghi, non Renzi, L'editoriale di Eugenio Scalfari su la Repubblica.

Renzi e la prova di forza contro Merkel e Juncher

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L’onda Le Pen contagerà l’Italia?

Nonostante le assicurazioni del premier (di circostanza o per interesse elettoralistico) la chiara vittoria nella prima tornata delle amministrative francesi rabbuia Matteo Renzi. La sconfitta del suo amico Francois Hollande, arrivato terzo,  lo allarma. L’onda lunga del populismo, partita dall’Ungheria di Victor Orban, passata per la Polonia di Beata Szydlo e Donald Tusk, è giunta in Francia, dove Marine Le Pen si va preparando per le presidenziali del 2017. Se il Vecchio Continente non riesce a cambiare registro (e nulla fa capire che l’obiettivo della federazione degli Stati Uniti d’Europa possa essere messo a breve in agenda), questo sta a significare che i veri problemi, in particolare di un’economia dei 28 membri dell’Unione che sostenere in stagnazione è fare un complimento augurale a Merkel, Renzi e soci. Se da oltre sette anni i principali nodi strutturali non sono stati affrontati (ogni Paese ha un suo sistema fiscale, un suo sistema di welfare,  una sua politica estera, ecc.), mentre gli Stati Uniti, dov’è scoppiato il bubbone della crisi, sono già da qualche anno in ripresa economica, che la nostra vecchia, cara, Europa si sogna, hanno immediatamente adottato le misure anti-crisi che gli hanno consentito di ridurre il numero dei disoccupati al livello più basso dal 2008, il 5,5%. E’ vero che gli Usa hanno la  che gode di una maggiore autonomia rispetto alla nostra Bce, ma è altrettanto vero che c’è una responsabilità della Ue a intestardirsi su un’applicazione rigorosa di un trattato, quello di Maastricht che fa acqua da tutte le parti. E’ stato sottoscritto 23 anni fa. Nel frattempo il mondo è cambiato. C’è stato l’11 settembre, l’Iraq, l’Afghanistan, le primavere arabe, la Libia, il colpo di stato in Egitto, l’ondata di centinaia di migliaia di immigrati dal sud e dall’est del mondo verso il continente europeo, attentati terroristici a ripetizione e ora Daesh o Isis che dir si voglia. Ciò nonostante i vari le:ader europei, da Angela Merkel a Matteo Renzi passando per David Cameron non riescono (o non vogliono) mettersi d’accordo sull’unica soluzione politica possibile e auspicabile: realizzare in tempi davvero brevi l’Europa federale, sul modello elvetico o statunitense. Se così van le cose, c’è da aspettarsi che la stessa Gran Bretagna, fra due anni, al referendum, volente o nolente, uscirà dall’Unione Europea. Sarà Brexit, insomma. Ci siamo dissanguati per la Grecia, con un esborso di oltre 300 miliardi di euro (che paghiamo tutti noi) per non risolvere neanche i problemi di Atene. Non riusciamo a porre un argine ad una immigrazione incontrollata che sta sconquassando  mezza Europa e questo perché l’Europa non esiste. E con questi leader non c’è da aspettarsi troppo. L’Unione Europea è destinata ad un triste fallimento. Non abbiamo neanche la lingua in comune.

Marco Ilapi, 9 dicembre 2015

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