L'Europa non cambia pelle (problemi per Lega e M5S)

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È lecito dubitare che accadrà (l'Europa non è destinata a cambiare pelle, ndr.). Ed è lecito sospettare che l’Europa dei prossimi anni si dimostrerà una potenza lenta. Tante forze la frenano: le sfide al sistema di Polonia o Ungheria, Italia o Gran Bretagna; la riluttanza di molti governi, Parigi inclusa, a condividere i propri poteri. Ma l’elemento d’incertezza nuovo nella stagione che si apre è che questa non è più la Germania che conoscevamo. Il Paese che oggi esprime la guida della Commissione non è più la Repubblica riluttante che prendeva sempre cura di mandare a Bruxelles un personale politico tedesco un po’ opaco o di secondo piano. Questa volta è diverso: Merkel ha fatto passare alla testa della Commissione una persona direttamente riconducibile a sé. Von der Leyen è la sua delfina storica. Fra lei e la Cancelliera non c’è alcun grado di separazione, il successo o il fallimento della seconda si rifletterà sulla prima e soprattutto sul Paese di entrambe. Il commento di Federico Fubini sul Corriere della Sera.

L'Ue cambia pelle. E l'Italia? Sta a guardare

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Macron si prende l'Europa (e l'Italia sta a guardare)

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La posizione assunta dall’Italia per quel che concerne le proposte per i vertici della nuova Commissione Europea, accodatasi al gruppo di Visegrad, rischia di essere suicida. Siamo uno dei Paesi fondatori, abbiamo il più alto interscambio con Francia e Germania, e sembra che ce ne siamo dimenticati. Non solo rischiamo di ottenere gli strapuntini nei posti chiave del governo europeo, (anche se, alla fine, il gioco dei compromessi e il peso specifico ci regaleranno qualche poltrona, vedi elezione di David Sassoli), soprattutto perchè abbiamo un disperato bisogno di ottenere sostegno su questioni cruciali come l’immigrazione e il debito pubblico. Ed è folle attenderci favori da Budapest o da Varsavia. Il commento di Massimo Nava sul sito Linkiesta. 

Nuova Ue, l'Italia sovranista con le ossa rotte, vince l'odiato Macron

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Ue, dove ognuno è populista a modo suo

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Alla fine, e a soli 64 anni, è il corpo che ti frega. Non come persona, perché Angela Merkel farà le cure che servono e starà bene. Ma come figura, come emblema di una politica e di uno stile. Mezza Kanzlerin, ovvero funzionaria al servizio dell’interesse collettivo, e mezza Mutti, ovvero massaia grigia e affidabile, e perciò politica dei record e dei quattro mandati di governo, Angela non può tremare. E invece lo ha fatto. Vistosamente. Clamorosamente. Il commento di Fulvio Scaglione su Linkiesta.

Senza la Merkel, l'Ue si inabissa

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