Imprese che fanno profitti nel Belpaese

L’Italia non cresce ormai da tempo, ma sarebbe un errore pensare che le caratteristiche di un Paese che non cresce - poche idee, scarsa innovazione, poca concorrenza, posizioni di rendita, emigrazione di molti giovani promettenti siano diffuse in modo uniforme. La crescita zero è una media fra un Paese che lentamente declina lottando per dividersi una torta sempre più piccola e un altro che eccelle e compete (vincendo) con il resto del mondo. Infatti, nonostante l’incertezza politica, una burocrazia asfissiante, molti servizi più costosi e meno efficienti che in altri Paesi europei, la criminalità organizzata in alcune regioni, nonostante tutto questo l’Italia è piena di aziende che crescono, esportano, assumono e fanno profitti che poi distribuiscono ai loro azionisti. A Oderzo, in provincia di Treviso, la Nice produce sistemi informatici per gestire abitazioni, fabbriche e uffici: dai sistemi di allarme ai cancelli automatici. Lo scorso anno ha fatturato 368 milioni di euro di cui il 91 per cento fuori dall’Italia, guadagnandone 40. Produce in Italia, in California, in Polonia, in Brasile e ha da poco acquistato un’azienda canadese specializzata nell’automazione delle porte dei garage. A Bolzano la TechnoAlpin ha installato in giro per il mondo più di 100mila cannoni per «sparare» la neve (7mila solo l’anno scorso), sistemi che riescono a creare neve artificiale anche a temperature vicine a zero gradi, caratteristica che in tempi di «global warming» è particolarmente utile. La sua quota di mercato (mondiale) di queste macchine supera il 60 per cento: produrrà tutti i cannoni che verranno usati durante le Olimpiadi invernali in Cina nel 2022. Lo scorso anno ha fatturato 250 milioni di euro. Poco meno della Fassi, un’azienda bergamasca che produce gru per ogni esigenza e vende all’estero il 96 per cento di quanto produce. Icf (Industrie chimiche forestali), un’azienda fondata 100 anni fa e leader mondiale nella produzione di adesivi e tessuti ad alto contenuto tecnologico, ha fatturato lo scorso anno 80 milioni di euro, anch’essa il 70% all’estero, con una redditività dell’11%. Produce tutto in Italia, con 125 dipendenti in una fabbrica in provincia di Milano. Dallo scorso anno è quotata all’Aim, il mercato di Borsa italiana dedicato alle piccole imprese in cerca di capitali per finanziare la crescita. L'editoriale di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera. 

Mancata crescita, il problema n. 1 del Belpaese

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Checks and balances discusse nel nostro Paese

  • Pubblicato in Esteri

Ma non in Occidente e l'Italia vuole avvicinarsi alla Russia putiniana. Almeno Matteo Salvini così si augura (ndr). Vladimir Putin sostiene che i principi liberali che finora hanno retto l’occidente oggi sono contrari all’interesse dei cittadini. Fra questi Putin include la democrazia rappresentativa e il liberismo economico. Il rapporto fra leader e popolo, nella visione «populista» di Putin, deve essere diretto, senza l’intromissione di un parlamento, che invece è il cardine della democrazia rappresentativa. Questa infatti si fonda su un sistema di «checks and balances» che includono, oltre al parlamento, altre istituzioni indipendenti: fra queste la giustizia e, nel campo economico, banche centrali e autorità di regolamentazione dei mercati. Pesi e contrappesi talvolta rallentano l’azione del governo, ma evitano che leader non sottoposti ad alcun controllo diventino di fatto dittatori. L'editoriale di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi sul Corriere ella Sera.

Putin vuole stregare l'Italia salviniana

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La Grande Depressione ('29), la Grande Recessione ('07)

Esattamente dieci anni fa iniziava la più grande crisi finanziaria del dopoguerra. In quell’estate molti prevedevano un altro 1929. Lo abbiamo evitato: oggi infatti ci riferiamo a quel decennio come il periodo della «Grande Recessione» non della «Grande Depressione», come quella degli anni Trenta. Lo abbiamo evitato perché dalla crisi del ’29 avevamo tratto alcune lezioni importanti. Ma anche la crisi dalla quale stiamo lentamente uscendo ci ha insegnato molto. L'editoriale di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera.

Dieci anni di crisi e...tanti, troppi, errori per combatterla

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