L'affossamento dell'Europa sotto l'egida di Bruxelles

L'affossamento dell'Europa sotto l'egida di Bruxelles

 

     La recente approvazione a Bruxelles della candidatura dell’Ucraina a membro della UE è stata teatro di un battage retorico senza precedenti ma anche di surreali e patetiche dichiarazioni a mezza strada fra l’assurdità e l’ipocrisia. Secondo il Presidente del Consiglio Europeo, per esempio, “questo è un momento decisivo per l’Unione Europea.” Naturalmente, non ha spiegato il perché il momento sia decisivo. La risposta sembrerebbe darla il Ministro degli esteri ucraino, secondo il quale “l’Ucraina è Europa, non parte del mondo russo.” Insomma, un Paese che non avrebbe niente a che fare col mondo russo, ma sarebbe al contrario intimamente europeo. Anche lui non ha spiegato perché il mondo russo non sarebbe europeo ma l’Ucraina invece, sì. Misteri. A conforto di tale auto-proclamata vocazione europea, che giustifica la fregola candidatoria, la signora Ursula van der Leyen ha tenuto a precisare che “la democrazia in Ucraina ha compiuto immensi progressi dal 2014 in poi.” A parte la mancanza di specifici dettagli riguardo a tali asseriti progressi, l’affermazione sembra comunque suggerire che in precedenza la suddetta democrazia lasciava a desiderare, al punto che, prima della guerra, la candidatura europea veniva al contrario guardata con particolare diffidenza, dato il livello di corruzione esistente in Ucraina e anche vista l’esistenza di una robusta fascia politica oltranzista di estrema destra. Come dire che l’invasione della Russia ha automaticamente e miracolosamente bonificato e beatificato la realtà del Paese. Fra poco arriveremo alla santificazione di Zelenski e forse anche dei suoi sostenitori, Boris Johnson in testa, sempre che nel frattempo i suoi colleghi di partito non lo costringano a dimettersi.

      Naturalmente, come tutti sanno  - o almeno come si spera che accada - le procedure dell’effettivo ingresso richiederanno degli anni. La succitata atmosfera di eccitazione e di trionfalismo sembra dunque un tipico esempio di quelle scenografie intese ad intimorire l’avversario ed accontentare il perseguitato di turno, che però nel nostro caso vorrebbe sempre più armi e un maggior impegno della NATO. Ciò solo queste pretese testimoniano come il perseguitato di turno sia irresponsabile. Sembra ancora che nessuno abbia capito - Zelenski in primis - che più armi l’Ucraina riceve, e più aumentano i morti e più il Paese sarà ridotto in macerie. Del resto, molti osservatori americani (non di parte e anzi veterani, da Richard Black a Douglas McGregor) hanno a più riprese affermato che questa guerra per procura con la Russia, pianificata e stimolata dagli Stati Uniti, è “fino all’ultimo ucraino”. Possibile che i cittadini ucraini non capiscano che la politica dei loro dirigenti sta seminando solo disastri? Senza le ossessioni NATO di costoro e senza le repressioni dei russofoni e russofili a est, non ci sarebbe stata nessun'nvasione. 

      L’ultima perla delle provocazioni verso la Russia è la scriteriata trovata della Lituania di bloccare il flusso di materiali da e per l’enclave russa di Kaliningrad con la giustificazione che così si stanno solo applicando le sanzioni. Una giustificazione ridicola che sembra quasi una replica in miniatura dell’altra ipocrisia di fondo che tutte le comparse di Bruxelles, a parte rare eccezioni, sembrano dimenticare e che è all’origine del disastro in atto. Stiamo parlando della favola secondo cui la NATO e il suo progressivo dispiegamento a est non avevano e non hanno affatto mire ostili ma solo difensive…La verità è che guerra è stata scatenata proprio da tale impudente e armato dispiegamento, che ha fatto traboccare il vaso. Del resto, le ostilità erano da anni sotto gli occhi di tutti, con massicci invii di armi e istruttori militari all’Ucraina. Stupisce come i quartieri generali della UE, della NATO e Washington non facciano neanche finta di nascondere che la favoletta della difesa è una presa in giro. Piccolo particolare, l'ottuso blocco di materiali e merci deciso dalla Lituania è ancora più pericoloso della succitata menzogna, visto che ogni eventuale ritorsione russa rischierebbe di attivare un’equivalente ritorsione NATO. 

       Dopo di che, le deluge?

       Ma ritorniamo alla retorica e alle pompose e vuote dichiarazioni dei sedicenti protagonisti del summit candidatorio. In realtà, le vicende ucraine e il modo con cui la UE le sta gestendo, sanzioni e invii di armi inclusi, stanno affossando l’Europa. Un patologico masochismo ma anche un vero e proprio crimine. E impunito. Altro che rafforzamento, come sostiene impettita la signora von der Leyen! Il suo è un presbite stravolgimento dei fatti. E comunque, l’affossamento non riguarda le mediocri e ben pagate comparse di Bruxelles, che giocano a fare i politici, ma l’Europa delle centinaia di milioni di individui che subiscono i disastrosi effetti economici delle ostinate ed infinite sanzioni e il cappio di un’ostinata sudditanza verso il destabilizzatore mondiale per eccellenza: ovvero, gli Stati Uniti.

      Il colmo del surreale è in questi giorni rappresentato dalle accuse UE nei confronti della Russia perché quest’ultima sembrerebbe decisa ad interrompere le forniture di gas all’Europa. Secondo la logica di tali amabili accusatori, si possono infliggere ben sei sanzioni a un Paese, secondo la vulgata reo di “un’invasione non provocata”, ma se poi il Paese in questione reagisce chiudendo i rubinetti di vitali materie prime di sua proprietà, allora ciò è immorale… Circa il fatto che la Russia dovrebbe essere iper-cristiana e per così dire offrire l’altra guancia (leggi: continuare ad erogare gas anche quando si moltiplicano le sanzioni nei suoi confronti), l’assurdità della pretesa si commenta da sé. Riguardo poi alla supposta “non provocata invasione” da tutti sbandierata con candore (?), anche qui l’ipocrisia si commenta da sé. Vale la pena di osservare come anche coloro che ammettono che l’allargamento della NATO e il continuo rafforzamento militare ucraino alimentato dagli Stati Uniti non sono giustificabili, anch’essi condannano comunque l’invasione senza peraltro offrire realistiche soluzioni alternative. Il gap concettuale fra deliberato e sfrontato accerchiamento palesemente ostile e aggressivo e lo stare lì a guardare (ovvero la guerra non si fa..) è così lampante e stridente che le suddette condanne equivalgono alla politica dello struzzo. Il mondo della vita, la realtà, sono diversi.

       La favoletta della non provocazione è inoltre accompagnata dalla grancassa mediatica sulle mire russe volte a ristabilire l’impero sovietico e scempiaggini simili.  Un ultimo esempio di tali stupidaggini è quello di un articolista del Guardian, a nome Luke Harding, che recentemente se l’è presa con "l’imperialismo russo"…Probabilmente, ha le traveggole. Gli stessi diplomatici e studiosi americani di cose russe degli ultimi trent’anni hanno ribadito a sazietà l’assoluta mancanza di mire espansionistiche della Russia post-sovietica, avvertendo però che l’espansione della NATO rischiava di far esplodere strategie preventive auto-protettive. Nessuno li ha ascoltati. Il fatto che ora proprio un inglese accusi i Russi di imperialismo la dice lunga sull’ipocrisia dilagante. Mentre la Russia possiede solo tredici basi militari fuori dai suoi confini, gli Stati Uniti ne hanno circa 800, disseminate in 85 paesi, e la Gran Bretagna ne possiede 145! Ma i Russi sono imperialisti… 

       Insomma, le recenti proclamazioni di Bruxelles sono solo l’ultimo episodio di una tragica farsa, che sta costando disastri non solo agli Ucraini, ma anche morti ai Russi e una generalizzata crisi economica mondiale. E tutto questo perché? Perché una guerra per procura deve continuare, gli Europei devono allinearsi alla polticsa di Washington, magari pensando di agire autonomamente, e un improvvisato presidente mediatico non accetta la banale idea che forse è meglio proclamare una neutralità (che non ha mai fatto male a nessuno) e rinunziare ufficialmente a un paio di province che si sentono più russe che ucraine. Quando un qualcosa di simile è per esempio avvenuto col Montenegro e col Kossovo, nessuno ha fiatato e anzi tutti hanno applaudito. Gli attuali architetti della democrazia armata dovrebbero spiegare perché ciò non vale per la regione del Donbass e per la Crimea, che fra l’altro non ha mai vantato un reale passato ucraino. 

      Un’ultima osservazione. Mentre a Bruxelles tutti si affannavano a congratularsi fra loro per “il momento decisivo” e per il conseguente “rafforzamento” dell’Europa unita, poche ore prima, sia pure non ufficialmente, un’autorevole esponente dell’establishment americano ha fatto delle dichiarazioni che sembrano smentire il suddetto trionfalismo europeo e tradire la reale attitudine americana nei confronti dell’Europa. In un suo discorso, infatti, tenuto a Londra mercoledì scorso, Nikki Hailey, ex-ambasciatrice Americana all’ONU e possibile candidata alle presidenziali del 2024, ha infatti dichiarato “che il Brexit è un esperimento che spero abbia successo. Se la Gran Bretagna ha successo col Brexit, ci saranno altre nazioni che faranno la stessa cosa.” In altre parole, stava dicendo che spera che la UE si disciolga…

      Le suddette affermazioni potrebbero essere scambiate per delle opinioni occasionali, non significative e comunque personali, che non esprimono le posizioni dell’Amministrazione di Washington.  Molti elementi suggeriscono al contrario che l’ormai consolidata strategia americana verso l’Europa miri a una NATO sempre più ampia e docile ma a un’Europa sempre più divisa. Niente di nuovo. Una riedizione atlantica del vecchio "Divide et impera". Un’Europa unita, con politiche e decisioni autonome e un esercito proprio è l’ultima cosa che gli Stati Uniti possano desiderare. Cesserebbe la ragion d’essere e la giustificazione della loro quasi ottantennale presenza in Europa. Basterebbe solo ricordare l’irritazione a suo tempo dell’ex- Segretario alla difesa americana, Donald Rumsfeld, perché Francia e Germania si opponevano all’invasione dell’Iraq. E senza andare neanche tanto lontano, basterebbe citare l’ossessiva insistenza con cui Biden, prima della guerra in Ucraina, ha ammonito l’Europa a non proseguire nella sua politica energetica filo-russa.

       Un disegno di fondo, anche se miope e inconcludente, appare chiaro: tramite l’Ucraina, fiaccare nello stesso tempo la Russia (parola del segretario americano alla difesa), indebolire politicamente l’Europa ed ampliare e fortificare la NATO. In realtà, le gambe corte del disegno o delle intenzioni già si vedono. Le sanzioni si stanno ritorcendo come un boomerang anche sugli Stati Uniti e sul resto del mondo. Il rublo si è rafforzato, una recessione mondiale è ormai quasi una certezza, l’Ucraina ha praticamente perso i territori russofoni a est ed è in macerie, la Russia è finita in braccio alla Cina. I risultati della pochezza di quest’Amministrazione americana non potrebbero essere più fallimentari e calamitosi. A meno che ad essi non si aggiunga anche uno scontro diretto. Il famoso diluvio universale o il famigerato meteorite che distrusse i dinosauri…

Antonello Catani,m 25 giugno 2022