La nave dei folli

La nave dei folli

      Per trovare un paragone appropriato all’atmosfera attuale dell’Europa bisogna risalire indietro nel tempo. Molte città europee usavano sbarazzarsi dei pazzi, mettendoli su delle navi che poi abbandonavano in mare. La pratica trovò una sua codificazione letteraria ma anche pittorica. Verso la fine del 1400,“La nave dei folli”, fu così soggetto di satire poetiche (vedi Sebastian Brant)  e anche di metafore pittoriche (vedi Hieronymus Bosch).

      La suddetta nozione calza a pennello per le manifestazioni collettive ma anche individuali dell’Europa odierna a proposito dell’Ucraina e della Russia.

      Prima di proseguire, una rapida definizione del “folle”. Semplificando, si considera folle un individuo che non riesce più a distinguere la realtà dalla fantasia e si abbandona a comportamenti impulsivi e senza controllo. La sua follia può manifestarsi in vari modi e con varie gradazioni, fra cui la paranoia, la schizofrenia e la megalomania, senza escludere il sadismo e il masochismo. Può infatti ingigantire i fenomeni, può ignorarli, può scambiare dei mulini a vento per dei cavalieri (Don Chisciotte), può trasformare delle vecchie laide in streghe e può trucidare chi beve alla foce anziché a valle dei fiumi, come per esempio gli Ebrei durante la Peste Nera. Una delle manifestazioni collaterali può anche essere il furore punitivo, che spesso si tramuta in linciaggio (vedi il famigerato giudice americano Lynch).

     Dunque, per quale motivo l’Europa assomiglia a una nave di folli?

     La perdita di senso della realtà e la totale assenza di senso critico a proposito dei temi sopra menzionati sono evidenti. Usando una metafora, tutti si limitano a vociare che l’acqua alla foce è sporca, ma quasi nessuno si chiede cosa sia successo a monte. Ben pochi insomma si domandano sul perché della crisi e quasi tutti negano che l’espansione NATO a est sia la sua vera causa. Le coralità sono talvolta un brutto segno. Solo dei ciechi (oppure dei disonesti o degli stupidi) possono negare che proprio questa sia l’origine dell’attuale caos. Paradossalmente, proprio un americano, John Mearsheimer, uno dei più famosi studiosi di relazioni internazionali, ha in questi giorni sostenuto che i veri responsabili della guerra sono gli Stati Uniti e che l’Ucraina si è fatta imprudentemente trascinare in una vicenda in cui essa per prima pagherà le conseguenze. Poiché Mearsheimer è un ex- cadetto di West Point nonché leale ex-militare dell’esercito americano, difficile accusarlo di essere un prodotto della propaganda russa.

       L’assenza di voci analoghe in Europa è perlomeno stupefacente e la dice lunga sul livello di sudditanza, di ignoranza e di stravolgimento dei fatti a cui è oggi giunta la classe dirigente europea. Mentre nel caso di quest’ultima alla follia bisogna aggiungere lo spirito pecorile, nel caso degli Stati Uniti il termine appropriato è la sfrontatezza. Come si comporterebbero, infatti, se la Russia avesse stipulato un rapporto di alleanze reciproche con Paesi come Venezuela e Colombia, facendovi affluire materiale bellico, missili e istruttori militari? Ovviamente lo avrebbero considerato come una minaccia esistenziale alla loro sicurezza. Questo è esattamente ciò che è avvenuto con i Russi. Né più né meno. Il paragone è talmente banale e le conclusioni così ovvie che riesce difficile capire come mai tutti si ostinino a considerare innocente e irrilevante l’espansione della NATO ai confini della Russia.

       Il termine “tutti” va comunque ripartito in due filoni. Uno, quello dove la follia è sorella della malafede e dello spirito cortigiano, e l’altro, dove essa è il risultato di una legittimata attività d’inquinamento delle menti da parte dei mezzi di comunicazione di massa. Il primo abbonda di burocrati e di uomini politici, che fiutano la corrente e si mostrano più realisti del re nel loro sdegno e nelle loro minacce di ritorsione. Il secondo è costituito dalla massa dei più, giornalmente imboccati con un diluvio di pseudo-informazioni e demenziali salotti virtuali con intermittenti scempiaggini pubblicitarie e adrenaline sportive. Il suddetto diluvio, tollerato dallo Stato, ha trasformato masse intere di individui in esseri abulici e incapaci di ragionare con la loro testa. In confronto, il famigerato Big Brother di Orwell è un innocente.

      Sotto la crosta del progresso e degli slogans, spunta quindi l’immemoriale spirito dell’ovile e del branco. La mancanza di senso della realtà e l’incapacità di attenersi alla sequenza dei fatti trapelano così a ogni piè sospinto. Ultimo esempio del menzionato primo filone, le dichiarazioni del Commissario UE per gli affari economici, Paolo Gentiloni, secondo cui non sono escluse sanzioni contro la Russia “neanche in campo energetico”. Non si capisce a cosa si riferisca, per cui, o esistono in Europa fonti energetiche diverse dal gas e dal petrolio, ignote al resto del mondo e che solo il Commissario conosce, oppure si tratta di una velleitaria spacconata all’insegna della paranoia. La spacconata è del resto solidale all’irresponsabilità delle forsennate sanzioni nei riguardi della Russia, a cui ora sembra si aggiungeranno anche altre, americane, nei confronti della Cina. Non occorre essere degli economisti per prevedere che la suddetta frenesia sanzionistica provocherà un devastante tsunami di ritorno che si allargherà ben oltre il territorio russo.

     La mancanza di senso della realtà e il lealismo cortigiano offuscano quindi anche i cervelli dei responsabili economici dei vari Paesi.

     Riguardo al masochismo sopra citato, l’ondata di milioni di profughi che ora scappano dall’Ucraina costituisce un buon esempio in proposito. Se non vi fosse stato il pluri-decennale, ostinato e irresponsabile appoggio europeo alla permanenza ed espansione di uno strumento come la NATO, destabilizzante, inutile e pilotato da Washington, il buon senso dice che non vi sarebbe stata nessuna invasione, e quindi non si riverserebbero ora sull’Europa altri profughi oltre ai milioni che già essa conta. Oltre che essere cieco, il masochismo in questione è comunque anche parente di una disinvolta ipocrisia. Né i mezzi d’informazione di massa né gli esaltati guerriglieri che si offrono di combattere in Ucraina né la gente comune hanno dedicato un analogo sdegno e furore collettivo di fronte ai bombardamenti in Iraq, in Libya, in Siria e adesso ai disgraziati Yemeniti, che muoiono come mosche di bombe e di carestia. Forse “La nave dei folli” è un benevolo eufemismo.

       E’ insomma un enigma il fatto che tutti si scandalizzino per i morti attuali in Ucraina, che tuttavia rappresentano una goccia rispetto ai secchi di quelli delle tragedie sopra citate in altri Paesi. Mentre anche questa goccia è tragica e assurda, come mai,  di fronte a disastri e numeri infinitamente maggiori i benpensanti e le folle non si agitavano allo stesso modo e ancora non si agitano? Un’ipotesi non molto lusinghiera di spiegazione è che non tutti i morti sono uguali. Assieme all’intolleranza strisciante, in odore di fascismo, avanza anche il razzismo travestito.

       Se poi parliamo di caccia alle streghe e di linciaggi, tipici delle follie collettive, i boicottaggi di musicisti russi morti da più di un secolo e di direttori d’orchestra o soprano russi sono anch’essi da registro delle follie. In quanto al giornaliero linciaggio morale di Putin, a cui qualcuno (il Primo Ministro del Kosovo) ha anche attribuito dei “tentacoli” (sic), nessuno sembra chiedersi come mai non ci sia stato un analogo linciaggio collettivo  di Bush quando egli sfasciò un’intera nazione con una clamorosa fandonia. Quando quindi il Presidente americano definisce Putin come “un criminale di guerra”, l’ipocrisia e la sfrontatezza dell’accusa sono esilaranti.

      In realtà, mentre questa follia, questo delirio senza né capo né coda non sfigurerebbero in un qualsiasi manuale di psico-patologia,essi hanno un comune denominatore di marca tribale: la Russofobia. E’ in nome e a causa della Russofobia e del clamoroso strabismo strategico provocato da quest’ultima che gli Stati Uniti, anziché gettare olio e frenare gli animi, stanno facendo di tutto per soffiare sul fuoco, votando ingenti aiuti militari a favore dell’Ucraina e inasprendo e facendo inasprire le sanzioni contro la Russia anche da altri.

     Ora, a un occhio disincantato, non sfugge che il suddetto comportamento americano è pesantemente influenzato anche dalle malcelate avversioni personali di Joe Biden nei confronti di Putin, a parte i negativi fattori di politica interna che lo spingono a cercare di trovare un recupero di prestigio all’estero. Mentre secondo certe vedute,Putin si troverebbe in un tunnel senza via d’uscita, tutto suggerisce che siano al contrario gli Stati Uniti ad essersi cacciati in un ginepraio che sta sconvolgendo l’ordine egemonico a cui essi si erano abituati. Così facendo, hanno commesso un errore strategico madornale: quello di avvicinare Cina e Russia, anziché tenerle divise. Non solo, contrariamente ai Russi, che possono vantare l’esistenza di minaccia esistenziale, fattore aggregante a livello popolare, gli Stati Uniti hanno ben poco da vendere all’opinione pubblica americana, salvo le trite difese della democrazia universale, di cui essi si sono auto-promossi garanti. La favola dell’estensione planetaria della democrazia, che impedirebbe le guerre e che costituirebbe quindi “la fine della storia”, abilmente raccontata da Francis Fukuyama, è pateticamente contraddetta dai disastri causati dalle supposte esportazioni americane di democrazia in giro per il mondo. La verità è che gli Stati Uniti si trovano di fronte a uno Stato (scambiato maldestramente per un avversario) che non possono invadere - pena la III Guerra mondiale – e lo sanno e si mordono le mani. E usano quindi sanzioni e armi all’Ucraina, non potendo fare altro. Un pantano ideologico e una confusione incredibile.

       La demonizzazione di Putin è quindi solo un alibi e occulta due fattori: una viscerale Russofobia, che in America si trascina dai tempi del Mackartismo – altra paranoia - e un’insensata velleità egemonica che ha fatto il suo tempo. L’eccezionalismo americano è sempre più contrastato da altri protagonisti e anche dai vecchi amici, che ora non si fanno trovare al telefono (vedi Arabia saudita ed Emirati,  i quali non solo vanno in processione a Pechino, ma invitano anche il Presidente cinese a visitarli). I segnali di un cambiamento e di uno spostamento di alleanze e di lealtà sono lampanti  e guarda caso coincidono con lo scoppio della crisi ucraina e del ruolo attizzatore degli Stati Uniti. Ulteriore esempio di riconsiderazione di equilibri è l’annunciato incontro dei ministri degli esteri di Cina e India, incontro che segnala un possibile miglioramento e cambiamento di rapporti. Nonostante questi numerosi segnali, l’Amministrazione americana continua a comportarsi come se nulla fosse cambiato e lancia moniti a destra e a manca (vedi gli avvertimenti alla Cina di gravi conseguenze, in caso di aiuti militari alla Russia) e preme su Bruxelles affinchè boicotti il gas russo. Più che segni di arroganza,  comportamenti simili sono sintomi di una strisciante paranoia. In realtà, la difesa dell’egemonia americana non si gioca in Europa. L’Ucraina e la NATO fanno parte del passato e non aiuteranno gli Stati Uniti a fronteggiare la Cina, loro vera antagonista. Non sembrano rendersene conto.

        I dirigenti di Washington continuano a sprecare energie dove non dovrebbero, accanendosi su chi (la Russia) potrebbe essere il loro più prezioso alleato. Effetti dello strabismo strategico. Come dire che sia l’Europa, con i suoi servizievoli burocrati, sia gli Stati Uniti vivono di pericolose e perniciose chimere.