La leggenda del Cavallo Verde

La leggenda del Cavallo Verde

Una favola per salvare un bambinio. “Era tutta denti e tutt’occhi, pallida e magra, i capelli cortissimi e spelacchiati … Poteva avere sette o otto anni, aveva pensato guardando i dentoni che sembravano troppo grandi per quel viso triste, fiducioso e sicuramente già femminile”. La descrizione si riferisce alla piccola protagonista del libro La leggenda del Cavallo Verde, opera dello scrittore maremmano Giorgio Caponetti. Il romanzo scritto a quattro mani con il pediatra oncologo Giuseppe Grazia, nasce dal desiderio dell’autore di accostare il miracolo della guarigione di una bambina, molto malata, con la leggenda dei cavalli verdi. Ma chi sono questi cavalli verdi ed esistono veramente? Is cuaddus bildis, come dicono in Sardegna. La favola nasce in questa terra favolosa, in un angolo di quest’isola, proprio al suo interno. Siamo sull’altopiano della Giara, dove trovano rifugio i cavallini omonimi, piccoli animali dal manto scuro e dalle criniere e code lunghissime che possiamo incontrare anche oggi, girando fra i sentieri del territorio,  spesso in piccoli gruppi, magari nascosti fra i cespugli, formati dalle femmine, i puledrini nati a febbraio – maggio e lo stallone dominante. Cosa racconta la leggenda, quella più diffusa? A rivelarcelo è nello stesso romanzo, la  giovane mamma di Nora, la bambina malata di leucemia. In una notte speciale di plenilunio una giumenta si abbevera ad una fonte d’acqua, uno di quei paulis, depressioni naturali delle rocce, dove si raccoglie l’acqua piovana che garantisce ai cavalli di dissetarsi anche nella stagione estiva, e si accoppia con uno stallone e da questa unione nascerà un puledro verde. Solo una persona potrà vederlo, ma se essa è cattiva perirà di una morte terribile, se invece è buona accadrà un miracolo. Giorgio Caponetti racconta un’altra favola che vuole diventare realtà, e i fatti alcune volte lo dimostrano. Uno sguardo delicato su una malattia, la leucemia infantile che  fortunatamente non è in crescita, come era stato invece fino agli anni 90’ del secolo scorso. Il Centro Maria Letizia Verga di Monza, da quarant’anni combatte contro questo male anche sostenendo l’amore e l’energia positiva che dà forza in situazioni assai difficili per i piccoli e per le famiglie. Questo libro è una storia per guarire un bambino di più. Oggi l’85% di quei fanciulli torna a sperare di avere una vita. Anche per questo scopo il ricavato dei diritti di questo romanzo-favola, dai toni appassionati, sarà devoluto in beneficenza al Centro Maria Letizia Verga. La narrazione scorre su due binari, anche se il luogo dove si svolgono i fatti spesso rimane quell’angolo di terra sardo che conserva il sapore arcaico di tempi assai remoti ed il fascino misterioso di ciò che si nasconde. L’altro luogo è Venezia e la magia di questa città, assieme allo spirito pratico dei veneziani che poi caratterizza un altro protagonista, l’ippologo  e professore Alvise Pàvari Dal Canal, discendente di un’antica famiglia della laguna. La passione dei cavalli, quella di una vita, è anche dello scrittore Giorgio Caponetti ed essa, noi sentiamo, permeare la narrazione.  Naturalmente diventiamo partecipi del medesimo sentimento  per questi animali che racchiudono lo spirito libero di ognuno di noi. Ci incantano i paesaggi sardi e la gente che li abita, e soprattutto quelle donne e uomini che incontra Marco, un giovane nobile veneziano, che le sorti, a fine Settecento, conducono su questo lembo di terra. Sentiamo i suoni degli strumenti, i passi dei ballerini sul selciato della piazza, l’entusiasmo e l’ardore degli amori giovanili. Percepiamo vivide,  di ritorno su quella terra dopo più di due secoli, il sogno e la speranza di una bambina che vuole fortemente vedere il cavallo verde che la leggenda narra che la salverà. E noi tifiamo per lei perché il suo desiderio diventi realtà.

Patrizia Lazzarin