Trump guarda i sondaggi e cambia di nuovo idea: prima le vite poi il business

Il presidente americano, Donald Trump, ha cambiato di nuovo idea e adesso vuole seguire lo stesso modello adottato negli altri paesi per contenere la pandemia: soppressione, quindi si sta il più possibile a casa e quasi tutte le attività produttive vanno in coma. I contatti dei giornali dentro all’Amministrazione spiegano che il presidente ha cambiato idea perché ha visto che secondo i sondaggi gli americani sono d’accordo con la linea della soppressione e mettono in secondo piano le necessità dell’economia. I rapporti degli esperti che da settimane avvertono Trump del rischio di milioni di morti per l’effetto combinato del virus e della saturazione degli ospedali non avevano per ora avuto alcun effetto e il presidente, scocciato perché la pandemia colpisce l’economia e quindi il suo grande argomento in campagna elettorale, aveva appena promesso che a Pasqua il paese avrebbe riaperto. Del fatto che una fine prematura delle misure di soppressione e una riapertura troppo in anticipo avrebbe vanificato gli sforzi contro il contagio che ormai è fortissimo fra gli americani – gli Stati Uniti sono il primo paese al mondo per numero di positivi al test – non gli importava nulla. I megafoni del trumpismo avevano già cominciato una campagna di disinformazione sui media e sui social, per dire che il rischio è gonfiato e che l’economia non deve fermarsi. Si trattava di una campagna ottusa – e come poteva essere altrimenti? Uno dei propagandisti è arrivato a citare il lento miglioramento dei dati in Italia come segno che il virus è un fenomeno passeggero, senza però dire che il lento miglioramento in Italia è dovuto al fatto che siamo alla terza settimana di lockdown. Così Trump adesso ha cambiato idea ed è d’accordo con la strategia della soppressione, perché è quella che gli americani vogliono. Poco più di un mese fa continuava a dire che il virus entro aprile si sarebbe dissolto “come per miracolo” e che il contagio era “sotto controllo”. “Abbiamo quindici casi di Covid19 – disse in conferenza stampa – ed entro pochi giorni scenderanno a zero”, senza capire che la trasmissione tra asintomatici è un meccanismo perfido e quindi se ci sono quindici casi conclamati è possibile che nel giro di pochi giorni diventeranno mille e non zero. Poi dieci giorni fa era uscito dal ruolo del gran minimizzatore, perché intanto i numeri diventavano catastrofici e le metropoli americane si stavano trasformando in altrettante Wuhan, vedi New York e prossimamente le città del nord dove la curva del contagio è pessima. Con un voltafaccia spregiudicato, si era nominato “presidente di guerra” durante le trasmissioni domenicali e aveva invitato gli americani “a combattere uniti”. Due giorni dopo però c’era stata un’altra svolta e aveva cominciato a dire che “la cura potrebbe essere peggiore della malattia” e quindi va bene la soppressione, ma non più in là di Pasqua – quindi non più lunga di due settimane. Gli esperti avevano protestato molto perché le misure restrittive per funzionare hanno bisogno di tempo, soprattutto se sono adottate in ritardo come è successo negli Stati Uniti. Ma secondo il resoconto che ne danno le fonti, a convincere Trump a cambiare di nuovo linea è stato il combinato disposto dei sondaggi che premiano la strategia della soppressione fino a quando serve e dei rapporti degli esperti che dicono che riaprire prima il paese avrebbe effetti disastrosi. Trump ha allungato il periodo delle restrizioni fino alla fine di aprile e ha detto che potrebbero persino “diventare un po’ più dure”, anche se non dure come quelle in vigore a New York oppure in California dove i residenti hanno l’ordine di non uscire di casa. Al briefing di lunedì ha pure detto che per lui “l’economia è la preoccupazione numero due, al primo posto c’è salvare molte vite”. E poi, come nota il New York Times, è tornato a ripetere che senza misure restrittive il numero delle vittime da Covid-19 in America avrebbe potuto essere di due milioni – e così ha messo la barra molto in basso per chi volesse giudicare la gestione della crisi. Qualsiasi numero sotto i due milioni sarà una vittoria.

Daniele Raineri - Il Foglio - 1 aprile 2020