I rischi da quarantena politica, tra sovranismi e una Germania sospettosa

C’è voglia di quarantena anche in politica estera. Facciamo (o faremo) davvero da soli, senza Europa, come minaccia il nostro premier Giuseppe Conte? “Da soli? E io rispondo: tanti auguri. Se fossimo in grado di fare da soli lo avremmo già fatto. La verità è che non lo siamo”. Europeista malgrado questo sabba antieuropeista, Angelo Bolaffi, germanista e già direttore dell’Istituto di cultura di Berlino, rimane forse l’unico, in Italia, a comprendere le posizioni dei paesi del Nord, secondo alcuni i nostri nemici. Più che un intellettuale di minoranza è al limite dell’intelligenza dissidente. “So pure io di essere fuori dal coro. Ma ci provo. Ci troviamo di fronte alla stessa situazione del 2013, quando stava per saltare l’euro e la Grecia era un passo dal fallimento”. Per fortuna allora non è accaduto e la Grecia è rimasta in Europa ma accettando pesanti condizioni. E’ ancora possibile? “Ecco, l’euro venne salvato e la Grecia ricevette un prestito di trecento miliardi che mai restituirà. Il vero problema è che a causa di questa pandemia stanno riemergendo i vecchi isterismi anti europei. Mi servo di Pietro Ingrao e dico: calma e gesso”. Abbiamo bisogno però di denaro e subito… “Lo so benissimo, ma non è la Bce che ce lo può dare e non lo può fare per statuto. Non finanzia gli stati. Si devono individuare dei fondi reali. Serve adesso uno sforzo keynesiano. Tutti citano le sue teorie, ma mai quando occorre. L’Europa non può essere il nostro bancomat”. Consigli, professore? “Innanzitutto, se fossimo la Germania, non parleremmo così. So che urge denaro, ma se il denaro manca è perché non abbiamo messo paglia nel fienile”. In realtà, una soluzione ci sarebbe, ma è quella che il M5s e lo stesso governo, al momento, si rifiutano di accettare. Si tratta del Mes, il fondo salva stati che prima dell’emergenza sanitaria era la mala bestia italiana. “C’è solo questo meccanismo che permette di avere denaro da spendere. L’aiuto non può passare solo dall’acquisto dei nostri titoli di stato. Adesso ci serve il Mes” dice Bolaffi con voce squillante. Anche lui ha ascoltato Conte alla Camera mentre ragionava di, e perdonate l’anglismo, european recovery bond. Dopo l’aula si è presentato in video conferenza con gli altri premier europei e ha mostrato, secondo alcuni, carattere. Le è piaciuto? “Il carattere serve, ma non guasterebbe anche immedesimarsi nelle vesti dei tedeschi”. Sono misure necessarie, probabilmente, anche per gli stati del Nord. Perché questa ostinazione da parte loro. Può aiutarci? “Perché gli eurobond sono qualcosa che rimane e non sono un intervento di contingenza. Temono che gli italiani vogliano fare i furbi e che attraverso l’appello alle emozioni si voglia fare passare anche altro. So che è difficile, ma dobbiamo aiutarli a farci aiutare. Spiegarlo. Nel 2013, è vero che Mario Draghi salvò l’euro, ma non si può dimenticare che ci riuscì perché Angela Merkel sposò la sua linea”. Secondo Bolaffi, la sfiducia di Germania e delle altre nazioni rigoriste si deve ancora a partiti antieuropei e alle iniziative spericolate del nostro ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ministro ormai maoista. “Chiedo: come possono fidarsi quando la maggiore forza di governo, e parlo del M5s, è una forza scettica sull’Europa? Oggi vedo che la invoca. Mi sembrano no vax che chiedono il vaccino. Non è con i ricatti che si vince questa partita”. E infatti, il governo guarda a oriente. Gli aiuti sanitari arrivano da Cina e dalla Russia di Putin. Cosa ne pensa? “Sta rinascendo quel partito anti occidentale che era rimasto in sonno. Stiamo strizzando l’occhio a Putin per non parlare dell’accordo Belt and Road. Si costruiscono ponti d’oro”. L’Italia, in politica estera, ha sempre praticato la dissimulazione onesta. Almeno questa, non è una novità. Risponde Bolaffi: “E’ vero. Sempre si sono fatti giri di valzer. Ma ballare il valzer con il regime di Pechino è molto pericoloso”. Ma con chi ballare: con la cancelliera Merkel? “Il nodo rimane la sua debolezza. E’ sulla via del tramonto. Fra un anno non sarà più cancelliera e solo l’emergenza coronavirus ha rimandato il cambio alla guida della Cdu. Serve un ultimo sfaglio da parte sua. Come fece Helmut Kohl. Fu capace di fare accettare ai tedeschi l’euro. Rinunciarono al marco che per loro faceva parte dell’identità. La domanda è: sarà capace di farlo? E’ questo che mi angoscia. Se la Germania accetta, la seguiranno a ruota olandesi, finlandesi”. Intanto è tornato un sentimento antitedesco. Non si era certo spento, ma di sicuro si è infiammato. E qui, Bolaffi ricorda le fantasie di queste disperate settimane. “Si è rimproverata la Germania perché aveva pochi morti. Perfino come numerava i decessi. Per carità. Non sono mancate le stupidaggini da parte dei tedeschi. Non voglio difenderli ma invito a riflettere. L’Europa non è una famiglia, ma un condominio. Teniamolo a mente”. Mai come in questi giorni abbiamo capito quanto sia difficile coabitare nei condomini… “Parlando di condominio. Nel mio abita il grande regista Paolo Taviani. Ha raccontato gli orrori della guerra e non gli manca certo la fantasia. Mi ha rivelato che pensava alla terza guerra mondiale, ma non se la immaginava così. Senza eccedere nella retorica, questa pandemia è un conflitto eccezionale. Il presidente francese François Mitterrand diceva: per fare davvero l’Europa servirà una terza guerra mondiale. Mettiamoci d’accordo con l’Europa. Anche Palmiro Togliatti lo fece con i badogliani. Serve uno sforzo. Vediamo come”.

Carmelo Caruso - Il Foglio – 29 marzo 2020