Incubo New York

Duecento morti in un giorno, uno ogni nove minuti e mezzo, e di fronte al dilagare del contagio il New York Times lancia l’allarme: "A questo ritmo, ben presto New York avrà superato Wuhan e la Lombardia". La metropoli più grande d’America concentra oltre la metà dei decessi da coronavirus a livello nazionale. Si sente tradita dal governo centrale, abbandonata e perfino demonizzata anche dai connazionali, dalle regioni e dagli Stati vicini che trattano i newyorchesi come degli appestati da respingere. Teme scenari che erano riservati ai film di fantascienza ("Fuga da New York") con un ritorno di miseria, criminalità e disordine sociale. Il governatore democratico Andrew Cuomo, diventa l’eroe locale nello scontro quotidiano con Donald Trump: «Non capisco perché il presidente parla di quarantena, non ne vedo l’utilità sanitaria. Invece c’è urgente bisogno di respiratori, dai 30.000 ai 40.000, e il governo non ce li dà, la protezione civile ne manda 4.000. Questi sono numeri, io governo sulla base di questi numeri, le opinioni del presidente non mi interessano. Se il presidente condanna 26.000 pazienti, scelga lui quelli che devono morire». Cuomo a differenza di Trump conosce la situazione drammatica sul suo territorio: al Columbia University Irving Medical Center i medici stanno cominciando a usare un apparecchio respiratore ogni due pazienti. Altrove, in Alabama, già si parla di razionare le cure agli anziani e ai disabili.

La quarantena non oppone soltanto New York alla Casa Bianca. In realtà a voler cingere un cordone sanitario attorno alla Grande Mela sono le stesse autorità locali delle zone limitrofe: vogliono fermare la fuga dei newyorchesi verso le seconde case, verso la provincia meno densamente affollata e quindi meno vulnerabile al contagio, verso le zone di villeggiatura. Dal Connecticut alla Florida diversi governatori impongono l’isolamento forzato ai newyorchesi o ne bloccano l’arrivo. Senza precedenti sono le misure prese dalla governatrice dello Stato di Rhode Island: blocchi stradali per respingere gli automobilisti con targa newyorchese, Guardia Nazionale mobilitata per blindare il confine regionale e addirittura per dare la caccia ai newyorchesi asserragliati nelle seconde case. «Il mio rischio numero uno in questo momento si chiama New York City», ha detto la governatrice. «Giù in Florida hanno un sacco di problemi con tutti i newyorchesi che ci vanno», ha rincarato Trump.

Lo scontro fra Cuomo e Trump ha sortito almeno due risultati. Su pressione del governatore democratico di New York, il presidente si è deciso a invocare la legislazione di guerra (il Defense Production Act del 1950) per requisire di fatto una fabbrica della General Motors costringendola a riconvertirsi nella produzione di apparecchi respiratori, che in questo momento data la scarsità si vendono a 50.000 dollari l’uno e sono fuori dalla portata di molti ospedali. Sempre sotto la pressione di Cuomo, ieri il presidente ha finalmente fatto partire dal porto militare di Norfolk in Virginia la nave- ospedale U.S.N.S. Comfort, diretta a Manhattan. Però il bastimento della U.S. Navy non è attrezzato per chi ha il coronavirus, i suoi mille posti letto serviranno a decongestionare il sistema ospedaliero newyorchese da altri pazienti.

Le misure restrittive a New York diventano più stringenti: partono le multe da 500 dollari per chi non rispetta la distanza di sicurezza di due metri; e Cuomo rinvia dal 28 aprile al 23 giugno l’elezione primaria. Ma un nuovo allarme ora riguarda l’ordine pubblico. Ci sono già 500 positivi al test coronavirus tra gli agenti del New York Police Department, quattromila assenti per malattie, e da ieri il primo decesso tra i poliziotti. In una Manhattan trasformata in città-fantasma, colpisce lo spettacolo dei negozi di lusso, dalla Quinta Strada a Soho: molti oltre a chiudere hanno deciso di proteggere le vetrine con assi di legno e altre barriere. Lo si fa di solito quando è in arrivo un uragano distruttivo. Stavolta la paura è un’altra: che l’impoverimento di massa e la ritirata delle forze dell’ordine possano provocare rapine, assalti ai negozi. È dagli anni Ottanta che New York ha visto una costante riduzione dei reati, diventando una città sempre più sicura: ma la memoria degli anni violenti si riaffaccia di fronte alla nuova crisi. In tutti gli Stati Uniti sono stati richiamati in servizio un milione di riservisti della Guardia Nazionale, ma non si occupano di ordine pubblico: il contingente di New York sta finendo di costruire un ospedale dentro il centro congressi Jacobs Jarvits sul fiume Hudson.

Federico Rampini – la Repubblica – 29 marzo 2020