Il miracolo di Istanbul, una sconfitta per Erdogan

Il miracolo di Istanbul, una sconfitta per Erdogan

“Istanbul non è solo la nostra città più grande, è il nostro marchio più importante. È uno stupendo gioiello tra due mari. Può essere paragonata al Sole che illumina la Terra”. Bastano queste parole di Recep Tayyip Erdoğan a far comprendere quanto, per il presidente turco, la sconfitta subita dal suo partito lo scorso anno a Istanbul bruci come una ferita infetta. Quella sconfitta – insieme a quella di Ankara – ha messo a nudo il processo di ossidazione a cui è sottoposto “l’Oro della Turchia”, l’insieme di progetti faraonici che hanno fatto di Erdoğan l’architetto della nuova Turchia. Una Turchia che ora, sull’onda della tempesta finanziaria del 2018, si trova in una fase incerta e affascinante: divisa tra la pervasività del potere del “sultano di Ankara” e le crepe sempre più visibili del suo impero. Il commento di Giulia Belardelli su Huffington Post.

La corsa folle di Erdogan