Il fantasma di Edoardo VIII

Il fantasma di Edoardo VIII

 Il 10 dicembre 1936 un re britannico, Edoardo VIII, lascia il trono per sposare una borghese americana, Wallis Simpson, due volte divorziata. Il motivo? Il Primo Ministro Baldwin e la Chiesa d'Inghilterra erano opposti alle nozze. I fatti sono noti, mentre meno noto è lo strascico di reciproci risentimenti fra la coppia e la famiglia reale. La decisione di un monarca colmo di onori e ricchezze, fra cui l'opulenta residenza di Sandringham con i suoi 3200 ettari e il castello di Balmoral, di abbandonare tutto per amore di una donna continua comunque a stupire. Nel regno della fantasia, uno scrittore, Thomas Mann - vedi il suo Altezza Reale - aveva fatto sposare un principe a una borghese miliardaria americana, ma per servire e salvare il trono. Nel caso di Edoardo, non vi era nessuna miliardaria e anzi la perdita del trono.

Per una feroce ironia, a distanza di decenni, suo nipote Carlo sposerà una borghese, anche lei divorziata, fra l'altro, dopo una lunga e chiaccherata relazione extra-matrimoniale.

Se già questo evento avrà magari fatto fregare le mani al fantasma di Edoardo VIII, la recente decisione di un suo bis-nipote, Harry Duke of Sussex, di rinunciare ai titoli regali e di ritirarsi a vita privata con sua moglie Meghan Markle, anch'essa americana e divorziata, sembra sigillare e rafforzare la nozione che l'Eterno Femminino influenza da decenni le vicende della famiglia reale britannica. Difficile non interpretare la decisione come una sorta di simbolica vendetta postuma di tipo familiare.

Dietro le sue frivole apparenze di tipo mediatico, l'ultimo esempio di scelta amorosa nasconde tuttavia ben più profonde implicazioni.

Appare intanto singolare e sospetto che l'analogia fra la vicenda di Edoardo VIII e quella del suo bisnipote sia rimasta sotto silenzio. Miopia, distrazione o timore? Esemplare il fatto che alcuni giorni fa, il noto e aggressivo presentatore della BBC, Stephen Sackur, abbia menzionato, sì, Edoardo VIII, ma solo a proposito di una milionaria asta di una moneta con la sua effige! Della ben più significativa analogia fra i due eventi, neanche un accenno. Il silenzio è tanto più significativo dato il ruolo tacito ma persistente della BBC, non solo come erede e custode della dignità e influenza britannica nel mondo ma anche come inflessibile osservatore politico, di modo tale che anche le omissioni o i silenzi acquistano significato.

Freud avrebbe probabilmente identificato in questo generale silenzio un tipico esempio di rimozione. In questo caso, la rimozione è collettiva e maschera un paradossale contrasto con un'altra vicenda che ha lacerato l'opinione pubblica britannica negli ultimi tre anni: la Brexit.

Sia la decisione del rampollo britannico che la Brexit sono a tutti gli effetti "un abbandono".

Le analogie, i contrasti e i paradossi i non finiscono tuttavia qui.

Mentre una donna di 93 anni, Elisabetta II, si ostina inspiegabilmente a fare ancora la regina, nonostante un disponibile successore settantenne (!) – il figlio Carlo - un suo nipote mostra di non credere poi tanto nell'insostituibile dignità dei titoli e sceglie di fare il borghese come il suo avo.

In questo scenario di abbandoni e stacchi, quello del giovane Harris appare sotto molti punti di vista meno singolare e surreale dell'abbandono europeo dell'istrionico primo Ministro britannico, Boris Johnson. Curiosamente, quest'ultimo abbandono è inverso e corrisponde a un non dichiarato ma strisciante ritorno a uno scenario di isolamento e autarchia britannici, un tempo corollario di grandezze imperiali ma oggi pateticamente allucinatori e velleitari.

Insomma, seguendo la fisica degli iceberg, la febbrile curiosità e attenzione dimostrate dai cittadini britannici di fronte alla decisione di un membro della famiglia reale di ritirarsi a vita privata nascondono anch'esse molto verosimilmente inconfessate inquietudini dello specchio identitario del Paese.

Antonello Catani, 22 gennai 2020