I Tartari e Dante

I Tartari e Dante

Occidente e Oriente.   Cosa ci dice la mappa della Storia se proviamo a srotolarla?  Partiamo da un personaggio che tutti noi abbiamo incontrato più volte durante gli anni passati più o meno proficuamente sui banchi di scuola: Federico Barbarossa.  È il 1155: il Barbarossa viene incoronato imperatore del Sacro Romano Impero; a circa 9000 km di distanza, in una yurta di feltro e quasi contemporaneamente nel 1162, nasce Temujn che il mondo intero imparerà a chiamare Gengis Khaan.

Poche briciole di tempo e nel 1169 iniziano i lavori di costruzione della cattedrale di Chartres.

Un soffio, 1171, il padre di Temujn -Yesugei - viene assassinato dai Tatari. Neanche il tempo di girarsi e il Saladino si riprende Gerusalemme: è il 1187.  Subito il Barbarossa e Riccardo l’Inglese si imbarcano verso la III crociata, siamo nel 1188.  Quattro anni - cosa volete che siano ? - e Temujn inizia a stringere alleanze con le tribù limitrofe, gettando le basi del suo futuro vastissimo impero; nello stesso anno, Riccardo il Leone sconfigge il feroce Saladino a Jaffa, ma non riesce a prendere Gerusalemme: è il 1192.  Due anni e il fiume Giallo esonda: i Tatari ne approfittano per attaccare l’Impero Cinese.   La dinastia Jin ingaggia Temujn per scacciare i Tatari dai confini del Celeste Impero, Temujn lo fa, diventerà  Gengis Khan.

Si potrebbe continuare con questo ping-pong storico fino a Krusciov e Kennedy e, oltre ancora, senza difficoltà.   Mi fermo all’anno 1200: costruzione del Duomo e del Palazzo Comunale di Siena, Cattedrale di Rouen e del Cremlino a Mosca.

Di quel lato della Storia che narra l’Occidente, chi più  chi meno, tutti ricordiamo qualcosa.  E dalla altra parte?  Vuoto.   Eppure è il momento in cui la loro Storia si intreccia con la nostra e non si tratta affatto di storia minore, quella che si scrive con la minuscola. Nulla. 

 Ironia della sorte volle che i Mongoli di Gengis Khaan tentassero di annientare l’etnia Tatara, ottenendo nel ricordo storico esattamente l’opposto. Infatti per i Cinesi ed in Europa i Mongoli furono chiamati TARTARI e associati dai cristiani al termine “ Tartarus “ latino oppure a “ Tartaros “ che, nella mitologia greca, indicava gli inferi.  Giovanni da Pian del Carpine è conscio, quando cita i Tartari, di parlare dei Mongoli.  Di fatto dal 1136, anno della prima incursione in Russia, il termine Tartari fu storicamente applicato ai Mongoli.

Nell’Europa del XII e del XIII secolo, rimasta impietrita dall’improvviso e violento impatto causato dall’espansione mongola, l’Italia fu probabilmente quella che rimase più impressionata e questo è evidente nelle numerose contaminazioni che interessarono la nostra Arte.

Le scorrerie mongole in Europa facevano presagire la venuta dell’Anticristo; infatti tra le numerose paure dell’universo medievale c’erano le malattie, i fetori, la fame ... e Gengis Khan, con le sue orde,  sembrava rappresentarle tutte con il risalto della violenza.

 “ Meraviglioso “ e  “mostruoso “  vennero a sovrapporsi cosicché i Tatari mutuarono in Tartari, cioè quello che in età greco-romana era l’abisso in cui erano stati  precipitati i Titani, luogo di tormento per i dannati: l’inferno.

Secondo alcuni autori, proprio nel XIV secolo, l’iconografia del Diavolo in Occidente mutò, assumendo le ali membranose da pipistrello, provenienti dall’Estremo Oriente che così raffigurava le ali dei draghi.    Lo stesso Dante inserì nel VII Canto dell’Inferno un termine che costituiva un chiaro riferimento ai Tartari: “ Papè Satan Aleppe... “; in mongolo antico, pare,  che  “Alepp “ sia il nome dato agli spiriti maligni, corrispondente quindi a Satan.

Dante, probabilmente come altri scrittori del suo tempo, si rifaceva alla leggenda di Gog e Magog,  risalente all’Antico Testamento,  in cui è scritto che Magog è il popolo che discende dal figlio di Janet e Gog è il suo Re. Lo stesso tema fu ripreso anche dall’Apocalisse, in cui Gog e Magog sono considerati i due popoli che assaliranno Gerusalemme in primis e poi Roma.

Anche Giotto verrà a contatto con l’Oriente Tartaro e deciderà di farsi contaminare, ma questa è tutta un’altra storia.

Marco Ciglieri, 30 novembre 2019