Sukee a Saijianovoo

Sukee  a Saijianovoo

Sukee o meglio Sukbaatar è un nome importante da queste parti.  È il nome del loro “Garibaldi “. 

Tradotto male può suonare : “eroe martello “.  La storia recente dei mongoli lo identifica come colui che li ha liberati, assieme alle truppe soviet, dal giogo cinese nel 1921.

Il Sukee che si para davanti alla mia Toyota bianca non avrà più di tre anni.  La frenata crea una nuvola enorme di polvere rossastra.   Occorrono alcuni secondi perché si dissolva e lui è ancora lì. A malapena riesco a vedere la sua testa dal bordo del cofano.

Scendo.  Lui fa un passo indietro. Non si aspettava un “ nasone” !  Qui ci chiamano così, facile capire il perché; loro non hanno naso.  Le mamme in Mongolia quando i bimbi fanno i capricci dicono che se non smettono verrà un nasone a portarli via.

Io questo lo so. Posso quindi apprezzare che, passata la sorpresa, non sia scappato.

“... il bimbo ha il nome giusto... “ penso,  ma lui non mi concede tempo e cerca di salire sul fuoristrada.  Lo blocco con un vasetto di Nutella.  Aspetto e dal nulla appare una nuvoletta di polvere che si ingrandisce man mano che si avvicina.

È la mamma che a cavallo sta arrivando.

Sukee è scappato perché non voleva gli tagliassero i capelli, voleva scappare lontano e sarebbe stato disposto anche a scappare con un nasone. Qui a tre anni diventi uomo.  I membri del tuo clan ti tagliano uno ad uno una ciocca di capelli che poi viene cucita dentro a una sorta di agnolotto di seta ricamata.

Sukee probabilmente aveva voglia di restare bimbo ancora un poco, chi potrebbe dargli torto?

Mi invitano alla cerimonia e Sukee distratto dalla Nutella non pare voler più scappare, ha dimostrato a tutti di che pasta è fatto.

Ora, anche io sono padrino di Sukee, la prossima volta che passerò da Saijianovoo gli porterò un regalo

Marco Ciglieri, 10 luglio 2019