Xi e Conte, quando un gatto gioca con un topo

Xi e Conte, quando un gatto gioca con un topo

Il comportamento dell’amministrazione cinese nei confronti di nazioni che si erano indebitate con Pechino è stato tutt’altro che trasparente. Come va pur sempre ricordato che nonostante la recente «Foreign investment law» approvata dal Congresso del Popolo, l’accesso dei capitali esteri ai mercati cinesi è limitato, come pure l’impossibilità a partecipare alle commesse pubbliche. Senza dimenticare quella che rimane ancora la grande incognita: la difesa del copyright e in genere della proprietà intellettuale. L’opportunità rappresentata da un mercato che da potenziale si è trasformato in reale rappresentato dal miliardo e quattrocento milioni di cinesi resta enorme. Ma non va dimenticato che attualmente l’Italia importa per una cifra doppia rispetto a quello che esporta in Cina. Il deficit nel 2017 è stato di 14,9 miliardi. La Polonia che è un altro grande Paese che ha siglato l’intesa nell’ambito della Bri vede Pechino come secondo Paese dal quale importa. Nel 2016 era a quota 21,6 miliardi di euro di import che sono diventati 24,1 l’anno dopo. Mentre la Cina non figura tra i primi 6 mercati di sbocco della Polonia. Il commento di Daniele Manca sul Corriere della Sera.

I dubbi dell'accordo con la Cina