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Stupri dei mercenari di Gheddafi sulle donne dei ribelli PDF Stampa E-mail
Venerdì 22 Aprile 2011 08:46

AJDABIYA (Libia) - L'accusatore è un omino elegante e canuto, con gli occhiali cerchiati d'oro e uno zucchetto rosso in testa, che quasi sfigura tra gli shabab del 17 febbraio, gli insorti della Cirenaica, sempre più giovani e sempre più stanchi, vestiti con jeans sfondati e giubbotti militari. Secondo Mahoammed El Tajuri, per portare a compimento la loro strategia bellica, i mercenari del Colonnello Gheddafi stuprano sistematicamente le donne nella porzione orientale del Paese. Racconta El Tajuri: "L'hanno fatto a Bin Jawad, Ras Lanuf, Brega e Ajdabiya, tutte località dove le linee del fronte sono cambiate rapidamente. I mercenari che abbiamo catturato ci hanno spiegato che i generali del Colonnello li avevano incitati a compiere ogni tipo di scempio, dicendo loro le seguenti parole: "Tutto quello che troverete lì sarà vostro, potrete quindi rubare, massacrare e stuprare a vostro piacimento"".

Incontriamo El Tajuri al checkpoint orientale di Ajdabiya che attraversa solo chi va a combattere e dove, rispetto a un mese fa, aleggia un'aria di marziale disciplina. Anzitutto, viene finalmente operato un controllo sulle auto di passaggio, anche per evitare che giovani e inesperti patrioti partano allo sbaraglio verso il fronte e si facciano inutilmente massacrare. Chi non ha un kalashnikov o una mitraglia anti-aerea è rispedito a Bengasi, al Centro di addestramento militare dove sarà istruito e irreggimentato, e dove presto opereranno i dieci istruttori italiani.

Qui, El Tajuri, che prima della rivolta era un facoltoso uomo d'affari, si occupa del rifornimento di cibo (pane, tonno in scatola e succhi di frutta) verso le linee più avanzate. "Per meglio mettere in pratica la vendetta del Colonnello, i mercenari s'imbottiscono di Viagra. Quando arrivano nelle case, prima ammazzano gli uomini e i ragazzi, poi violentano le donne, di qualsiasi età esse siano. Per questo, tra i tanti martiri che già conta la nostra rivoluzione, ci sono quei mariti e quei figli che hanno affrontato a mani nude le truppe gheddafiste per difendere le loro mogli o le loro madri". Gli chiediamo quanti casi di stupro sono stati registrati soltanto ad Ajdabiya. "Qualche decina. Ma molte donne o molte famiglie non hanno voluto denunciare le violenze, soprattutto quando le vittime sono ragazze da marito. Da noi, sono cose che non si raccontano in giro", risponde El Tajuri, che fa parte del Consiglio degli anziani della città, il cui ruolo è proprio quello di dare suggerimenti a chi è nel bisogno o a chi è capitata una disgrazia.

All'ospedale di Ajdabiya, il dottor Mohammed Idriss è categorico: "Nelle ultime quattro settimane abbiamo accolto numerose donne vittime di violenze da parte della soldataglia del Colonnello. Alcune hanno avuto bisogno soltanto di cure leggere, ma altre sono dovute finire sotto i ferri". È però impossibile incontrare queste disgraziate. Per via dei pesanti bombardamenti degli ultimi giorni, sono stati evacuati altrove gli oltre trecento degenti dell'ospedale. "La popolazione di Ajdabiya s'è ridotta da 150.000 a 15.000 abitanti. Tutti gli anziani, le donne e i bambini sono fuggiti. Ma in ogni casa è rimasto almeno uno shabab, ecco perché i lealisti hanno avuto difficoltà a conquistarla e continuano a bombardarla con razzi Grad da postazioni che distano anche 40 chilometri da qui", aggiunge Idriss.

Altre fonti ospedaliere dicono di aver ascoltato le storie di almeno ventitré vittime di violenze sessuali di gruppo da parte dell'esercito lealista. Gli stupri sarebbero "utilizzati come arma per impedire ai loro mariti di combattere contro Gheddafi". Alcune donne hanno confessato ai medici di volersi togliere la vita. All'inizio della rivolta, diventò un caso internazionale, a Tripoli, il blitz di una donna nell'albergo dove erano ospitati i giornalisti stranieri. "Mi hanno stuprato in quindici, solo perché sono di Bengasi", denunciò, prima di essere aggredita dalle forze di sicurezza e fatta scomparire in un'auto dai vetri affumicati.

Il regime di Gheddafi usa lo stupro come arma di guerra anche nella martoriata Misurata, dove sono state riportate decine di casi di donne vittime di violenze sessuali da parte di militari. "Non avete idea di cosa sta succedendo lì, dove nelle case le donne sono violentate e mutilate", ha dichiarato pochi giorni fa il vicario apostolico di Tripoli, monsignor Giovanni Innocenzo Martinelli, spiegando di aver appreso di stupri in atto da alcune donne musulmane della capitale libica. Citando fonti mediche e funzionari locali, il Sunday Times ha recentemente riportato, sempre da Misurata, un'antologia di orrori tra cui il caso di quattro sorelle più volte stuprate da un gruppo di soldati di Tawurga, cittadina a Est della Sarajevo libica. Un altro medico racconta di due sorelline violentate davanti alla madre prima da soldati libici e poi, quando questi si erano stufati, da cinque mercenari del Niger: "Le ragazze sono in uno stato psicologico terribile in una società dove per sposarti devi essere vergine. Una di loro siede in un angolo e non fa altro che piangere".

Pietro Del Re - la Repubblica - 22 aprile 2011

 

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