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La Casta in Francia è meno Casta grazie ad Hollande

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Nella Francia del dopo Sarkozy si fa sul serio. Mentre in Italia, si parla, si discute a non finire, si promette e non si conclude nulla, Oltralpe inizia la rivoluzione. Si dice che il pesce puzza dalla testa, ebbene, Hollande incomincia la cura dimagrante a partire dai suoi colleghi di governo, i ministri. Il resto seguirà. Questo il racconto del Fatto Quotidiano (n.d.r.).

La mossa di Hollande: taglio del 30% sugli stipendi dei membri del Governo. Il neo presidente della Repubblica francese ha mantenuto la promessa fatta a novembre scorso. Ma per l'opposizione è solo una strategia demagogica, visto che il Governo del leader socialista costerà il 65 per cento in più rispetto a quello di Sarkozy

hollande interna nuova

Taglio del trenta per cento degli stipendi per i membri del governo: le promesse di Francois Hollande in campagna elettorale sono diventati fatti dopo la sua elezione. Il primo Consiglio dei ministri francese del nuovo Governo guidato da Jean-Marc Ayrault ha deciso, infatti, la decurtazione degli stipendi dei componenti dell’esecutivo, in linea con quanto annunciato dal neo presidente della Repubblica francese nel novembre scorso. L’esatto opposto di quanto fatto da Nicolas Sarkozy al suo arrivo all’Eliseo, quando aveva quasi triplicato il suo stipendio netto, portandolo da 7.084 a 19.331 euro.

Con questa decisione di Hollande, la retribuzione lorda di un ministro del Governo Ayrault scenderà così da 14.200 euro a 9.940 euro, mentre quella di un segretario di Stato da 13.490 a 9.443 euro. E nel futuro prossimo toccherà anche al presidente della Repubblica e al premier subire lo stesso taglio, anche se servirà una modifica della legge in Finanziaria. Questa modifica, si legge nel resoconto del Consiglio dei ministri, “sarà realizzata nella prossima manovra correttiva con un entrata in vigore retroattiva al 15 maggio”. La retribuzione lorda di Hollande e di Ayrault passerà quindi da 21.300 euro a 14.910 euro.

Immediata la reazione dell’opposizione. Il segretario generale dell’Ump, Jean-Francois Copè, parla di decisione ‘demagogica’. “Il primo governo del presidente Francois Hollande -ha sottolineato Copè in una nota – conta 14 membri di Governo in più rispetto al primo esecutivo di Nicolas Sarkozy: si passa da 15 ministri, 4 segretari di Stato e un Alto Commissario a 34 ministri e viceministri, ossia un aumento del 65 per cento. Il calo degli stipendi del 30 per cento, quindi, non può nascondere questa realtà: il Governo di Hollande costerà molto più caro al contribuente“.

Il Fatto Quotidiano - 17 maggio 2012

 

Yahoo licenzia il suo numero uno: Thompson

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Si è dimesso il CEO di Yahoo! per un curriculum taroccato

NEW YORK - Non siamo in Italia. Questo è certo. Per avere taroccato un diploma sono stati cacciati un ministro in Germania, il presidente della repubblica ungherese e per il problema di una multa per eccesso di velocità un ministro di Sua Maestà! Yahoo ha seguito lo stesso percorso, i proprietari dell'azienda americana hanno chiesto al ceo Thompson di togliere il disturbo per un falso diploma di laurea. In Italia, invece, in parlamento ci sono condannati con sentenza definitiva e per gravi reati oltre che un sacco di parlamentari indagati. Forse negli altri paesi sono più seri e pretendono dai propri rappresentanti comportanenti più consoni al ruolo ricoperto (n.d.r.) 

Il numero uno del motore di ricerca aveva millantato una laurea in informatica mai conseguita. Il board di Sunnyvale  lo ha sostituito, ad interim, con Ross Levinsohn, numero uno della divisione global media

L'amministratore delegato di Yahoo!, Scott Thompson, si è dimesso dalla guida del motore di ricerca in seguoto allo scandalo del curriculum truccato, in cui aveva millantato una laurea in informatica mai conseguita 1. Al suo posto il board del motore di ricerca ha designato ad interim Ross Levinsohn, numero uno della divisione global media.

Lo scandalo della laurea finta è stato scoperto e denunciato da David Loeb, fondatore dell'hedge fund Third Point che è azionista di Yahoo! con il 5,8%. La biografia di Thompson - riportata nei documenti ufficiali presentati alla Sec - affermava infatti che l'amministratore delegato era in possesso di una laurea in Contabilità e Informatica conseguita presso il Stonehill College. Ma Thompson è laureato solo in Contabilità. La laurea in informatica è stata soppressa al Stonehill College nel 1983, quattro anni prima che Thompson si 'laureasse'.

Per Loeb l'uscita di Thompson rappresenta un successo: da tempo l'azionista di Yahoo! si batte contro le scelte dell'azienda, anche quelle manageriali e chiede un posto in consiglio di amministrazione. Per Yahoo!, invece, si tratterà di una nuova battuta d'arresto e di una nuova pesante perdita: Thompson, ex numero uno di PayPal, era stato nominato con gran clamore al posto di Carol Bartz, allontanata alla fine del 2011 su pressioni degli investitori, secondo i quali la limitata alleanza con Microsoft non si è tradotta nei risultati previsti e la performance del titolo è stata debole. La nomina di Thompson ha coinciso con l'uscita del co-fondatore Jerry Yang, che ha lasciato lo scorso gennaio tagliando i legami con la società che aveva fondato insieme a David Filo nel 1995.

Secondo gli osservatori, Yahoo! non è riuscita a mantenere il passo dell'innovazione, restando indietro rispetto ai competitor. Da modello di ispirazione anche per il co-fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, che ora sbarca in Borsa con un Ipo destinata a passare alla storia, Yahoo! non è riuscita ad anticipare e seguire le tendenze.

la Repubblica - 13 maggio 2012

 

Salvataggio della Grecia sempre più difficile

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La crisi di Eurolandia rischia di estendersi. La Grecia poteva venire salvata se i nodi fossero stati affrontati con decisione. I tedeschi si sono incapponiti, gli altri Stati sono rimasti a guardare e oggi l'operazione salvataggio del Paese ellenico è diventata quasi insolubile. I greci ci mettoo anche del loro. Ovviamente. In casi drammatici come quello greco, cui seguiranno quello portoghese, quello spagnolo e forse quello italiano, l'Europa deve avere più coraggio nelle decisioni da prendere. Non l'ha fatto a suo tempo e adesso ne scontiamo tutti le conseguenze. Occorre costringere la Merkel a recedere dai suoi passi e ad aiutare per davvero gli Stati in difficoltà. Cosa che si è ben guardata dal fare. Sono stati due anni persi e con decine di migliaia di euro letteralmente buttati nella spazzatura greca! A questo punto sarebbe forse il caso di chiedere alla Germania di uscire dall'euro. Eco i resoconti di Matteo Cavallito e Francesco De Palo sulla difficile situazione ellenica. Si paventa l'incubo Argentina o Islanda (n.d.r.).

Grecia nel caos, anche Tsipiras rinuncia a formare il governo. Vicine nuove elezioni. Il leader dell'estrema sinistra fallisce per il no di Nea Demokratia. Il socialista Venizelos tenterà la "grande coalizione", ma lo sbocco più probabile è il ritorno alle urne a giugno. Con un progetto di blocco di centrodestra "pro euro".

elezioni grecia_interna nuova

Un’odissea. Di cui non si intravede ancora la conclusione. E dove tutti si dicono pronti al governo di unità nazionale, ma poi nessuno lo fa. Alexis Tsipras, leader del partito del Syriza incaricato dal Presidente della Repubblica ellenica di formare il governo, ha deciso di rinunciare dopo aver registrato anche il “no” da parte del leader del partito conservatore di Nea Demokratia Antonis Samaras. Altra incertezza dunque sotto la calura dell’Acropoli e nelle stesse ore in cui si apprende che lo spread ritorna sopra i 400 punti e più di un governo dell’Eurozona, come rilevato dal Wall Street Journal, avrebbe sollevato preoccupazioni sull’opportunità di rendere disponibile la prossima tranche di aiuti alla Grecia da 5,2 miliardi. Tanto che a sera il Fondo ha diffuso un comunicato per assicurare che 4,2 miliardi saranno erogati domani e un miliardo resterà disponibile per eventuali esigenze.

Denari utili a rifinanziare 3,3 miliardi di titoli di Stato in scadenza il 18 maggio. Oltre che per poter pagare gli stipendi pubblici a giugno. La patata bollente, come qui in Grecia hanno già ribattezzato l’esito di queste elezioni eccezionali, passerà nuovamente nelle mani di Karolos Papoulias che sonderà il terzo classificato. Quell’Evangelos Venizelos che non pare abbia le carte in regola per trovare una soluzione. A meno che le due forze “maggioritarie”, Nea Dimokratia e Pasok, decidano di fare squadra per il bene del paese con Syriza. Anche se fino a questo momento sembra quasi che intendano non offrire al giovane Tsipras (e alla Grecia) una ciambella di salvataggio.

In caso contrario, due le ipotesi sul tavolo: o fra tre giorni il socialista Venizelos si inventa qualcosa, o il 17 giugno si va alle urne, la soluzione al momento più probabile. Con una possibile sorpresa in termini di coalizione. Da alcune indiscrezioni pare che più di un leader politico non solo greco (anche europeo) caldeggerebbe un’unione delle forze politiche di centrodestra, al fine di formare una sorta di federazione pronta alle urne il prossimo 17 giugno. Così da arrivare all’appuntamento elettorale senza l’attuale balcanizzazione. A fare da “padre putatitvo”, in un ruolo alla Prodi (ma dall’altro versante della barricata) l’ex premier Kostas Karamanlis, nome gradito a Berlino.

Che potrebbe fare da collante anche per far rientrare i soggetti fuoriusciti da Nea Dimokratia: ovvero gli indipendenti di Kammenos, la coriacea Dora Bakoyannis (che proprio con l’attuale leader Samaras ha perso le primarie) e il Laos di Iorgos Karazaferris. Un fronte di centrodestra pro euro per evitare la frammentazione politica. Sempre che i cittadini intendano dar loro un’altra possibilità. Dopo l’incontro con Tsipras (che ha chiesto di essere ricevuto dal neopresidente francese François Hollande), Venizelos ha detto che la miglior soluzione per la Grecia sarebbe un esecutivo di unità nazionale per la permanenza nell’euro. Da irresponsabili, però, non passare ai fatti dopo un’analisi su cui tutto il mondo converge.

Altro dato su cui riflettere è il voto di protesta: perché scandalizzarsene? In fondo il popolo per farsi sentire ha solo uno strumento: il segno sulla scheda elettorale. Di più non può fare. La balcanizzazione alle elezioni greche e l’astensione giunta al record del 40% vuol dire solo una cosa: netta condanna verso chi ha governato ininterrottamente per 30 anni, producendo lo status quo, i 250 suicidi dall’inizio della crisi e un’infrastruttura socio-amministrativa con un elevatissimo tasso di corruzione, a tutti i livelli.

E con una serie di sprechi (veri) della politica e di anomalie su cui intervenire: si pensi che gli ex premier restano deputati a vita, che il presidente della repubblica ha uno stipendio che si aggira sui 300mila euro, che alcune banche di credito cooperativo sono state chiuse, con dipendenti mandati a casa senza un minuto di preavviso e senza un apparente motivo (forse per favorire gli istituti maggiori?) e che (notizia recente) a un cittadino greco che in Olanda ha tentato di prelevare del contante da uno sportello per strada, il bancomat gli ha “rigettato” fuori la carta senza dargli un solo euro. Macabra metafora dell’Unione che “scarica” l’Ellade?

Francesco De Palo - Il Fatto Quotidiano - 9 maggio 2012

Crisi in Grecia, tra l’incubo Argentina e le pressioni di Berlino

Il Fondo Salvastati ha dato l'ok per la tranche da 5,2 miliardi di euro. La Borsa di Atene ha contenuto le perdite. Il punto resta, però, la permanenza del paese nell'euro. Se così non fosse il governo cancellerebbe il proprio debito dichiarando bancarotta. Il rischio, per i cittadini, è di trovarsi nella condizione vissuta dieci anni fa dal paese sudamericano

crisi greca interna

Le buone notizie per ora sono solo due. La prima è che la tranche degli aiuti da 5,2 miliardi di euro in partenza domani giungerà regolarmente a destinazione nelle casse elleniche nonostante l’opposizione di alcuni governi dell’eurozona. La seconda è che la borsa di Atene ha tenuto basse le perdite, chiudendo con un -0,87% cui fa da contraltare il segno positivo dell’indice bancario. I titoli degli istituti di credito guadagnano oggi un complessivo 0,65% dopo i fortissimi ribassi dei giorni precedenti. Il resto è solo incertezza. Incertezza sul futuro politico ovviamente, ma anche e soprattutto finanziario, con la novità di un sempre più spiacevole sospetto: quello di una Germania ormai ai ferri corti con la propria pazienza.

Il messaggio, chiarissimo, lo ha lanciato oggi il ministro degli esteri di Berlino Guido Westerwelle specificando che “la permanenza della Grecia nell’euro è nelle sue stesse mani”. In pratica: o Atene torna sui suoi passi, e allora amici come prima, oppure la coppia Ue-Fmi smette di erogare i prestiti, trasformando l’abbandono ellenico della moneta unica in un evento ineluttabile. Un’ipotesi fino a qualche tempo fa impensabile ma oggi sempre più concreta. Nei giorni scorsi, gli analisti di Citigroup hanno attribuito al verificarsi di questa eventualità da qui al 2013 una probabilità del 75%. Gli analisti di Lombard Street Research, citati oggi dal Daily Telegraph, sono giunti anch’essi a una simile conclusione.

Che cosa comporterebbe un simile scenario? Per Atene, in primis, sarebbe il caos. Il Governo ovviamente cancellerebbe il proprio debito dichiarando bancarotta. I cittadini greci correrebbero a ritirare i propri risparmi in deposito anticipando l’inevitabile svalutazione della neo dracma. A quel punto i casi sono due: o un’accelerazione clamorosa di quel processo già in atto che ha portato negli ultimi tre anni ad alleggerimento dei conti correnti per 70 miliardi, oppure l’amara scoperta di trovare i caveau già vuoti, come accaduto in Argentina dieci anni fa. In entrambi i casi il sistema bancario crollerebbe. A quel punto si passerebbe alla fase due: nazionalizzazione delle banche e massiccia immissione di capitale pubblico. Come? Stampando moneta ovviamente – cosa che a quel punto la Grecia potrebbe fare – visto che di fronte a un fallimento disordinato il Paese non sarebbe più in grado di emettere obbligazioni. Il risultato sarebbe una massiccia inflazione cui la banca centrale ellenica proverebbe a porre rimedio acquistando dracme sul mercato allo scopo di sostenerne il valore. Fino a rapido esaurimento delle riserve in valuta straniera, ovviamente. Un rapporto di Ubs datato settembre 2011 ma tornato di moda oggi calcola che in un solo anno uno scenario simile costerebbe a ogni cittadino greco fino a 11.500 euro.

Alexis Tsipras, leader della coalizione di sinistra attualmente impegnato nel tentativo sempre più arduo di formare un nuovo governo, è perfettamente consapevole delle conseguenze. Per questo, accanto al suo impegno a rinegoziare l’accordo con la Troika (già dichiarato non più valido) punta alla permanenza nell’unione monetaria. Il problema però è che questa sua tenacia rischia di far saltare definitivamente i nervi alla Germania e a tutti coloro che da tempo sperano in modo malcelato che il problema greco sia risolto definitivamente nel modo più ovvio.

Oggi, un portavoce di Syriza, il partito di Tsipras, ha assicurato alla Reuters che il suo leader avrebbe tutte le intenzioni di incontrare il neo presidente francese Francois Hollande così come la cancelliera tedesca Merkel. La lettura è evidente: il non ancora premier greco vuole convincere la Francia a sostenere la sua causa davanti a Berlino nella speranza che la linea della revisione delle politiche di austerity possa infine prevalere. Una mossa logica ma anche rischiosa, date le circostanze, che potrebbe portare sì al definitivo isolamento della Germania ma anche, nel caso, all’inappellabile sconfitta della Grecia. C’è solo un piccolo problema: l’incontro, per il momento, non si può fare. Parigi e Berlino, hanno spiegato infatti fonti interne, sono disposti a incontrare solo i capi di governo e Tsipras, fino a prova contraria, è ad oggi solo il capo di un partito. Per ottenere ciò che vuole, insomma, il leader di Syriza dovrà prima formare una maggioranza. Che numeri alla mano oggi non c’è.

Matteo Cavallito - Il Fatto Quotidiano - 9 maggio 2012

 

La Grecia uscirà dall'euro e la Merkel lo sa

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Banche a picco, spread alle stelle. Nessuna novità - se si guarda al dramma quotidiano che da due anni a questa parte sta vivendo la Grecia - se non si fosse aggiunta, adesso, un'instabilità politica senza precedenti. Con il rischio crescente di assistere al record storico di un Paese che ricorre al voto parlamentare per due volte in due mesi.

La tornata elettorale di domenica 6 maggio ha evidenziato una frammentazione delle forze politiche tale che Antonio Samaras, leader di Nuova Democrazia (partito di centro destra che ha avuto il 19,3% delle preferenze, favorevole a una permanenza della Grecia nell'Eurozona) non è riuscito a raccattare una maggioranza per formare il nuovo governo. A questo punto la palla è passata ad Alexis Tsipras, leader del partito di sinistra radicale Syriza (che ha ottenuto il 16,5% dei voti) contrario alla permanenza di Atene nell'euro. Se riuscirà a convincere le altre diversissime forze politiche a unirsi per dar vita a un governo che abbia senso - tra queste vi sono la destra dei "Greci indipendenti" (10,5% dei voti e 33 seggi in Parlamento) e l'estrema destra neonazista di "Alba d'oro" (6,9% dei voti e 21 seggi in Parlamento) - le probabilità di un'uscita della Grecia dall'area euro sarebbero probabilmente ben più ampie di quel 75% tracciato ieri dagli analisti di Citigroup in un report.

Ma intanto, visto il quadro di estrema instabilità, cresce anche il numero di probabilità per ritornare alle urne a metà giugno. Entro la prossima estate, del resto, Atene è chiamata ad adempimenti importanti per sbloccare gli ulteriori prestiti previsti dal secondo piano di salvataggio (da 130 miliardi) varato lo scorso marzo dalla Troika (Ue-Bce-Fmi). In soldoni, se Atene non dimostrerà ai commissari europei entro fine giugno come intende risparmiare un ammontare pari al 7% del prodotto interno lordo tra il 2013 e il 2014, potrebbe non ricevere prestiti per 31,3 miliardi in programma nel secondo trimestre dell'anno.

I numeri della disfatta
La sostanza dei fatti indica che la Grecia è stretta in una morsa che non si è certo allentata dopo l'ultima tornata elettorale. E lo dicono anche i numeri finanziari, lucidamente drammatici. Negli utlimi due anni la Borsa di Atene ha ceduto il 60% (nonostante due piani di salvataggio ricevuti dall'Europa). Dal 20 febbraio il listino ha ceduto il 22%. Ieri, all'indomani dell'esito elettorale la Borsa greca è crollata del 6,67% e l'indice generale delle banche ha ceduto più del 15%. Il listino di Atene va male anche oggi, con un ribasso dell'1 per cento.

Se poi ci si sposta dalle azioni alle obbligazioni il quadro non migliora. I titoli a 10 anni viaggiano con un rendimento del 23% con un spread (differenziale di rendimento) di 2.167 punti con il rispettivo Bund tedesco (che nel frattempo rende l'1,57% nominale ed è praticamente sottozero su livelli reali favorendo una sorta di ristrutturazione gratuita del debito tedesco). Sulle brevi scadenze il quadro è più allarmante. Oggi Atene ha collocato in asta titoli a sei mesi con un rendimento del 4,69% (in rialzo rispetto al precedente 4,55%). Sulla stessa scadenza i titoli tedeschi viaggiano sottozero anche a livello nominale (– 0,0011%). In questo caso (con tassi sottozero) difficile anche parlare di spread.

Con questi numeri è davvero difficile, per qualsiasi maggioranza, trovare una soluzione. A questo punto, tra i due mali (una permanenza nell'euro a suon di austerity con il rischio di una prolungata recessione giuridico-repressiva o i pesanti costi di un'eventuale uscita dall'euro probabilmente solo in parte compensati dai benefici della svalutazione competitiva che ne conseguirebbe con un ritorno alla dracma) le stesse istituzioni fanno fatica a capire quale può/potrà essere il minore.

Vito Lops - Il Sole 24 Ore -8 maggio 2012

 

All'Eliseo il cambio della guardia

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La vignetta di Giannelli - Dal Corriere della Sera di lunedì 7 maggio 2012
 
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