Un autunno di lacrime e sangue? Il Conte che non torna!

Il ministro Roberto Gualtieri afferma la necessità di «elaborare una strategia di rientro dall’elevato debito pubblico», ma allo stesso tempo ricorda che «l’economia avrà bisogno di un congruo periodo di rilancio durante il quale misure restrittive di politica fiscale sarebbero controproducenti». Se riportare il debito sotto controllo con misure “lacrime e sangue” in un paese che sta attraversando la terza recessione in meno di 15 anni è politicamente impossibile, cosa altro si può fare per cercare di ridurlo? Forse nulla, almeno per il momento. Il commento di su Il Post.

Fase 2, a settembre la resa dei conti

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Conte 2 in braghe di tela, Pil giù e imposte sù

Tra i mille bersagli immaginati del governo per la ricostruzione c'è anche il ridisegno complessivo del sistema fiscale. Una nuova mappatura della centralina tributaria. Agli inizi di febbraio, quando la pandemia era appena cominciata e i più credevano che fosse un problema solo cinese, i motori della riforma erano già stati accesi. "Serve una revisione organica del nostro ordinamento fiscale e tributario", affermava il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco. Gualtieri aveva messo in piedi un tavolo di lavoro. Tutti: parti sociali, economisti e politici avevano dimostrato l'idea di andare avanti. Il commento di Michele Di Lollo su il Giornale.

M5S-Pd, accordo per l'aumento della tassazione prossima-ventura!

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Macron: "Fondo comune o l’Ue rischia il crollo"

  • Pubblicato in Esteri

Emmanuel Macron lancia la carica: l’Unione è arrivata «al momento della verità», i leader devono «decidere se è un progetto politico o solo un mercato. Io penso sia un progetto politico e quindi servono trasferimenti finanziari e solidarietà». Il presidente francese parla al Financial Times a una settimana dal cruciale vertice Ue sulla risposta alla crisi economica da coronavirus. Schiera ancora la Francia sulla linea di Italia e Spagna, in netta contrapposizione con la Germania di Angela Merkel: «Non c’è altra scelta» - spiega dall’Eliseo – se non creare un fondo «che possa emettere debito comune con garanzie comuni» per finanziare la ripresa. Altrimenti l’Unione rischia il collasso.

La Francia insiste, vuole un Recovery Fund che rastrelli sul mercato almeno 500 miliardi per sostenere i Paesi che a causa dell’alto debito possono spendere meno, rischiando di saltare sotto i colpi della crisi. «Se non lo facciamo, io vi dico che i populisti vinceranno in Italia, in Spagna, forse in Francia e altrove». L’idea è sostenuta da 14 partner, ma è bloccata da Germania, Olanda, Austria, Finlandia, Svezia e Danimarca. Consapevole della necessità di trovare un accordo tra le due fazioni, in particolare con Berlino, Macron aggiunge: «Ho un dialogo permanente» con Angela Merkel e l’olandese Mark Rutte.

Iniziano dunque le danze in vista del burrascoso vertice di giovedì prossimo. Un antipasto ieri è arrivato alla riunione dei ministri delle Finanze dei 27, durante la quale Roberto Gualtieri, insieme ai colleghi di Francia, Spagna e Portogallo, si è schierato sul Fondo per la ripresa, in contrapposizione con i nordici.

Intanto la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, davanti al Parlamento europeo presieduto da David Sassoli ha affermato che «l’Unione deve presentare una scusa sentita all’Italia, ma le scuse valgono solo se si cambia comportamento». Ecco perché von der Leyen lavora a un Piano Marshall che possa mettere d’accordo tutti. Si fonderà su una proposta di bilancio Ue 2021-2027 più corposo e capace di andare sui mercati per raccogliere i soldi necessari alla ripresa. La filosofia è tedesca: lasciare la gestione a Bruxelles per rassicurare gli elettori che i fondi non saranno sprecati per le cicale del Sud e mascherare i bond come iniziativa comunitaria che esclude la mutualizzazione dei debiti nazionali. Mentre i nordici vogliono allungare i tempi, i Paesi del Club Med chiedono di partire subito, senza dover arrivare al 2021 con i soli 500 miliardi messi in campo da Mes, Bei e Commissione. Von der Leyen lavora a un compromesso, uno "strumento ponte" da attivare solo in caso di necessità. Ma il pressing è tale che ieri i 5Stelle a Bruxelles sono arrivati al punto di votare contro il paragrafo della risoluzione che chiedeva la creazione di Recovery Bond all’interno del bilancio comunitario. "Senza solidarietà vinceranno i populisti".

Alberto D’Argenio – la Repubblica – 17 aprile 2020

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