Quirinale, gli uomini migliori e le soluzioni peggiori

Dopo oltre sei mesi di governo Draghi, nessun partito o schieramento ha ancora metabolizzato fino in fondo il lutto e, di conseguenza, elaborato una agenda basata su una realistica visione dell’interesse nazionale. Si chiama, banalmente, crisi di sistema, di cui la soluzione di emergenza è l’effetto, non la causa. E l’avvio di discussione sul prossimo capo dello Stato, tutta tattica e tutta improvvisata, risente proprio dell’incertezza del contesto. Il commento di Alessandro De Angelis su Huffington Post.

La corsa al Quirinale, i partiti impazziscono

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Nessuno riesce a contrastare Mario Draghi

Che cosa rende Draghi così dominante, pur senza un esercito alle spalle? Il personale prestigio, senza dubbio. Una levatura sopra la media (non eccelsa) della nostra classe dirigente. Un certo timore reverenziale che l’uomo incute per via del curriculum. Frequenta i potenti, padroneggia la finanza, conosce la geopolitica, sa esprimersi in lingua straniera. Non ce n’è tanti in giro con queste qualità sopraffine. Giorgetti, per dire, lo considera “un fuoriclasse”. L’uomo della Provvidenza. Al posto giusto e nel momento adatto. Però c’è dell’altro su cui il premier fa leva, specie nei confronti dei populisti. Oltre all’ascendente, mettono paura gli artigli che Draghi non ha tirato fuori. Perlomeno, non ancora. Il commento di Ugo Magri su Huffington Post.

Draghi, un uomo solo al comando! Conte e Salvini incassano senza reagire

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