Il Covid 19 non era proprio una "semplice" influenza!

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I governi più conservatori e populisti, quali quello di Boris Johnson in Inghilterra, Donald Trump negli Stati Uniti e Jair Messias Bolsonaro, abbiano a lungo cercato di minimizzare la portata dell’epidemia prima di prendere atto delle sue reali conseguenze. Più in generale, i paesi con solide tradizioni liberali e una maggior fiducia nel mercato, come Svezia o Corea, sembrano aver scelto politiche di contenimento sociale meno coercitive dei paesi in cui tradizionalmente il ruolo dello stato è più ampio, come in Cina, ma anche in Italia e Spagna. Il commento di Rony Hamaui su La Voce.

Il Coronavirus ha sconfitto i populisti ovunque

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Ai blocchi la sfida di Biden a Trump

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Sulla base di indicatori significativi l’elezione del democratico John Biden alla presidenza degli Stati Uniti è, ad oggi, probabile. I sondaggi nel voto popolare danno il democratico in vantaggio fino a 10 punti; ed anche in alcuni Stati “oscillanti” che votarono Rep nel 2016 il pendolo demoscopico volge a favore dei Dem con effetto sul collegio elettorale. Significativo è l’orientamento di alcuni vertici militari (Mattis, Mullen, Dempsey, Kelly…) che in nome della Costituzione contrastano Trump, e ancor più lo sono le dichiarazioni di alcuni importanti repubblicani (Romney, George W.Bush, e vedova McCain), sintomo di un movimento interno al Grand Old Party. Il commento di Massimo Teodori su Huffington Post.

Lo scontro Trump-Biden per la presidenziali Usa 2020

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Gli Usa di Trump costretti a fare i conti con secoli di razzismo

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Leggiamo di John Kelly, generale dei marine arruolato ai tempi del Vietnam, durissimo ministro della Sicurezza di Trump, rigido contro l'emigrazione, il figlio Robert caduto da tenente dei marine in Afghanistan nel 2010, uomo tutto d'un pezzo che il presidente sceglie infatti come capo di Gabinetto, il consigliere principale, che rompe, dopo una vita sull'attenti, i ranghi, schierandosi con il commilitone Mattis contro l'ex leader. Intanto i Marines proibiscono, dopo la morte di Floyd, l'uso della bandiera confederata, Stars and Bars, vessillo del Sud razzista e secessionista, simbolo caro a tanti negli Usa e che il primo emendamento alla Costituzione protegge come libertà di parola, benché per i neri sia, giustamente, odiosa icona della schiavitù. (...) Mi è ritornato in mente, leggendo su Stars and Stripes, il foglio delle forze armate, della scelta raziocinante del corpo dei Marine, un giorno bollente dell'estate 2003, in Iraq, mentre la guerriglia jihadista prendeva piede. Ero alla base militare Usa di Tikrit, il paese di Saddam Hussein, regno dei guerriglieri. Usai la latrina da campo, cilindri di plastica color kaki dove il sole faceva bollire persone ed escrementi. Sul muro interno, sopra il water, una formale scritta colorata ammoniva: "Se lasciate graffiti sessisti o razzisti in questo bagno sarete processati dalla Corte Marziale". (...) Questi sono gli Stati Uniti, e questo è difficile capire per gli europei. Sterminata nazione incapace ancora di organizzare una polizia che non discrimini tra cittadini bianchi e cittadini neri, ma capace di eleggere presidente uno smilzo laureato ad Harvard, figlio di una ragazza madre bianca e un assente padre africano. Il commento di Gianni Riotta su Huffington Post.

Gli Stati Uniti hanno, da sempre, il il virus del razzismo

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