Siamo di fronte a una repubblica delle banane?

Mentre l’assoluzione di Donald Trump dal suo (secondo) impeachment non è una sorpresa, essa non fa che accrescere le ombre che sempre più gravano su un’intera classe dirigente e, inevitabilmente, anche su un’intera nazione.

Facciamo un passo indietro.

Dalla decisione di allearsi durante la seconda guerra mondiale con un impassibile macellaio (Stalin) non meno sanguinario di Hitler fino alle successive amicizie con Stati reazionari come Arabia Saudita, Qatàr e Pakistan, alle varie guerre in Corea e Vietnam e alla sciagurata e delittuosa invasione dell’Iràq, sbandierando nello stesso tempo il vessillo della democrazia, è difficile negare la presenza di una radicata ipocrisia o, peggio, schizofrenia.

      Quando dunque il leader della minoranza repubblicana in Senato, Mitch McConnell ha da una parte riconosciuto la colpevolezza dell’ex-presidente e, dall’altra, lo ha assolto con la scusa che la costituzione non prevede l’impeachment di un presidente non più in carica, egli non ha fatto altro che replicare con disinvoltura la stessa ipocrisia e la stessa schizofrenia. Egli stesso aveva infatti fatto slittare la presentazione degli articoli di impeachment a dopo l’uscita dell’ex-presidente, per poi adesso sostenere che Donald Trump non è perseguibile perché ormai non più presidente (sic!). Il tutto sarebbe esilarante, se non fosse spudorato.

      Ora, solo gli ipocriti, i pigri mentali e i miopi intenti a curare il proprio cantuccio o semplicemente gli imbecilli, di qua e di là dell’Atlantico, possono rimanere indifferenti di fronte a tale  esito del processo. Essa sembra suggerire al mondo che in fondo si può incitare una massa di fanatici, col volto dipinto e dai tratti belluini, a bloccare  un’elezione e ad invadere un Parlamento e rimanere impuniti. Se gli USA fossero uno dei tanti lillipuziani e improbabili Staterelli spuntati come funghi in Europa dopo la seconda guerra mondiale, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica e poi dell’ex- Jugoslavia, in fondo eventi simili risulterebbero meno gravi e dalle conseguenze circoscritte. Quando però essi si verificano in una nazione potenza atomica, che controlla e influenza il mondo economicamente e politicamente, il carattere ribaldo di tali manifestazioni e il cinismo di metà della classe dirigente non possono che preoccupare. Se questi sono i criteri domestici, come escludere infatti che anche quelli della politica estera siano altrettanto inaffidabili?

        Certo, bisogna riconoscere che l’ipocrisia e furbizia degli assolutori - i senatori - repubblicani, timorosi del potere esercitato da Donald Trump sulla loro base, è stata onorevolmente e magistralmente contrastata dai conduttori dell’impeachment, fra i quali si sono distinti un Jaimie Raskin, Joe Negusone, Madeleine Dean o Ted Lieu. La loro ricostruzione delle manovre di Donald Trump, prima per contestare la validità delle elezioni e poi per bloccare la certificazione, non poteva essere più efficace e convincente. Né va dimenticato che ben sette senatori repubblicani hanno votato a favore dell’impeachment, ben sapendo che ciò potrà attirare su di loro pesanti sanzioni da parte del Partito. Assieme a simili benemeriti tentativi di condannare l’ex-presidente, esiste del resto un’amara consapevolezza dello spettacolo da baraccone offerto al mondo. Tipico il lamento di un ex-Procuratore dell’Esercito nonché collaboratore di Robert Muller, Glenn Kirschner, secondo cui l’America è diventata the laughing stock of the  world (lo zimbello del mondo). Ma anche Chuck Schumer, capogruppo democratico del Senato, ha affermato che l’assoluzione rappresenta “un evento infamante”.

       Come dire, che nonostante la clamorosa assoluzione e il servile vassallaggio repubblicano, una parte della classe dirigente è consapevole del cancro trumpiano e ha perlomeno tentato di rimuoverlo con lo scopo di impedirgli di ripresentarsi alle elezioni nel 2024.

       Fatti salvi questi meriti e questi sforzi, rimangono tuttavia alcuni aspetti sconcertanti.

       Primo, per mesi, metà degli elettori americani ha letteralmente e docilmente bevuto un’inesauribile serie di frottole su presunti brogli elettorali, non si è scomposta se Trump non paga tasse né sembra preoccuparsi del fatto che costui sia in odore di torbide collusioni affaristiche via Deutsche Bank e la mafia cubana.

       Secondo, tenendo conto delle prolungate menzogne dell’ex-presidente sulla reale gravità del virus, sull’inutilità delle maschere e del ritardo nel verificare il ritmo dei contagi, appare perlomeno incredibile che egli non sia stato incriminato già solo per tale irresponsabile e letale gestione del Covid.

       Terzo, la messa in stato d’accusa, cosa surreale, era di tenore unicamente politico. Rimane quindi altrettanto sorprendente che, a parte l’apertura di un’indagine criminale da parte della Georgia (avente come oggetto le intimidazioni di Donald Trump nei confronti del Segretario di Stato Raffensperger e la richiesta dei famigerati 11780 voti), nessun altro tribunale, Stato, entità statale, federale o economica abbia per il momento richiesto l’incriminazione penale di Donald Trump per aver tentato di bloccare la certificazione elettorale e stimolato i suoi sostenitori a marciare sul Campidoglio, provocando così la morte di cinque individui, senza inoltre intervenire immediatamente con l’invio delle necessarie forze dell’ordine. Ancora più surreale il fatto che dopo varie ore egli abbia chiesto ai rivoltosi di andare a casa “in pace”, lodandoli per “l’evento memorabile”.

        E’ difficile immaginare un evento simile in qualsiasi altra nazione del mondo civilizzato e l’acquiescenza e abulia di una parte così numerosa della popolazione e della classe dirigente.

        Nessun nuovo presidente democratico e neanche i pur intrepidi e onesti conduttori dell’impeachment possono eliminare la sensazione che gli USA stanno mancando di qualsiasi credibilità in questo miserevole e ribaldo frangente, suggerendo scenari mafiosi o da repubblica delle banane.

Antonello Catani, 15 febbraio 2021

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