Quella guerra tra Merkel-Macron e i Paesi del Nord Europa

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Ci voleva probabilmente una pandemia per far comprendere ai vertici della politica tedesca che il MES – Meccanismo Europeo di Stabilità, concepito in altri tempi e con rigore ideologico neoliberista, non poteva essere lo strumento adatto a fronteggiare le sfide poste da un cataclisma sociale ed economico di vasta portata, quello frutto del Covid-19. Così anche Angela Merkel è stata costretta ad ammettere nel presentare l'accordo sul Recovery Fund proposto dall'"aquila bicipite" franco-tedesca, che lo Stato nazione non ha futuro. dopo qualche tempo è tornata a farsi sentire indirizzando le linee di un'Unione Europea seriamente a rischio di deragliare per la rigidità dei cosiddetti "falchi", i Paesi austeristi del nord (Svezia, Danimarca e Olanda in primis), sulle misure di contrasto alle conseguenze socio-economiche della pandemia. Il commento di Cristiano Puglisi su il Giornale.

L'introduzione del Recovery fund non piace ai Paesi del Nord

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La grande peste del 2018 e quella del 2020

Un secolo fa, il 23 maggio 1920, il papa Benedetto XV pubblicò la grande enciclica Pacem Dei munus: il contesto era quello della penosa situazione economico-sociale causata dalla Prima guerra mondiale, peraltro aggravata dalla pandemia della “spagnola” che, tra il 1918 e il 1920, causò decine di milioni di morti nel mondo (solo in Italia 600mila). Il Papa osservava: «Ci si parano innanzi immense regioni desolate e squallide, moltitudini ridotte a tale estremo da mancare di pane, di indumenti e di letto; […] infine un’ingente schiera di esseri debilitati». (...) Oggi la catastrofe sanitario-umanitaria mondiale provocata dalla pandemia di Covid-19 ci riporta al «grande crinale della storia». Solo una soluzione solidaristico- fraterna universale, che ponga all'ordine del giorno una forma di governo mondiale, potrà salvarci. È ancora un pontefice, papa Francesco, a indicare con tenacia e argomenti forti la strada e al suo fianco – pur nella seria difficoltà di questa grande istituzione sovranazionale e multilaterale – stavolta c'è il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres. I perduranti dogmi neoliberisti e le ricorrenti pseudo-soluzioni sovranistiche (con l'implicita idea neo-imperialistica di scaricare i problemi sui più poveri del mondo) sarebbero un errore tragico e fatale, che l'umanità non può permettersi. Il commento di Fulvio De Giorgi su Avvenire.

E' passato un secolo dalla tempesta spagnola

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Si rinnova il sogno europeo, un'Europa piu' unita fa paura

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Non accadeva da molti anni che si discutesse di un disegno forte per il futuro dell’Europa. Interpella tutte le più importati voci europee, comprese quelle delle Chiese e dei cristiani. E l’Italia? Da quando è esplosa l’emergenza Covid 19, molti italiani hanno protestato per la mancanza di solidarietà europea. Ma è troppo facile, quando ciò coincide con i propri interessi immediati. Più delle chiacchiere degli euroscettici, preoccupa il silenzio degli europeisti: abituati da anni a lamentarsi per le delusioni che vengono da Bruxelles, sembrano incapaci di vedere i segnali di cambiamento e di cogliere il kairós. Il commento di Agostino Giovagnoli su Avvenire.

Il risveglio dell'Unione Europea

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