I disastri dei demagoghi

Nel maggio 2017 uno dei più autorevoli periodici europei, Der Spiegel, pubblicava un pesante e profetico giudizio sul neo presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Fra le definizioni usate vi erano quelle di essere “incapace di essere presidente…”; “Egli non legge. Non si preoccupa di leggere dossier importanti e conosce poco degli argomenti da lui identificati come priorità. Le sue decisioni sono capricciose e sono prese sotto forma di tirannici editti”...; “Gli USA hanno eletto come presidente un buffone e sono ora succubi di uno scherzo di uomo. Il Paese è, come ha recentemente scritto David Brooks del New York Times, succube di un bambino”; egli è un misero politico..un misero capo…un pericolo per il mondo…”.

    Se i comportamenti del presidente americano riguardo a una miriade di eventi hanno ampiamente confermato i suddetti giudizi, quelli riguardanti l’epidemia di Covid 19 li rendono ancora più tragicamente profetici e ancora più inquietanti.

    Un mese fa egli affermava con disinvoltura che gli USA sono ”totalmente preparati..tutto è sotto controllo..il virus è come un’influenza..vi sono 15 infetti, che  probabilmente saranno due o tre nei prossimi giorni e magari il virus sparirà del tutto.” Queste affermazioni erano dettate dal suo “istinto”. Una decina di giorni dopo affermava di “non essere per niente preoccupato”. Dichiarava che in fondo erano stati registrati solo 240 casi e 11 morti e che il virus era una “hoax” (frode) del partito democratico ingrandita dai mass media.

    Contrariamente a tali fantasiose e distorcenti proiezioni, il virus non si è volatilizzato, i contagi registrati ovvero noti sono ormai 100.000 e il numero di morti è salito a circa 1700. Con un sistema sanitario carissimo, organizzato per pochi privilegiati e del tutto impreparato ad emergenze e assistenze di massa, nonostante l’Obamacare, gli unici che reagiscono con buon senso  sono i governatori dei vari Stati, che cercano di fronteggiare la crisi in maniera autonoma, dati i ritardi e le indecisioni del governo federale. Imperterrito, qualche giorno fa, il Presidente americano ha comunque affermato che bisogna ritornare al lavoro presto, magari per Pasqua. Sempre sulla base del suo “feeling”, inoltre, i 40.000 ventilatori implorati dal governatore di New York, Cuomo, gli sembravano eccessivi. Ribadendo che egli e i suoi collaboratori stanno facendo "un incredibile lavoro", egli ha anche  affermato che si stanno costruendo ospedali “in 3 giorni e mezzo”(sic). In realtà, come ha dichiarato proprio negli stessi giorni il Generale Todd Semonite, comandante in capo del corpo ingegneri dell’esercito, “è impossibile costruire un ospedale in un paio di settimane”. Come dire, un’altra incredibile e disinvolta diffusione di falsità.    

      Queste e altre simili irresponsabili stravaganze sono ineffabilmente partorite in contesti a loro volta non meno sconcertanti per leggerezza e stupidità. Tutti hanno notato che le conferenze del governo cinese e di quello sud-coreano in merito al Covid 19 sono state tenute con gli astanti debitamente lontani fra loro e muniti di mascherina. I briefings della Casa Bianca e il recente regalo di penne a uno stuolo di docili presenti per celebrare la firma di un decreto mostrano invece individui, Presidente incluso, a stretto contatto di gomito (o quasi di guancia) fra di loro e senza mascherine… Il contrasto fra il crescendo esponenziale dell’epidemia e l’inadeguatezza del sistema e delle strutture sanitarie, da una parte, e questa sequenza di velleitarie mistificazioni  dall’altra non potrebbe essere più clamoroso. Visto il trend esponenziale del contagio e dei morti, gli USA rischiano di pagare un prezzo altissimo per il ritardo, l’ostinazione e le millanterie di un uomo.

     Le stesse considerazioni possono essere fatte per i loro cugini sull’altro lato dell’Atlantico. Assieme alle disinvolte proiezioni johnsoniane circa le famigerate “immunità di gregge”, vanno qui menzionate le sue imperturbabili dichiarazioni di non molti giorni fa, quando egli ha affermato di stringere tutti i giorni senza problemi  decine di mani (naturalmente, senza guanti e maschera). Nel frattempo,  continuavano e continuano a funzionare le metropolitane con i vagoni stipati di persone, la maggior parte senza protezione alle mani e al viso.

     Per una sorta di impietosa nemesi, il Primo Ministro britannico Boris Johnson, il Segretario alla Sanità Chris Whitty, e anche il ministro della Sanità Nadine Dorries, risultano ora essere positivi al virus. Supposto anche che si tratti di nemesi e senza augurar loro di passare le forche caudine dell’immunità di gregge, il fatto non costituisce una consolazione. Anche in questo caso, la leggerezza, il dilettantismo e caparbia ostinazione di pochi individui nel sottovalutare l’epidemia sono una delle cause fondamentali della rapidità con cui essa si sta diffondendo in tutta la Gran Bretagna. Le precipitose misure restrittive di questi giorni avvengono con almeno tre settimane di ritardo durante le quali l’ininterrotta promiscuità sociale deve avere disseminato un numero non quantificabile di contagi.

     I due comportamenti “atlantici” sopra citati non sono evidentemente gli unici responsabili del caos attuale, ma è impossibile sottovalutarne i perniciosi contributi, il loro effetto catalizzante. Quando Marx e i suoi seguaci coltivavano il farraginoso castello dei mezzi e sistemi di produzione come motori della storia, stavano evidentemente sottovalutando l’insostituibile ruolo degli individui nel provocare disastri o nel non saperli fronteggiare con buon senso. Che poi a tutto ciò si aggiungano in questi giorni, specie in Europa, le tensioni, le tendenze disgregatorie, le miopie e gli egoismi nazionali è in fondo un déjà vu di tristi memorie.

     In un’epoca straripante di teorie cospiratorie, i momenti attuali favoriscono evidentemente galoppanti fantasie di biechi piani di origine russa o cinese di accerchiamento dell’Occidente (ovviamente “anglosassone” con succube damigelle mediterranee di contorno). Il vittimismo e i capri espiatori sono la tipica arma degli ignavi e degli scaricabarile. Mai come in questo momento dovrebbe apparire chiaro come la coesione dell’Europa, minata oltre che dall’epidemia anche dalla diminuzione delle nascite, dalla strisciante invasione islamica e dalla mitomane fuga britannica, parzialmente soggiogata da pretestuose protezioni militari Nato, sempre più dimentica delle sue tradizioni e della sua storia culturale, drogata da un sistema di informazioni di massa che alleva e livella stuoli d’imbecilli, ammalata di pseudo-pietismi e bonomie condite di ignoranze caprine, insomma l’eredità dell’Europa (ovviamente, per chi ci crede) mai è stata altrettanto minacciata.

    Il déjà vu non è del resto solo di natura politica o diplomatica. Lo scenario ricorda sotto molti punti di vista altre simili atmosfere di isteria religiosa e non. Mentre in Italia l’ex Premier Renzi appare in sintonia di facilonerie criminose  con Donald Trump, rivendicando anche lui la necessità di ritornare al lavoro quanto prima anche a costo di convivere col virus “per anni “(sic) – per coerenza dialettica, dovrebbe porsi il quesito se lui apparterrebbe alla categoria dei sopravvissuti – non è che manchino anche gli untori di manzoniana memoria. I canali TV che hanno ammorbato impuniti per decenni i salotti e le cucine di intere generazioni con demenziali giochi e trasmissioni di-tutto-un po’ ora ammanniscono compunti pluri-giornalieri resoconti di scamiciati che cantano dai balconi, rubando la trama alle storie più edificanti. Anche le sciagure e le storie più patetiche si prestano insomma allo spettacolo. Non a caso, del resto, i presentatori anglosassoni chiamano show i loro programmi. C'è da chiedersi come mai, assieme ai ristoranti e ai bar, non mettano in quarantena domiciliare sine die anche il petulante manipolo di sussiegosi (e inutili) conduttori e conduttrici.

    L’aura religiosa serpeggia infine dai pubblicisti fino a San Pietro. Mentre c’è chi cerca misteriosi rimedi nelle lettere di San Paolo, il Papa promette indulgenze liberatorie collettive ai malati in primis. Non si sa se perché sono in pericolo di vita o perché hanno più peccati da scontare. Il salvataggio delle anime peccatrici rimane comunque l’obiettivo di fondo. Siamo in pieno medio evo. Ma se dall’empireo delle salvezze spirituali si scende sulla più prosaica vita quotidiana, si scopre che nessuno sa esattamente come e cosa fare. Le circolari e i decreti si moltiplicano, le maschere sarebbero e non sarebbero sempre necessarie, i servizi postali si sono arenati, i servizi pubblici lavorano a singhiozzo o al rallentatore e un intero sistema di pseudo-efficienze arranca. Il congelamento delle attività produttive sembra aver contagiato anche i gangli dello Stato, salvo la polizia e l'esercito che raccoglie bare.

   Solo colpa dell’epidemia o la malattia esisteva già ben prima che il virus apparisse?

Antonello Catani, 28 marzo 2020

    

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Il virus della stupidità ad oltranza

       A distanza di 75 dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, il virus del fanatismo di parte non cessa di auto-alimentarsi. Intrecciato ora a quello di un altro rampollo, il Covid 19, il loro matrimonio può produrre effetti ancora più devastanti.

      La preannunciata esercitazione americana Defender Europe 20 e i bisticci e le acrimonie intorno all’evento sono paradigmatici. I legittimi interrogativi circa le motivazioni e i tempi dell’esercitazione vengono respinti da varie parti come fantasie complottiste ed esempi di anti-americanismo. Questa della faziosità non è una malattia nuova (vedi Guelfi e Ghibellini di antica memoria). A parte il déjà vu, l’acrimonia nasconde tuttavia una curiosa miopia le cui radici superano anche le comprensibili ma comunque fatali ignoranze individuali e riguardano il riassetto del mondo dopo il tracollo dell’Impero Britannico. Per intendere adeguatamente questo prurito difensivo in un momento così delicato come quello attuale bisognerà fare alcuni passi indietro.

      Sfugge ai più che il mondo pre-1939 era ben diverso da quello attuale e che era ancora la Gran Bretagna il protagonista dello scenario strategico mondiale. Piccolo particolare: non vi era “Guerra Fredda”. La Russia sovietica era troppo occupata a organizzare i suoi laboratori marxisti e le sue purghe interne. Ci vollero le isteriche cupidigie slave di un Hitler, la forsennata idiozia e criminale persecuzione degli Ebrei e le perorazioni di un guerrafondaio come Winston Churchill – oltre alla Polonia, era l’Impero britannico ad essere in pericolo - per trascinare gli Americani in guerra. Nel frattempo, i Giapponesi fecero il colossale errore di attaccare proditoriamente Pearl Harbour, regalando su un piatto d’oro a Roosevelt la giustificazione emotiva per dichiarare guerra al Giappone.

      Il resto è noto: la Germania nazista e il Giappone sono sconfitti, la Gran Bretagna perde definitivamente un impero già traballante e, evento epocale, l’America si istalla “fisicamente”, oltre che in Giappone, anche in Europa (con una mantellina NATO). Già: non contenti di aver essi stessi cinicamente (o stupidamente?) aiutato e rafforzato uno Stalin in tempi di guerra, si erano poi accorti infatti che la Russia sovietica era una minaccia. Rimane un mistero come non se ne fossero accorti prima.

      Nel frattempo, ripresasi definitivamente dalla crisi del 1929 grazie alle gigantesche produzioni militari, la macchina da guerra americana non poteva più fermarsi, col risultato che il Military Industrial Complex, già visto con perplessità e inquietudine dallo stesso Eisenhower, ha continuato per decenni ad estendere le sue attività grazie anche al martellamento ideologico di intere generazioni. Non a caso, il termine “patriot” è uno degli slogans bi-partisan più inossidabili dello scenario politico americano. Solo inculcando ossessivamente nel cervello dei cittadini lo spettro del “nemico” è possibile giustificare l’astronomico budget militare statunitense. Ora, questo famigerato nemico continua ad essere la Russia, vista di malocchio fin dai tempi di Napoleone. Pretendere che Putin sia un esempio di savio e benevolente reggitore di popolo sarebbe come considerare le cavallette come graziosi animaletti. Ergo, anche lui va preso con le pinze. Se però ciò è vero, che mai lezioni di moralità possono venire dai suoi avversari d’oltre Atlantico, stretti partner di regimi intolleranti come l’Arabia Saudita o il Pakistan e che ancora occupano il Giappone e la Germania, sia pure larvatamente? L’Arabia Saudita, oltre a fare a pezzi, impunita, un suo cittadino a Istanbul, non sta forse facendo scempio di folle di Yemeniti e il Pakistan non è all’avanguardia nelle tristi persecuzioni religiose e nella violenza verso le donne? Difficile dimenticare queste vergognose connivenze.

      La premessa serviva solo a sottolineare un fatto trascurato grazie alla pigrizia mentale, indifferenza e ignoranza delle folle ormai pateticamente intorpidite e omologate: oltre al mito americano della democrazia e della parità dei diritti, entrambi smentiti già dal trattamento riservato a tanti Negri americani e dalle incertezze sanitarie – un’appendicite costa solo 45.000 dollari! -  vi è anche quello della necessità della NATO, con i suoi parafernalia, esercitazioni, basi militari, arsenali e continue eccitazioni anti-nemico. In realtà, l’esistenza di quest’ultima, si spiega solo grazie alla pavidità e remissività con cui gli Stati europei accettano un tacito vassallaggio militare americano (e Canadese!) anziché potenziarsi con fermezza ma autonomamente nei confronti di eventuali disegni espansivi della Russia. Purtroppo, non è così. Neanche i relitti del  mondo antico sono così invecchiati e datati come la presenza di questa furbesca e ormai sempre più pretestuosa istituzione.

      Per completare il quadro, molti dimenticano o ignorano che una buona parte dei morti durante la prima guerra mondiale non fu dovuta ai gas o ai proiettili ma a un antenato del Covid 19: la falcidiante Spagnola. E’ stato ancora dimenticato o volutamente oscurato che gli Stati Uniti, anche se già dal marzo del 1918  molte reclute  in campi di addestramento avevano iniziato ad essere contagiate dal virus, continuarono comunque a spedire interi convogli di truppe sul fronte europeo. Mentre molti soldati perirono già durante il viaggio, fra coloro che arrivarono in Europa vi fu ovviamente chi contribuì a disseminare il bacillo o ne fu a sua volta infettato. Tutto ciò è ampiamente documentato e non fa quindi parte delle incriminate teorie della cospirazione. In altre parole, l’ecatombe anche epidemica della prima guerra mondiale fu stimolata dai movimenti di truppe dall’Atlantico e nel Continente europeo.

      Ritornando ora a Defender Europe, una serie di analogie e di eventi e comportamenti  contrastanti e paradossali ne confermano l’irrimediabile stoltezza.

      I soldati dell’esercitazione arriveranno dagli USA, luogo dove il Covid 19 si sta espandendo in maniera esponenziale. Interrogato in proposito dal Congresso a Washington, Anthony Fauci, probabilmente il massimo esperto americano di malattie infettive, ha dichiarato che il sistema sanitario americano non è attrezzato ("is not geared") per contenere contagi ed effettuare massicci tests, così come hanno fatto altri Paesi e che insomma ha fallito ("has failed").

       D’altra parte, lo stato maggiore di U. S. Army Europe assicura che sta monitorando da vicino (“closely monitoring”) il Covid 19. Se il massimo esperto americano afferma che gli USA sono deficienti nel test del Covid 19, come fanno dei Generali ad essere così fiduciosi sui risultati del loro “monitoraggio”?  Ovvero, così come fecero durante la prima guerra mondiale, gli USA stanno inviando truppe in Europa, già afflitta dall’epidemia, senza sapere esattamente chi è in stato di contagio, checchè ne dicano i Generali. Per colmo di feroce ironia, casi di Covid 19 sono stati registrati questi giorni negli Headquarters della NATO in Belgio. Inoltre, lo stesso comandante delle forze americane in Europa, Generale Christopher Cavoli, è in quarantena per sospetto contagio.

      Nel frattempo, con una incoerenza che rasenta la schizofrenia,  senza consultarsi preventivamente con i suoi famigerati alleati (quelli della NATO!), il Presidente americano ha annunciato il divieto di tutti i voli dall’Europa verso gli USA, con l’eccezione di quelli provenienti dalla Gran Bretagna. La motivazione sarebbe la protezione dal contagio europeo, ma sorvola sul fatto che il virus è già verosimilmente diffuso in America da mesi, con numeri che nessuno conosce,  vista l’assenza di tests capillari sulla popolazione. C’è poi da chiedersi in base a quale logica gli Inglesi siano esenti dal provvedimento. Il numero due dei servizi sanitari inglesi prevede infatti uno scoppio di contagi in Gran Bretagna nelle prossime settimane.

      Ricapitolando e aggiungendo: il Premier tedesco prevede che il 75% dei Tedeschi sarà contagiato; il virus dilaga in tutti i Paesi europei; il Primo Ministro italiano paralizza e sigilla letteralmente l’Italia intera; non è escluso che Francia e Spagna presto facciano altrettanto.

      In una situazione come questa, almeno 20.000 o 30.000 soldati arriveranno e dilagheranno in Europa senza, si prevede, tutte le restrizioni, controlli e limitazioni imposte ai cittadini europei e senza sapere se e quanti di costoro non siano già portatori di contagio.

      Si può immaginare uno scenario più surreale e contradditorio e una decisione più scervellata e criminale?

 Antonello Catani - 13 marzo 2020

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L'equivoco della crescita

 

     Quante volte non si sente parlare di “crescita”, di “sviluppo economico” o magari del più ambiguo “sviluppo sostenibile”? Se andiamo a consultare la definizione del concetto di crescita nei manuali di economia o in testi accreditati come l’Enciclopedia britannica o la Treccani, vedremo che, semplificando, esso corrisponde senza eccezioni all’aumento dei beni e servizi prodotti in un Paese rispetto a un periodo precedente. Naturalmente, gli economisti integrano poi la definizione con variazioni assai più sofisticate, corredandola di ancora più complicati diagrammi, ma la sostanza non varia. Il modello teorico è sostanzialmente basato sulla variazione in aumento di beni e servizi da un periodo a un altro. Le variabili prese in considerazione sono solo  i beni e i servizi.

     Di fatto, nonostante le sue apparenze ovvie e auto-esplicative, la suddetta nozione è lamentevolmente monca e fuorviante. Perché?

     Facciamo un esempio semplice ma realistico. Supponiamo che le economie dei vari Paesi siano rappresentate da delle grandi fattorie, popolate da uomini e animali. Immaginiamo dunque che una di queste fattorie produca in un anno più latte, più grano, cereali e che magari aumenti anche il numero degli animali allevati rispetto all’anno precedente. In base alle definizioni sopra menzionate, quella fattoria sembra aver registrato una crescita. Abbiamo tuttavia omesso di menzionare che nel periodo in questione, assieme agli animali, anche le famiglie della fattoria sono state assai prolifiche, col risultato che la loro popolazione è aumentata significativamente.    

     Questo secondo aumento modifica e influenza anche l’altro. I nuovi nati creano infatti bisogni di beni e servizi che vanno ad intaccare e a erodere il livello della crescita tutta teorica prima citata. Si dirà che comunque nel frattempo alcuni membri della fattoria sono morti, ma salvo quando la popolazione è stagnante, le nascite superano i decessi. Nonostante la maggior produzione, vi sono più bocche da sfamare, vestire e curare. Se poi volessimo introdurre un'altra variabile del tutto realistica, e cioè, il numero dei disoccupati, improduttivi ma che in qualche modo assorbono risorse, la nozione puramente astratta di crescita subirebbe un’ulteriore erosione.

     Lo stesso esempio potrebbe essere fatto per le altre ipotetiche fattorie, i cui risultati economici possono variare in maniera significativa. Alcune possono aumentare moltissimo la loro produzione di beni e crescere assai poco o nulla demograficamente, mentre in altre la produzione invece stagna ed è del tutto insufficiente a soddisfare anche i bisogni correnti, ma paradossalmente la popolazione continua a crescere e, fatalmente, anche il numero dei disoccupati aumenta. Se dunque adottiamo il nostro paragone (semplice ma non irrealistico), l’insieme di tali ipotetiche fattorie e delle loro produzioni corrisponde all’economia mondiale, con l’aggiunta di una variabile cruciale prima trascurata: la popolazione, che manca nella nozione accreditata di crescita economica

     Ecco dunque il problema e anzi l’equivoco:  economisti e uomini politici usano disinvoltamente una nozione del tutto astratta e monca, che poi le petulanti ancelle dell’omologazione permanente  - e cioè, i mass media - riportano  e diffondano pedissequamente  presso i loro uditori. Così, l’equivoco collegato a quella nozione astratta e monca si propaga e si rafforza e la variabile ignorata, la popolazione, rimane dimenticata e soffocata dai terremoti, dalle inondazioni, dai concerti rock, dagli incontri di calcio, dai pettegolezzi e dalle inesauribili e demenziali futilità dell’oppio quotidiano dei mass media.

     Ironicamente, la nozione di crescita così come è di solito presentata, è in realtà valida solo in Paesi a basso o nullo tasso demografico. Un esempio appropriato  è il Giappone, il cui tasso di crescita naturale (la differenza fra nascite e morti) è costantemente negativo dal 2007 in poi. In questo caso, parlare di una crescita del PIL  dell’1.9% nel 2017 e dello 0.8% nel 2018  (fonte: Banca mondiale) appare legittimo e sensato.

     Al contrario, se ci si sposta in aree come l’Africa, il cui tasso medio di fertilità si aggira intorno al 4,5%, con picchi anche attorno al 6.5% (vedi Niger), appare evidente quanto la nozione possa essere ingannevole. Anche a uno sguardo superficiale dovrebbe infatti apparire evidente che l’aumento della popolazione non è meno importante delle crescita economica, anzi, ne è la reale cartina di tornasole. Se andiamo a vedere la demografia di molti Paesi, ci rendiamo infatti conto che in molti casi la prima assume addirittura un’importanza molto più significativa della seconda.

     In Africa il tasso medio di crescita del PIL nel 2019 è stato pari al 3,7%, mentre il tasso medio di crescita della popolazione è stato del 2,5% (Fonte: Worldometer). Una parte significativa di quella crescita economica è stata dunque neutralizzata dall’aumento della popolazione. Stesso discorso per l’Egitto: secondo fonti della Banca Mondiale, la crescita del PIL nel 2018 è stata del 5,3% e il tasso naturale di crescita intorno all’1,8%, cosa che nuovamente significa che quel 5,3% va depurato in ribasso.

     Naturalmente, non c’è quasi bisogno di ricordare che ogni percentuale di crescita va sempre interpretata rispetto alla base e al reddito pro capite. E’ infatti chiaro che, a prescindere dall’aumento della popolazione, un aumento della crescita del 3% in Paesi ad alto reddito pro capite come Qatar o Norvegia è quantitativamente di gran lunga superiore a un analogo 3% di Paesi poverissimi come Burundi o Niger. Insomma, anche un apparentemente robusto 5,3% come quello egiziano va commisurato alle dimensioni del suo PIL e al reddito medio pro capite. 

    In altre parole, il concetto di crescita economica così com’è formulato fa parte di quella grande famiglia di slogans, teoricamente impeccabili e suadenti, come democrazia, innovazione, parità di diritti, etc., giornalmente somministrati ai cittadini, i cui contenuti sono in realtà del tutto evanescenti, ambigui, discutibili, falsi oppure  inattuabili o non attuati e in genere stravolti con la massima disinvoltura dai vari faccendieri di turno e anche dagli imbecilli, categoria stranamente trascurata ma che influenza le sorti umane (basta dare un’occhiata in giro). Mentre la nozione teorica di crescita rimane dunque sospesa nel cielo delle stelle fisse, anche quella di sviluppo sostenibile, una dèmi-vierge incentrata soprattutto sulla salvaguardia delle risorse naturali in vista dei bisogni delle future generazioni, sembra a sua volta ignorare la variabile della popolazione, o meglio, il suo aumento.

     In realtà, il fatto che la crescita economica non possa essere scissa dall’aumento della popolazione è un concetto banale, intuibile anche senza conforti statistici.  Esso è dunque talmente ovvio che la spiegazione della sua esclusione risiede probabilmente in alcuni meccanismi psicologici, i cui protagonisti sembrano essere la tendenza all’astrazione da una parte, e alla rimozione dall’altra. Un esempio della prima è la gigantesca costruzione marxista, prodotta da qualcuno che non aveva mai lavorato, la cui rivoluzione proletaria non avvenne là dove i proletari veramente esistevano (e cioè, in Gran Bretagna), ma avvenne invece in Russia, dove la stragrande maggioranza della popolazione erano dei contadini. Già solo questo esilarante abbaglio, preludio di ancora più disastrosi effetti – anche il marxismo fu a suo modo un’epidemia - la dice lunga sulla tendenziale inclinazione degli economisti all’astrazione. Sull’altro lato agisce poi la tendenza alla rimozione, che spiega come mai la soluzione riguardo agli inquinamenti strutturali, al progressivo inaridimento di intere regioni del pianeta e altri analoghi insensati fenomeni venga rimandata a un indefinibile futuro. In fondo, tale mancanza di prospettiva temporale è coerente con la miopia della sopra-menzionata nozione di crescita economica. Il vero e unico orizzonte della crescita economica in voga è infatti quello della produzione e del suo aumento ad oltranza. Il resto, quando e se viene chiamato in causa, diventa una variabile al servizio di quest’ultima.

     Queste sommarie considerazioni non esauriscono evidentemente l’argomento e semmai servono solo a richiamare l’attenzione sul vero grande problema del nostro tempo: il terrificante, suicida e irresponsabile incremento demografico, soprattutto dei Paesi meno dotati di risorse, dal Bangladesh all’Egitto alla Tanzania, anche se diventa poi impossibile non citare a questo proposito Paesi come la Nigeria, il Pakistan, l’India o il Brasile, tutti con una drammatica crescita demografica. Le tensioni sociali e i conflitti, i movimenti o le fughe di popolazione di molti di essi sono l’ineluttabile deriva della suddetta catastrofica crescita.

     Gli unici radicali rimedi non sono i “medici senza frontiere” e neanche inconcludenti e aleatorie crescite economiche ma bombardamenti di contraccettivi, ingiunzioni perentorie di controlli delle nascite, pena sanzioni economiche ancora più severe di quelle verso l’Iran, o programmi di sterilizzazione forzata. Sfortunatamente, il diffuso stravolgimento della nozione di libertà finirebbe per tacciare di razzismo e di oltraggio ai diritti umani tali ragionevoli e lungimiranti provvedimenti.

     Eppure, non tutte le libertà, inclusa quella della copula ad oltranza e senza opportuni rimedi, sono legittime e di buon auspicio… 

Atonello Catani, 5 marzo 2020

    

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