Questi partiti-disastro. Chi è causa del suo mal… pianga se stesso!

I leader di tutti i partiti sono persuasi che il popolo, duramente colpito negli ultimi anni da averse vicende (il Covid, che non è ancora sconfitto definitivamente e bisogna usare cautela nei nostril comportamenti) possa assorbire la propaganda che, disperatamente, viene diffusa sui giornali, sulle reti tv e sui social. Come se niente fosse. Sono davvero illusi! È vero che il centro destra (ma sarebbe preferibile chiamarlo destra-centro) è super favorio nella tornata elettorale del 25 settembre. Nulla questio. Però è da considerare che una larga, larghissima, fetta dell`elettorato è ancora indeciso e sceglierà nell’ultima settimana. Inoltre si è diffusa anche nel nostro Paese l’indifferenza che porta tante persone,in particolare giovani, a non esercitare il proprio di diritto di voto. Le responsabilità di una classe politica miope che non sta facendo niente, o fa veramente poco, appare di tutta evidenza. C’erano, e ci sono ancora, delle azioni che il Parlamento poteva e doveva porre in essere. Fare un decreto legge per permettere, consentire ai non residenti di votare nella città in cui lavorano o studiano. Il paradosso è che chi vorrebbe, esercitare un suo diritto-dovere, il voto a,lle prossime politiche non lo può fare perchè dovrebbe (con qualche agevolazione sui trasporti) recarsi nel proprio luogo di residenza. Si potrebbe, e dovrebbe, consentire il voto per posta. Negli Stati Uniti, in Germania, nella Corea del Sud è possibile. Perchè da noi no? Addirittura si potrebbe, e dovrebbe, esercitare il diritto di voto rimanendo a casa, utilizzando il sistema ormai ultra-sicuro del voto online. Si accenna a possibilità di brogli. Siamo al ridicolo! Si fanno operazioni bancarie online e nessuno si preoccupa, con il retro-pensiero che  una persona rischia di regalare somme di denaro a sconosciuti. Cosa che poi davvero può anche succedere. I sistemi di sicurezza adottati dagli istituti di credito fanno sì che i pericoli del phishing siano ridotti al minimo

Pensiamo agli atti legislativi e regolamentari che vengono inviati alla Commissione Europea nell’ultimo giorno utile prima della scadenza per essere visionati. Succede quasi tutti gli anni. Diciamo che l’attuale Parlamento non ha brillato per efficienza e per realizzare gli impegni che i cittadini italiani da tempo reclamano. Le diseguaglianze sono spaventosamente cresciute. Anche la classe lavoratrice ne ha subito ripercussioni deflagranti. Ci sembra utile ricordare due piccoli fatti, accaduti negli ultimi trent’anni, per cui tutti i partiti dovrebbero quanto meno fare una riflessione. Soprattutto il partito democratico. Ma non solo. Alle elezioni politiche del marzo del 1994, in collegi con la presenza di nuclei di operai Fiat, a prevalenza quindi di simpatie a sinistra, esempio Mirafiori a Torino, inaspettatamente aveva prevalso un candidato di Forza Italia, nome Alessandro Meluzzi. Quando da quelle parti stravincevano i “rossi”. In tempi successivi, sopratutto nel Nord produttivo, chi votava per il cosiddetto centro sinistra nascente o anche la vecchia Balena Bianca (la Democrazia Cristiana) inopinatamente voltava la spalle ai partiti tradizionali di riferimento  e andava a gonfiare, nelle urne, le vele della Lega bossiana. In questo quadro, alquanto deprimente, si inseriscono le decisioni dei partiti che in modo anche rocambolesco (come è stato l’incredibile successo elettorale del Polo della Libertà creato furbescamente dal tycoon delle televisioni private Silvio Berlusconi. Ma in quale Paese al mondo esiste un duopolio come da noi? Tollerato. Ma che ha prodotto danni incalcolabili. Ricordate gli appelli al voto di Raimondo Vianello e Iva Zanicchi? Provate anche a seguire la programmazione di alcune reti private. Ci sono degli evidenti inviti, magari in maniera subliminale, a votare per i candidati schierati con la destra-centro. Con Fratelli d’Italia che punta a raggiungere la soglia del 30 per cento, quindi a doppiare Lega e Forza Italia, non si può certamente parlare più di centro-destra ma di destra-centro. È`chiaro il concetto? Il risultato delle elezioni del 25 settembre, che con grandi probabilità avrà una vincitrice designata (Giorgia Meloni, appunto), non dirà nulla di più di quel che tutti i giornali ogni giorno raccontano: Fratelli d’Italia ha oggi il vento in poppa, come nel 2019 lo ha avuto la Lega a guida Salvini, come nel 2018 lo ha avuto il M5S a guida Grillo, quello del “apriremo il Parlamento come un scatoletta di tonno”, come nel 2015 lo ha avuto il Partito Democratico a guida Matteo Renzi. Oggi è il turno di Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia. Per il Belpaese si annunciano periodi assai irti di difficoltà. Sul piano economico. Chi farà la legge di bilancio? Riusciremo ad evitare, visti i tempi che dovranno essere più contingentati che mai per la discussione dei provvedimenti, l’esercizio provvisorio? Sarebbe la prima volta dopo tanti anni. E questo non è una buona carta di visita per il future governo di destra-centro. Proprio no.

Il risultato delle prossime elezioni non daranno indicazioni definitive sui futuri assetti del nostro Parlamento. Intanto la riduzione del numero dei deputati e dei senatori creerà parecchi problem. Che non saranno di facile soluzione. Almeno si fosse fatta una mezza rivoluzione, come l’eliminazione ormai anti-storica del bicameralismo perfetto. Dei regolamenti parlamentari. Bisognerebbe ricorrere al voto di fiducia in casi straordinari di necessità ed urgenza, come del resto stabilisce la Carta Costituzionale. La più bella del mondo. Dicono molti. Invece è diventata ormai prassi normale. Che di normale non ha nulla. Le leggi deve tornare a farle il Parlamento. Non Palazzo Chigi. Tutti devono sapere che con il voto di fiducia si impedisce ai parlamentari di approfondire la discussione su di un provvedimento. Non vengono accolti emendamenti migliorativi. La legge nasce malata. Viziata. Magari con profili di incostituzionalità. Con la vittoria di Fratelli d’Italia può succedere di tutto. Anche che la coalizione di destra-centro non riesca a governare. È accaduto nel 2011 con a Palazzo Chigi il duo Berlusconi-Tremonti.

Con la riduzione del numero dei parlamentari, pretesa e imposta dal M5S, i partiti non sono stati capaci (o non hanno voluto) di porre mano al cambiamento di una pessima legge elettorale. Il famigerato Rosatellum. Se da anni ormai abbiamo deputati e senatori che non stimiamo, diciamo la verità. Siamo noi che li abbiamo letti e, conseguentemente, la colpa è sicuramente nostra se la situazione del Paese è in pieno caos. Poi il Covid 19 e la Guerra in Ucraina, scatenata da un improvvido Vladimir Putin, hanno fatto il resto.

Se le destre sono riuscite ad imporsi, molte responsabiltà sono anche del Pd. Il Rosatellum lo avrebbe dovuto cercare di modificare già nell'autunno del 2020, con guida zingarettiana.  Ma in quei mesi c’era un amore del Pd (non corrisposto) con il M5S di Giuseppe Conte. Occorre tornare a parlare con la gente, confrontarsi con i territori, interpretarne i bisogni, capire che il Paese è profondamente cambiato. Nel contesto le destre si sono mosse meglio, cavalcando in modo furbesco il disagio che coinvolge sempre maggiori fasce della popolazione. E poi stare all’opposizione in tempi così difficili è sempre premiante. Quando si dice la coerenza paga… È davvero così. Enrico Letta è un bravo segretario ma andrebbe meglio a dirigere un Centro Studi, non un partito politico radicato come il Pd. Non riesce ad incidere. Si pensi a quanto successo nelle ultime settimane in quel di Roma, dove due esponenti del partito se ne sono dette e date tante. Le previsioni elettorali, se confermate, vedranno sorridere Giorgia Meloni. Che però avrà grossi problemi su diversi fronti. Lo schieramento di destra-centro non appare poi così compatto come lasciano intendere. I politici tutti dovrebbero tornare nei territori e non solo quando ci sono elezioni. Dovrebbero ascoltare le richieste degli elettori. Ci sono problemi di sicurezza mai affrontati. Di un poliziotto di quartiere, sul modello anglosassone. Non se ne è fatto niente. Si fanno dei compromessi che, però, non aiutano a guadagnare i consensi. Sbagliato, sbagliatissimo paracadutare nei collegi elettorali personalità che niente hanno a che fare con un territorio. La gente, i giovani e le giovani, soprattutto, non vanno più a votare perchè sentono lontani gli uomini politici di riferimento. Lontanissimi. E`questo lo si ha grazie alle sciagurate leggi elettorali che i governi di ogni colore (Porcellum, Rosatellum, Brescellum mai nato).

Marco Ilapi, 8 settembre 2022