Governo Draghi nel pantano

Il governo Draghi è in chiara difficoltà per i problemi giganteschi che sono sul suo tavolo, Inutile richiamarli. Tutti li conosciamo. I mezzi di comunicazione, i social ce li sbattono in faccia con ostentata violenza quotidiana. L’inflazione galoppante, il Covid che non ci lascia in pace, la guerra in Ucraina scatenata dallo zar Putin che rischia un’escalation ogni giorno che passa, la crisi alimentare che incombe come una nube tossica sul mondo intero, ecc.

Eppure qualcosa Palazzo Chigi potrebbe fare. Pensiamo ai prezzi del gas e dei prodotti petroliferi. Prima o poi i governanti europei metteranno la testa a partito e decideranno di approvare il cosiddetto price cap.

Il G7 ha raggiunto l’accordo per studiare un "price cap" per l'energia russa. Da sottolineare che si è in grande ritardo.  E i prezzi impazziscono. Il vertice dei 7 grandi ha accolto la proposta del governo italiano. L'obiettivo è limitare gli introiti che Mosca utilizza per finanziare la guerra in Ucraina. Il G7 si impegna ad adottare "misure immediate per garantire l'approvvigionamento energetico e ridurre gli aumenti dei prezzi causati da condizioni di mercato straordinarie, anche esplorando misure aggiuntive come il price cap".

Dal canto suo il signor Draghi potrebbe, anzi, dovrebbe, in via provvisoria e in via del tutto eccezionale, tagliare le accise sui carburanti. Andrebbe incontro a dare una risposta ad una larghissima fetta della popolazione italiana che va a votare (e che purtroppo si sta lentamente, ma inesorabolmente, disamorando della politica, dei partiti, e di tutto quanto succede nei palazzi romani e nelle periferie). Non che il problema dell’aumento dei prezzi lo si possa risolvere con qualche misura tempone. Questo no. Ma il governo non può continuare a fare finta di nulla. Il problema è reale, gigantesco, riguarda in modo particolare le fasce più fragili della popolazione italiana e se non si interviene tempestivamente (e, lo ripeto, siamo già in colpevole ritardo) rischia di condizionare le scelte degli elettori  alle prossime elezioni regionali in Sicilia e quelle politiche che dovrebbero svolgersi nella primavera del prossimo anno.

I partiti dovrebbero, anzichè guardarsi il proprio ombelico e discutere del nulla (ogni riferimento alle polemiche sui rapporti triangolari Draghi-Conte-Grillo e relative telefonate, di cui non frega niente a nessuno, è puramente casuale) incominciare ad affrontare le questioni che sono davvero vitali per la gente. I giornali riferiscono che il nostro potere di acquisto, causa un’inflazione ormai fuori controllo, sta scemando di più ogni giorno che passa. I piccoli risparmiatori, chi ha un piccolo gruzzoletto messo da parte per le necessità future, vivono momenti di straniamento se non di vera e propria angoscia. Questo, occorre dirlo, non riguarda le persone facoltose, che vantano redditi da lavoro o da capitale a sei, sette zeri e oltre! I quali hanno l’opportunità di rivolgersi a società specilizzate che sapientamente amministrano i loro patrimoni.  E lo fanno. E, si deve sapere, lo hanno sempre fatto. Le statistiche parlano chiaro. A rimetterci nei periodi di grande difficoltà come l’attuale, sono sempre i lavoratori dipendenti ed I pensionati.

Questo come prima risposta ad una richiesta che proviene da basso. Si pensi a cosa succede quando aumenta il prezzo di benzina, gasolio e gas. A catena crescono i prezzi di tutti i beni e di tutti i servizi (pane, latte, pasta, olio, trasporti, idraulico, meccanico, ecc.). Il consumatore lo sa, non è possibile, non è pensabile che chi sta al governo ignore questi meccanismi di formazione dei prezzi. L’inflazione può essere e deve essere debellata sul nascere. Gli esperti da tempo disquisiscono di possibilità di un periodo di inflazione che si somma alla stagnazione. Una miscela pericolosa, anzi pericolosissima. Per fortuna a Palazzo Chigi ci sono personalità in grado di ben comprendere i rischi che il Paese corre,  se non si interviene con tempestività. Si è, però, già in colpevole ritardo. E intanto il Covid torna ancora a fare paura. Le armi non tacciono, la guerra in Ucraina continua. Il prezzo del pane aumenta ogni giorno che passa. A Palazzo Chigi, a Bruxelles, a Francoforte, a Washington devono darsi una svegliata!

Marco Ilapi, 2 luglio 2022