L'Ucraina e il peccato originale

Come è noto, Agostino da Ippona inventò la disumana nozione del "peccato originale". Essa avvelenò la civiltà occidentale in termini difficilmente quantificabili.

Per quanto inaccettabile e paranoica se applicata ai supposti inizi dell'umanità, la nozione diventa invece uno strumento utile per interpretare fenomeni meno antidiluviani. Per esempio, ciò che sta avvenendo in Ucraina, e cioè, la penetrazione militare russa nel Paese.

A sentire i vari leaders politici e mass media, i fatti sembrano ovvi e comunque riprovevoli. Secondo il pappagallesco megafono collettivo, la suddetta penetrazione viene presentata come un'invasione, tout court, e Putin dipinto come un malvagio tiranno. L'uomo sarà autoritario, ma si può essere autoritari anche col distintivo del liberale, come tutti sanno. Rimane comunque il fatto che le cose che rivendica a proposito della sicurezza non fanno una grinza, salvo appunto che per i lupi travestiti da agnelli. Manca quindi nella popolare presentazione degli avvenimenti un pezzo significativo, quello più importante. In realtà, gli eventi odierni sono l'effetto, ritardato ma prevedibile, di un processo che si stava trascinando da decenni e il cui artefice - cosa surreale – si trova a migliaia di chilometri dall'Europa. L''Ucraina è solo un episodio di una vicenda ben più ampia e antica. Occorre mettere le cose in prospettiva.

Iniziamo intanto col rimarcare l'utilizzo di due pesi e di due misure riguardo a certi eventi europei negli ultimi 30 anni. Jens Stoltenberg, per esempio, ha sostenuto che le operazioni militari russe in Ucraina costituiscono "una flagrante violazione del diritto internazionale". Tecnicamente, ciò è vero, ma sembra aver dimenticato che quelle operazioni vengono de lontano e sono strettamente collegate proprio all'istituzione di cui egli è segretario da molti anni, e cioè, la NATO. In altre parole, fa finta di non sapere che proprio la decennale espansione di tale istituzione a est ha fatto precipitare gli eventi. Sempre lo stesso sembra inoltre dimenticare come reagì di fronte ad altri eventi analoghi. Quando nell'ottobre 2019 la Turchia invase le zone curde della Siria, durante una conferenza stampa con il Ministro degli Esteri turco Cavusoglu, egli affermò che la Turchia aveva "legittime preoccupazioni per la (propria) sicurezza". In questo caso, penetrare in un'altra nazione col deliberato intento di annientare i Curdi era giustificato. L'asimmetria (ovvero la doppiezza) è lampante.

Prendiamo altri esempi di duplicità.

Nel 2006 e nel 2008 il Montenegro e il Kosovo, sulla scorta di un referendum, si staccano dalla Serbia e si proclamano indipendenti. A parte la Serbia, nessuno si lamenta e protesta. Anzi, la Serbia - guarda caso, amica della Russia - è duramente bombardata e il Montenegro viene accolto nella NATO. Nel 2014 la Crimea, anch'essa grazie a un referendum, si stacca dall'Ucraina, e tutti gridano allo scandalo e anche oggi parlano di "annessione forzata". Da notare che mentre in Montenegro fu il 55% della popolazione a schierarsi a favore del distacco dalla Serbia, in Crimea la percentuale a favore del ritorno alla Russia fu del 95%. Nonostante ciò, il primo referendum era legittimo, mentre il secondo, no. Un'altra lampante asimmetria.

Torniamo ancora indietro.

Nel 1974, sempre la Turchia occupa militarmente la parte nord di Cipro e la dichiara unilateralmente Stato indipendente. Da allora, nessuno ha riconosciuto tale Stato, ma comunque nessuno ha punito la Turchia o le ha inflitto sanzioni. Piccolo particolare: situata ai confini sud della Russia, dalla fine della II guerra mondiale in poi essa è diventata un personaggio che non si desidera nella UE, ma a cui non si può rinunciare nella NATO. Situazione surreale, come quella della Gran Bretagna, che si stacca dalla UE, ma che adesso si affanna ad inviare aiuti militari in Estonia. Il fantasma del cosiddetto "Great Game", l'antagonismo con la Russia zarista, che ossessionò la politica britannica per tutto il XIX secolo, continua ad aggirarsi a Westminster, nonostante sia lo sciagurato Nicola II che l'Unione Sovietica siano defunti da un pezzo. Sarà una questione di pelle. Inutile dire che quel fantasma sembra essersi trasferito oltre oceano, a Washington. La crisi ucraina rappresenta comunque per il pittoresco e istrionico Primo Ministro inglese un'insperata opportunità di far dimenticare, almeno per il momento, i suoi disinvolti party a Downing Street in periodo di restrizioni per i normali cittadini. Come minimo dovrebbe mandare una cassa di champagne a Vladimir Putin in segno di riconoscenza.

Appare chiaro dagli esempi precedenti il disinvolto utilizzo di due pesi e due misure a seconda delle convenienze. In realtà, le suddette asimmetrie sono semplicemente una delle conseguenze di un fenomeno di più vasta portata, di una vera e propria malattia. Si tratta della continuata permanenza della NATO e della sua espansione (invece che riduzione o scomparsa!) dopo il dissolvimento indolore dell'Unione Sovietica nel 1990, che peraltro non ha ricevuto il credito che merita. E' infatti raro e stupefacente che il dissolvimento di una struttura multinazionale e di un'ideologia totalitaria non siano accompagnati da disordini e violente lacerazioni (vedi la scissione del sub-continente indiano in due separate entità nazionali, India e Pakistan).

Da allora, la NATO ha raddoppiato la sua struttura, finendo per inglobare tutti i Paesi balcanici e dell'Europa orientale ad esclusione della Bosnia Herzegovina, peraltro già considerata candidata idonea assieme alla Georgia. A questi Paesi si è inoltre aggiunta la richiesta d'ingresso dell'Ucraina. Che questo Paese possa aver brigato per entrare in un'istituzione palesemente ostile al vicino russo – altrimenti, perché tanto dispiegamento di postazioni missilistiche e basi militari dalla Romania alla Polonia? – senza capire o prevedere che così facendo poteva provocare le reazioni di quest'ultimo, ciò è inspiegabile. Nè valgono le argomentazioni riguardo al diritto di ogni Paese di entrare nelle istituzioni che desidera. Checchè se ne dica e nonostante i suoi travestimenti e utilizzi internazionali, la NATO è sorta e ha continuato a vivere principalmente come un vallo anti-russo. Solo il cretinismo, l'ignoranza o la malafede possono negare il fatto.

In altre parole, e senza per questo minimizzare le perdite umane che fatalmente si stanno verificando, la classe dirigente ucraina si è fatta adescare con leggerezza e irresponsabilità dai presunti vantaggi di un'istituzione sostanzialmente anacronistica e i cui veri scopi sono sempre stati quelli di accerchiare qualsiasi cosa si trovasse a est, sia che si chiamasse Unione Sovietica o semplicemente Russia. E' per così dire caduta - si offenda pure chi dissente dalla metafora - in un'indiretta trappola provocata da chi se ne sta seduto indenne sulle altre sponde dell'Atlantico.

La suddetta inarrestabile espansione è speculare alla pretesa americana di continuare a ingerirsi nelle faccende europee, col conveniente travestimento della NATO, anche dopo la II Guerra Mondiale, atteggiamento a sua volta speculare all'abulica accettazione europea di tale intromissione. Risultato: l'istituzione sembra diventata parte integrante dell'Europa, una sorta di collare docilmente indossato dai vari membri e che attira dei candidati! Lo stesso lessico utilizzato, più che mai in questi giorni, dal Presidente americano in testa, la dice lunga. Si sente parlare di "l'America e i suoi alleati, i partners". Poiché la NATO non vende dolciumi o autoveicoli, partners e alleati presuppongono per definizione un antagonista, un "nemico". Insomma, un lessico da tempi di guerra. Ricorda i cartelloni della seconda guerra mondiale con "il nemico ti ascolta".

La retorica antidiluviana di tale lessico si estende anche ai paragoni di volta in volta usati. Le mosse russe sono state paragonate a quelle di Hitler e recentemente l'ex-Segretario di Stato americano, Leon Panetta, ha utilizzato la parola "tiranno". Il paragone con Hitler è palesemente pretestuoso e inappropriato. Il vero obiettivo di Hitler non fu mai a ovest ma a est, per assicurare alla Germania - così lui fantasticava - uno spazio vitale, il lebensraum. Mal gliene incolse e le sue fantasie costarono decine di milioni di morti. Non risulta che la Russia abbia mai rivendicato territori a ovest. Non per bontà, ma perché non se ne fa nulla. Caso mai sono decine di Paesi europei che hanno moltiplicato i loro apparati militari a est.

Se torniamo indietro nel tempo, notiamo del resto che anche Stalin, infinitamente più tirannico e sanguinario di Putin ma alleato (!) degli US durante la guerra,  a parte la Germania, per quanto riguarda il resto dell'Europa orientale si era limitato a  una politica di "cuscinetti" isolanti piuttosto che di occupazione vera e propria. Tali erano le funzioni delle nazioni europee del cosiddetto "Patto di Varsavia", nato nel 1955 come ritorsione sovietica all'inserimento nella NATO della Germania occidentale. Arrivarono poi la glasnost di Mikhail Gorbaciov, l'accettazione sovietica della riunificazione delle due Germanie nel 1990 e la dissoluzione della stessa URSS. Nel frattempo, si erano anche rese indipendenti le varie nazioni del blocco orientale. In altre parole, defunge il Patto di Varsavia, mentre la NATO non solo resta in piedi ma continua ad espandersi a est., militarizzando tutto ciò che trova sul suo cammino. Anche un bambino capirebbe che qualcosa stona nel processo. Un'altra colossale asimmetria.

Quando quindi Putin invoca un nuovo e reale sistema di sicurezze reciproche, non si tratta di argomentazioni campate per aria ma basate su fatti che sono sotto gli occhi di chiunque. Se, come sembrano indicare i recenti sviluppi, una delle condizioni per cessare le operazioni militari sarà la smilitarizzazione dell'Ucraina, ciò avverrà proprio perché il reale obiettivo russo è un cuscinetto difensivo. Fra l'altro, pochi più di Putin hanno bisogno di un'Europa amica, libera e indipendente con cui fare affari e a cui vendere risorse energetiche. Gli Stati Uniti lo sanno tanto bene che il vero scopo della recente visita di Joe Biden in Europa era il tentativo di contrastare la definitiva sigla del contratto di fornitura di gas russo all'Europa, il Nordstream. Come dire che anche stretti rapporti economici euro-russi sono guardati con sospetto dagli Stati Uniti. 

Ovviamente, un'ulteriore asimmetria è rappresentata dalla già citata accusa di Leon Panetta nei confronti di Vladimir Putin. Sembra infatti ignorare l'autoritarismo ben più brutale e goffo che regna sul Bosforo da parte del cosiddetto "Sultano" (alias Receb Erdogan), che però continua ad essere membro dell'Alleanza Atlantica senza che nessuno si lamenti più di tanto. Insomma, le doppiezze sono talmente numerose che si rischia di annoiarsi a contarle, dalle centinaia di basi americane sparse in tutti i continenti, mentre i supposti antagonisti o nemici non ne hanno, alle centinaia di miliardi di dollari di budgets militari, mentre i supposti antagonisti o nemici spendono dieci o venti volte di meno. Ciò che è incomprensibile non è tanto la spudoratezza nel regolare presentarsi degli Stati Uniti come angelo della pace e della democrazia quanto l'apatia e l'abulia delle opinioni pubbliche ancora incantate dalla famigerata "Statua della libertà" e dal mito della democrazia americana uguale per tutti, anche per i negri e per i Latini.

I fatti fin qui messi in prospettiva sono conosciuti ma in genere negletti. Paradossalmente, i rischi e i difetti di un prolungato ingerimento europeo in Europa, inclusi quelli relativi ad un'ulteriore espansione a est della NATO, sono stati sottolineati negli ultimi decenni anche (!) da studiosi di politica e diplomatici americani. I ripetuti avvertimenti sono caduti nel silenzio o sono stati sopraffatti da chi aveva o ha fatto una conveniente professione sia dell'ingerimento strutturale degli USA nel mondo che della persistenza della NATO col suo gigantesco apparato. Non bisogna infatti farsi ingannare dagli ingrandimenti e idealizzazioni dottrinali. Con una maggiore concentrazione americana nelle questioni domestiche e la scomparsa della suddetta istituzione, molti si ritroverebbero senza lavoro o senza incarico. Le miriadi di organizzazioni, di think-tank, di esperti, di consulenti vari, nonché tutti i produttori e fornitori di materiale bellico e para-bellico vedrebbero infatti scomparire una gallina dalle uova d'oro.

Accanto ai suddetti opportunismi strutturali, difficile non aggiungere altre convenienze del momento, che verosimilmente stanno svolgendo un ruolo nella martellante campagna propagandistica anti-russa scatenata negli ultimi mesi: il rating in calo del Presidente americano, la vergognosa ritirata dall'Afghanistan e una galoppante inflazione. Da sempre, quando le cose non vanno bene in casa, richiamare l'attenzione su situazioni lontane ed emotivamente coinvolgenti costituisce un'infallibile strumento di distrazione. Vedi il già menzionato Primo Ministro britannico.

Nell'ostinata campagna mediatica anti-russa degli ultimi mesi e nel rifiuto di istituire un nuovo e tangibile sistema europeo di sicurezze reciproche, a più riprese chiesto da Mosca, l'attuale classe dirigente americana ha inoltre commesso il peggior errore strategico degli Stati Uniti negli ultimi decenni. Ha infatti stimolato il ravvicinamento russo-cinese, a cui sembra si stia aggiungendo anche il Pakistan. Non è escluso che vi si aggiungano altri protagonisti asiatici. Le ripercussioni si estendono del resto agli imbarazzi israeliani o a quelli indiani, visto che entrambi i Paesi coltivano buoni rapporti con la Russia. Anzichè isolare la Cina, le stanno regalando dei confratelli e amici...L'insipienza e la miopia della coppia Biden-Blinken si commentano da soli.

Il quadro qui delineato è evidentemente sommario, ma alcuni elementi di fondo sono poco disputabili. La penetrazione armata in un altro Paese non è mai un evento benigno ed è triste assistere alle perdite umane che già si registrano da ambo le parti e ai fuggiaschi da Kiev. Trascurare tuttavia lo scenario e gli antefatti che precedono questi eventi, le relative leggerezze, irresponsabilità e ciniche manovre sopra citate significherebbe negare l'esistenza di una sorta di "peccato originale" che sta intossicando il continente europeo dalla fine della II guerra mondiale in poi.

Le sue componenti sono chiare, salvo che per i miopi: la mancanza di reale indipendenza politica e militare dell'Europa, il tacito e vergognoso asservimento a un'altra potenza lontana migliaia di chilometri e naturalmente il paranoico e arrogante ruolo (non richiesto) di gendarme mondiale che gli Stati Uniti si sono auto-attribuiti.

Queste e non altre sono le origini e le vere responsabili morali della presente situazione, ma come al solito, altri pagheranno, come è già avvenuto con tutte le (in)gloriose imprese americane dal 1945 in poi (Hiroshima e Nagaski comprese, fino all'Iraq e alla Siria). Mentre è dubbio che le sanzioni che tutti stanno promettendo modificheranno in modo tangibile la politica della Russia, è invece sicuro che i loro effetti economici (in primis, l' aumento dei costi energetici) assieme ai profughi, alle perdite di vite umane, ai danni materiali causati dalle ossessioni anti-russe renderanno invece più dura e più cara la vita di molti Paesi europei, Ucraina compresa.

Ma gli Americani non ne saranno toccati. E' già avvenuto.

Antonello Catani, 26 febbraio 2022