Questa pazza crisi innescata da Matteo Renzi

Matteo Renzi è accusato di ogni nefandezza. Ha provocato la nascita del secondo governo Conte (ma questo fatto gli è ascritto a suo onore). Senza il suo impulso il professore avvocato di Volturara Apula oggi non sarebbe sicuramente regnante a Palazzo Chigi insieme al suo amico consigliere fidatissimo Rocco Casalino. E questa piccola considerazione non è fatto di scarso rilievo. Ma nella nostra vita politica ci si dimentica troppo presto di quello che è accaduto solamente ieri l'altro. Lungi dal difendere l'operato del senatore di Rignano sull'Arno, non bisogna dimenticare quello che è accaduto negli ultimi 17 mesi, quasi 18. Ma andiamo per ordine.

Nell'agosto del 2019 uno sciagurato Matteo Salvini ha deciso di farla finita con l'esecutivo gialloverde, in quanto a suo dire, non si riusciva ad andare avanti di un passo, stante che i pentastellati sistematicamente lo bloccavano. Non è proprio così, ma dal giorno infausto del Papeete in avanti, il leader leghista ha deciso che il loro matrimonio non aveva più la prospettiva di un'unione di amorosi sessi (politicamente parlando) e ha rotto inopinatamente la lunga relazione con Giuseppe Conte e la pattuglia grillina. Mal gliene incolse, perchè anzichè imboccare la strada maestra (quello che ha fatto Renzi a metà gennaio di quest'anno) del ritiro della delegazione leghista dal governo, ha deciso di urlacchiare ai quattro venti che non si poteva più procedure stentatamente con un'azione di governo di stop and go con i soci di maggioranza (i grillini)

Adesso arriva Mario Draghi. Era inevitabile che con un prolungamento dell'agonia del governo Conte 2, il saggio Sergio Mattarella prendesse una decisione coraggiosa: se Mario Draghi dovesse avere l'appoggio della maggioranza (è tutto da verificare) di questo Parlamento che numericamente vede il M5S iper rappresentato (stante i cali di consenso che lo anno visto precipitare dal 32 del 2018 al 15% degli ultimi mesi), certamente questo esecutivo durerà. Almeno per 12 mesi. Quando arriverà il momento dell'elezione del nuovo capo dello Stato. L'approdo naturale, il Quirinale, del''ex governatore della Bce.

Spuntate le armi di chi pretende subito nuove elezioni. Sia quelle della Lega di Matteo Salvini, sia quelle di Giorgia Meloni. Infatti, che senso ha indire le elezioni in questo periodo di piena pandemia, con grandi rischi di aumento esponenziale del numero di persone colpite dal Covdi 19. Se si aspetta qualche mese, si arriva all'appuntamento delle elezioni presidenziali del 2022. Subito dopo si svolgeranno naturalmente le elezioni politiche generali. Bisognerebbe che i parlamentari aprissero gli occhi e parlassero meno a vanvera. Anche se occorre tenere a mente che quando deputati e senatori esprimono un concetto si rivolgono al proprio elettorato. Così come fanno i giornali che, con titoli a volte ad effetto, indirizzano i loro strali, i loro commenti ai propri lettori. Armiamoci di santa pazienza, appoggiamo il nuovo governo che saprà condurci fuori dalle secche di una violentissima crisi sanitaria, economica e sociale. Certamente questa prospettiva l'esecutivo Conte 2 non era in grado di assicurarla. La consapevolezza è piuttosto diffusa in questo scassato Paese. Anche se molti non vogliono ammetterlo. Draghi ha nelle sue mani una carta vincente: le sue relazioni con Bruxelles (Commissione Europea) e Francoforte (Banca Centrale Europea). La sua statura, le sue competenze, il suo europeismo non sono in discussione. Ursula Von Der Leyen, Angela Merkel, Emmanuel Macron lo accoglieranno a braccia aperte. Mentre ben sappiamo che Giuseppe Conte non ha mai avuto queste certezze, stante i suoi precedenti di capo di un governo giallo-verde e di capo di un governo giallo-rosso. Si chiederanno nelle capitali europee: chi è il vero Conte? Il Conte 1 o il Conte 2? Draghi invece ben sanno chi è. La sua storia parla da sola per lui.

Marco Ilapi, 3 febbraio 2021