Russia e Ue si incrociano nel Maghreb

Mosca guarda a Roma per un reset del dialogo con l'Europa e l'Italia accoglie il ministro degli Esteri Sergei Lavrov con una priorità in cima all'agenda: la stabilità della Libia.
Sono le interviste che pubblichiamo oggi a Lavrov ed al Capo della Farnesina, Luigi Di Maio, a fotografare la nuova dinamica nelle relazioni Russia-Ue sulla scia dei lavori della Conferenza tedesca sulla sicurezza. Se a Monaco ha tenuto banco il Segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, parlando di una "nuova guerra fredda" con Russia e Cina che "l'Occidente sta vincendo", Lavrov sbarca domani a Roma per un vertice bilaterale su Esteri e Difesa che ha per obiettivo un rilancio ad ampio raggio dei rapporti con l'intera Unione Europea. Mosca punta a guardare oltre il disaccordo sulle sanzioni Ue votate dopo l'annessione della Crimea nel 2014 per costruire una partnership con gli Stati europei basata sugli interessi convergenti: lotta al terrorismo, sviluppo dell'energia e stabilità nel Mediterraneo. Da qui il ruolo strategico del nostro Paese, non solo per la posizione di cerniera fra Est e Ovest ereditata dalla Guerra Fredda, ma per il fatto di essere un interlocutore indispensabile nella gestione della crisi in Libia. Proprio perché Vladimir Putin punta sulla fine della guerra civile in Libia - ripetendo l'approccio avuto alla Siria - guarda ad un dialogo privilegiato con Roma.
Da qui la fiducia che Lavrov esprime nei risultati della Conferenza di Berlino ma anche l'aggiunta di un elemento di novità, sottolineato nell'intervista, ovvero "a garantire l'unità territoriale della Libia deve essere l'Onu" e non l'Unione Europea come i leader italiani, francesi e tedeschi affermano. E' una maniera per chiedere all'Europa di fare un passo indietro su Tripoli per poter trovare il Cremlino come interlocutore. Saranno le prossime settimane a dire come Roma, Parigi e Berlino reagiranno a tale approccio ma è la prima volta che Mosca fa capire a Bruxelles che l'approccio alla Libia deve cambiare. E ciò avrà conseguenze. Anche perché i tre maggiori partner dell'Ue post-Brexit stanno lavorando assieme non solo sulla Libia ma anche sul Sahel, ponendo le premesse per una missione congiunta tesa ad aiutare questa regione a combattere terrorismo e traffici illeciti come anche a stabilizzare la Libia lacerata dalla faida fra le milizie di Feyez al-Sarraj e Khalifa Haftar. Di Maio, nella sua intervista, conferma a chiare lettere l'interesse a partecipare alla missione in Sahel assieme agli altri partner con una scelta di vocaboli che lascia pochi dubbi sulla volontà di Roma ad avere in tempi stretti una politica di sicurezza di leadership, assai più visibile sulla sponda sud del Mediterraneo. Insomma, mentre Mosca immagina un rilancio delle relazioni con l'Europa che passa attraverso un'intesa sul Maghreb destinata a ridurre il profilo del ruolo Ue, i partner di Bruxelles sono impegnati a rafforzare la loro presenza in Nordafrica trovando nel Sahel una risposta tattica all'intraprendenza di Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan in Libia. Questo significa che lo scacchiere del Maghreb si proietta in cima ad una possibile nuova agenda Russia-Ue, anche perché investe da vicino gli interessi di entrambi per le risorse energetiche della regione. In ultima istanza gli incontri bilaterali italo-russi che stanno per iniziare a Roma sono una conseguenza di quanto sta maturando sul terreno in Libia: Mosca sente di aver a portata di mano un'intesa con Ankara sulla fine della guerra civile ed ora vuole coinvolgere gli Stati europei in una strategia più ampia di stabilizzazione del Paese, crocevia fra Mediterraneo ed Africa. Sta dunque all'Europa decidere come reagire all'abile mossa del Cremlino.

Maurizio Molinari – La Stampa – 17 febbraio 2020