La madre francese

Quando si rimane incinta in Francia, capita di essere inseguite da solerti funzionarie che mandano lettere e chiedono appuntamenti per poter fornire alla futura mamma un panorama completo dei vari servizi pubblici di cui potrà usufruire per l’arrivo del pargolo, dall’ostetrica che viene gratuitamente a domicilio dopo il parto fino alle scuole che rimangono aperte fino alle 18 e durante le vacanze per agevolare i genitori che lavorano. In Italia la ricerca di un nido può diventare un’impresa disperata. Oltralpe le famiglie sanno di poter contare su un mix di offerte, tra nidi, puericultrici a domicilio e altri centri per l’infanzia.

È un sistema che cambia profondamente le mentalità. Se a un’italiana può capitare di essere guardata come una madre indegna perché torna al lavoro sei mesi dopo la nascita del figlio, per la maggior parte delle francesi tre mesi di congedo maternità bastano e avanzano, senza essere per questo giudicate. E anche quando le famiglie non trovano una sistemazione in un nido pubblico, possono contare sul cosiddetto Paje, prestation d’accueil du jeune enfant,

organizzando nidi a casa con altre mamme oppure appoggiandosi a strutture private convenzionate. Quasi metà dei piccoli tra 0 e 2 anni è mandata dai genitori in strutture pubbliche o private, il doppio della media europea.

Molto prima della rivoluzione femminista, la Francia ha cercato di dare alle madri gli strumenti per conciliare lavoro e famiglia. Con un risultato evidente: la Francia non è solo una delle nazioni dove si fanno più figli, ma è anche quella con la percentuale di occupazione femminile superiore alla media europea. E non è un discorso di parità: nelle statistiche, gli uomini francesi non partecipano più degli italiani alle faccende domestiche. È lo Stato che si affianca nella cura dei figli in una politica natalista che risale all’epoca del regime di Vichy. La spesa pubblica per ogni bambino sotto ai 6 anni è quasi il doppio della media Ocse, anche se negli ultimi anni la crisi economica si è fatta sentire: il fatidico tasso di fertilità non è più superiore ai 2 figli per donna.

L’offerta di nidi è solo uno dei tasselli della ricetta francese. Al centro di tutto, c’è il quoziente famigliare.

Gli ultimi governi hanno ridotto i benefici fiscali per le famiglie ma rimane una deduzione importante per le coppie con figli. Neppure i Paesi scandinavi, noti per la loro mentalità children friendly, “regalano” così tanto alle famiglie. Creato nel 1945 dal radicale Adolphe Landry, il quoziente famigliare segue lo slogan: “A livello di vita uguale, tasso di imposizione uguale”. Il reddito complessivo del nucleo famigliare deve essere suddiviso in parti secondo il numero dei componenti. Un modo di abbassare l’imponibile e non tassare il reddito unitario ma quello disponibile. Al sistema di detrazioni fiscali, che comprende anche sgravi per il pagamento di baby sitter, si aggiungono diversi sussidi pubblici, tra cui il bonus bebè e gli assegni famigliari che sono stati recentemente parametrati al reddito ma restano un caposaldo del modello francese.

Anais Ginori – la Repubblica – 12 febbraio 2020