Fra dramma cinese e vaudevilles anglosassoni

 A un osservatore disincantato il contrasto fra certi eventi e scenari non può non colpire. Di quali stiamo parlando?

Afflitto da una subdola epidemia (il Coronavirus), il formicaio del Celeste Impero, insomma, la Cina, si affanna a costruire ospedali nel giro di qualche giorno, dimostrando capacità e disciplina organizzative che farebbero invidia allo Stato amministrativamente e socialmente più avanzato. Le epidemie sono vecchie come il mondo, ma paradossalmente proprio il decantato (e sotto molti aspetti falso) progresso le rende oggi infinitamente più insidiose e più devastanti: aerei, viaggi organizzati e mezzi di pubblico trasporto costituiscono un moltiplicatore incontrollabile e un veicolo incomparabilmente più rapido delle galee genovesi che trasportarono la peste dal Mar Nero al Mediterraneo nel XIV secolo. Lo sforzo e la sfida per la Cina sono dunque proporzionali alla sua gigantesca popolazione.

Poiché verosimilmente il virus è partito da qualche mercato di animali, c’è da domandarsi se l’epidemia in questione contribuirà a modificare almeno parzialmente la passione cinese per le carni più abbiette e sanguinolente.

Se lasciamo per un momento i Cinesi ai loro problemi e guardiamo a occidente, udremo i frenetici e gioiosi echi dei festeggiamenti che hanno sigillato la notte del 31 gennaio a Londra. Un viandante ignaro e confuso potrebbe per un attimo pensare che gli Inglesi stessero celebrando la fine della guerra mondiale!

Una volta esaurita l’attuale euforia dei fanatici brexitiani britannici per la loro vittoria, bisognerà vedere come e chi pagherà il conto della spesa a causa delle inevitabili farragini burocratiche e degli scontati meno vantaggiosi futuri accordi commerciali con i Paesi della UE. Per quale motivo, infatti, un Paese non membro dell’Unione Europea dovrebbe godere dello stesso favorevole regime goduto dai membri? Nonostante velleità e demagoghi di turno, il ritorno della Gran Bretagna a quello di Stato a sé stante, con l’anelato e finalmente  recuperato “controllo della propria casa” di cui tanti hanno parlato, apre la strada a un futuro incerto. Poiché fenomeni come la Brexit mostrano la loro vera natura solo a distanza di anni, magari questa sarà una buona occasione per molti cittadini britannici di ritornare a scuola e riflettere sulla loro storia.

In realtà, i loro antenati perlomeno degli ultimi 2000 anni provenivano dalla Francia, dal Belgio, dalla Sassonia, dalla Danimarca, dalla Germania, dalla Scandinavia. Per non parlare dei loro monarchi degli ultimi secoli, da Giorgio I alla Regina Vittoria e al marito Alberto, nelle cui vene scorreva puro sangue tedesco. Il primo era l’elettore di Hannover, e la coppia regale aveva le sue radici nell’arci-fertile casata di Sassonia-Coburgo.  Ancora, pur di aiutare il loro alleato polacco, dichiararono guerra a Hitler e centinaia di migliaia di Inglesi morirono sul suolo europeo. Più Europei di così…Solo dei faccendieri e ciarlatani da strapazzo possono aver diffuso l’idea che la Gran Bretagna possa considerarsi un’entità a parte. Il “controllo della propria casa” è insomma solo uno slogan e una trovata che nasconde una verità sommersa ma di gran lunga più inquietante: una crisi di identità. Una parte dei cittadini britannici ha perso il senso della realtà è vive di illusioni isolazionistiche, che andavano bene ai tempi del loro Impero coloniale, ma che sono insidiose in un mondo composto da blocchi e da nuove super-potenze, di fronte alle quali la Gran Bretagna di oggi, con tutta la sua city, è solo una modesta comparsa.

Dati i suddetti irrefutabili alberi genealogici, suona del resto surreale come fra i più accesi promotori e difensori della Brexit vi siano personaggi come Boris Johnson, che vanta origini turche,  il Cancelliere dello Scacchiere Sajid Javid, di origine pachistana, e  l’attuale Segretaria di stato per gli affari interni, Priti Patel, di famiglia indiano-ugandese…Il paradosso è perlomeno singolare e tale da offrire materiale prezioso per uno psicologo. Ma possiamo lasciare ai loro festeggiamenti i nuovi emuli di Francis Drake – solo che veleggeranno ormai senza  coltri e salvagenti imperiali – e proseguire ancora verso occidente.

Se solchiamo l’Atlantico, il ruolo e il bisogno di uno stuolo di psicologi si fanno ancora più indispensabili. Una cosa sconcertante rimane inspiegabile: il fatto che negli USA di oggi un amebico 40% di elettori – l’aggettivo è letterale – assieme a un intero partito (i Repubblicani) e al Senato di cui costoro sono la maggioranza, siano diventati tutti docili e pavidi strumenti di un Presidente platealmente bugiardo, indagato per innumerevoli reati, dai comportamenti e atteggiamenti di tipo palesemente narcisista, autoritario e mafioso, addirittura sottoposto a impeachment per reati ormai accertati (abuso di potere e ostruzionismo nei confronti del Congresso), che neanche i suoi sostenitori contestano e che vengono farisaicamente travestiti in azioni legittime.

Come può accadere?

La tendenza ad esautorare il Congresso a favore dell’Esecutivo, fra l’altro, a scopi personali, fa penosamente barcollare la famigerata “bilancia dei poteri” di cui si è tanto gloriata la propaganda americana degli ultimi 100 anni. Ascoltando uno dei lacchè di turno dell’attuale amministrazione americana, il professore di diritto A. Dershowitz, che durante il processo d’impeachment in Senato ha sostenuto la nozione che un presidente può commettere abusi di potere nell’interesse nazionale e non è quindi impeachable, un fervido ammiratore della democrazia, Tocqueville,  sarebbe rimasto inorridito. Chi non è Tocqueville, come i parlamentari democratici, considera evidentemente la suddetta nozione un pericoloso precedente e il preludio a un futuro regime da repubblica delle banane, con tanto di despota circondato da bravi.

Ovviamente, non tutti hanno sensibilità giuridico-costituzionali, di modo tale che  i commentari e umori popolari sull’attuale regime autocratico-mafioso che caratterizza l’attuale amministrazione americana sono assai meno garbati. I curiosi possono documentarsi sulla posta di internet e scoprirebbero come, nonostante la narcisistica auto-definizione del Presidente come “a stable genius”, molti Americani non la pensino così e utilizzano nei suoi confronti un variopinto e poco lusinghiero vocabolario, in cui vocaboli come “deficiente” e “pacco di spazzatura” sono fra i più gentili e cortesi.

Forse, solo la psicologia delle masse, ovvero le votazioni di novembre, aiuteranno a capire meglio cosa sta diventando l’America e se l’attuale situazione sia solo il frutto di una nevrotica diffidenza repubblicana nei confronti dei democratici, che spinge i primi a vendersi a un presidente pur di fare dispetto ai loro supposti antagonisti, o se invece si tratti di un problema corale più vasto, costituito da una base di irriducibili che ha bisogno di un capo e che quindi idolatra il presidente qualsiasi cosa accada. Non scorgete l’ombra di dittatori e reucci scomparsi?

Visti gli accenni precedenti, può sembrare paradossale  - ma non deve neanche apparire cinico - il fatto che in realtà l’immane e disciplinato sforzo cinese per contenere l’epidemia in corso rappresenti una consolatoria eccezione di serietà umana e sociale rispetto ai patetici e miserandi scenari alle due sponde dell’Atlantico.

Antonello Catani, 2 febbraio 2020