Dem più forti governo più debole

E adesso? Come investire il tempo guadagnato con il successo in Emilia-Romagna? E cosa attendersi dai Cinquestelle, rovinosamente avvitati in una crisi senza fine? Il Pd archivia con soddisfazione la vittoria di Bonaccini ma scopre - com'era d'altronde già chiaro - che la sconfitta subita da Salvini non spazza via, di per sé, i problemi del governo. Il Pd, per dirla con una battuta, si ritrova più forte in una casa più debole: e tenerla in piedi sarà possibile solo attraverso scelte nette e chiare. La prima - e forse più importante - riguarda i rapporti con il maggior alleato di governo, reduce dall'ennesima débâcle.
Non è questione semplice e la soluzione, del resto, non è tutta nelle mani del Pd: ma linea che Nicola Zingaretti deciderà di assumere potrebbe avere, com'è evidente, effetti importanti sulla discussione già in atto nel Movimento e sulla stessa tenuta del governo.
La linea non è ancora definita. È vero: il vicesegretario Andrea Orlando ha subito chiesto che sia modificato "l'asse politico del governo": più peso ai vincitori nelle scelte da compiere e forse anche nella composizione dell'esecutivo. Ma non è l'unica posizione in campo. Qualcuno invita alla prudenza e altri - addirittura - suggeriscono di riflettere sul "metodo Salvini", che dopo le diverse vittorie in elezioni regionali e poi alle europee non ha mai chiesto rimpasti nel governo gialloverde, preferendo che il processo politico-elettorale facesse il suo corso, svuotando il Movimento a tutto vantaggio della Lega.
Qualcuno, insomma, pensa che sia possibile continuare il "saccheggio" ai danni dei Cinquestelle così come avviato dal Capitano: e del resto lo studio dei flussi elettorali conferma il travaso in atto. È una ipotesi percorribile? Si vedrà, naturalmente, ma molto dipenderà anche dalle scelte che compirà il Movimento. Infatti, se non è pensabile prolungare troppo a lungo la debole "reggenza" di Crimi, il profilo e l'atteggiamento dell'alleato potrebbero cambiare radicalmente se della leadership venisse investita, per esempio, una figura come Alessandro Di Battista, uomo d'opposizione e tra i meno convinti dell'accordo di governo stretto col Pd.
Contemporaneamente, sotto traccia va riprendendosi anche nel Pd - ecco la seconda scelta da compiere - la discussione sul modello di legge elettorale da sostenere. Il trend politico in corso sembra riportare in auge - causa il declino dei Cinquestelle - il tradizionale (dal 1994 in poi) bipolarismo italiano: centrodestra di qua, centrosinistra di là. Se la dinamica fosse confermata, che senso avrebbe un ritorno al sistema proporzionale? Quanto ne guadagnerebbero la stabilità degli esecutivi e la stessa influenza del Pd?
E poi, naturalmente, c'è il fronte della tenuta della coalizione, con i Cinquestelle in rovina, il Pd che ha già annunciato rifondazioni e "rivoluzioni" e un Renzi irrequieto come sempre. Nulla di facile, insomma. Ma la "riconquista" dell'Emilia-Romagna - regione data per persa fino alla comparsa in mare delle Sardine - consegna al Pd una novità: il netto rafforzamento della leadership di Nicola Zingaretti. Non è cosa da poco: a condizione di spendere subito e con nettezza l'influenza ritrovata.

Federico Geremicca – La Stampa – 28 gennaio 2020