Si può fare

I sovranisti italiani sono inebriati dall'affermazione dei colleghi spagnoli di Vox. Il più inebriato è Salvini, ma Salvini è ebbro di suo: sta con i centralisti di Vox, che vogliono mettere fuori legge gli indipendentisti catalani, e sta anche con gli indipendentisti catalani, che reputano il centralismo di Vox di tendenza Adolf. Non così trottolina amorosa, però è inebriata pure Giorgia Meloni, forse ignara degli ambiziosi traguardi individuati dai Fratelli di Spagna: deportare (testuale) gli immigrati che violano la legge, togliere l'aborto dal sistema sanitario nazionale, sottoporre a terapia i figli omosessuali. Lo si dice perché da qualche tempo Giorgia Meloni è impegnata a correre dietro a qualche suo falangista un po' troppo ortodosso: il vicepresidente del Consiglio comunale di Vercelli che risolverebbe con un sano eccidio il problema di lesbiche, gay e pedofili (si apprezzi il parallelo), i Fratelli marchigiani che festeggiano con cena sociale e fascio littorio l'anniversario della marcia su Roma, il deputato Galeazzo Bignami che pubblica e poi rimuove il video dei campanelli delle case popolari agli stranieri, il commissario di San Severo (Foggia) che via Facebook pone un interrogativo su Liliana Segre: «Ma chi se la in...?». Mica militanti: tutti dirigenti. E a Meloni tocca saltare di qui e di là per scusarsi, precisare che non è la linea del partito, nessuno aveva autorizzato eccetera. E però l'autorizzazione non serve, ecco il guaio: l'autorizzazione è implicita, tutto un mondo sommerso riemerge entusiasta di un implicito via libera. E questo mondo ti ascolta, ti ama e ti vota, Giorgia.

Mattia Feltri – La Stampa – 12 novembre 2019