Tre uomini al comando

"Giuseppi" Conte (nell’endorsement di Donald Trump), Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti sono riusciti nell’impresa di formare un nuovo esecutivo. I mercati finanziari plaudono, lo spread è ai minimi da qualche tempo, la Commissione Europea si dimostra assai comprensiva e con la disposizione ad allargare, entro certi limiti, i cordoni della borsa, ossia allentare i vincoli di Maastricht per cui il livello del deficit per il prossimo anno si può contrattare e, magari, raggiungere un livello superiore a quello consentito al governo gialloverde del 2,01%. Difficilmente sarebbe stato consentito ai vecchi inquilini di Palazzo Chigi, con un Salvini che si apprestava ad incrociare i guanti con i guardiani di Bruxelles. In questi giorni lo spread appare sotto controllo e questo è di buon auspicio per il governo Conte 2 che si appresta a chiedere la fiducia alla due Camere. Propongo la lettura di alcune interessanti considerazioni sviluppate sul settimanale ‘Espresso del filosofo prof. Massimo Cacciari. La lezione che ci viene da questa strana crisi agostana è di grande importanza e significato. Scrive il professore veneziano in uno splendido articolo sulla Grande Crisi:

… “Sotto le maschere più o meno patetiche o grottesche dei suoi protagonisti si è giocato un dramma tremendamente serio. Altro che semplice crisi di un governo e trattative per costruirne un altro. Aspetti fondamentali dell’azione politica nel nostro Paese e del modo più in generale in cui questa viene intesa sono venuti, direi brutalmente, alla luce. Anzitutto è evidente che la “visione del mondo” ormai naturalmente condivisa è quella per cui la politica è l’arte dell’assoluto trasformismo. In lontani decenni ciò veniva denunciato come uno dei suoi mali. Ora viene accettato senza colpo ferire, anzi: i suoi più spregiudicati interpreti sono ritenuti i politici più intelligenti ed abili. E’ un machiavellismo da stenterelli, è evidente, un machiavellismo senza virtù e senza fini, ma la sua debolezza, per così dire, teorica non ne inficia per nulla il valore pratico. Come è potuto accadere, nel giro di una generazione, senza colpo ferire e senza vergogna si potesse invocare l’alleanza di chi si era sfiduciato il giorno prima, che coloro che avevano condiviso tutto il pessimo di una precedente stagione, finita rovinosamente, pretendessero guidare quella successiva, o coloro che avevano sparato contro Caio lavorassero, poi, senza cenno autocritico, per un’intesa con lo stesso? E tutto ciò, appunto, senza dover rendere conto a nessuno e, anzi, potendo continuare a dire che si lavora per il bene della Patria, con spirito di sacrificio e alto senso di responsabilità. Come è potuto accadere un tale trionfo del trasformismo? E’ questa categoria che oggi non regge più. Trasformismo significa passare per opportunità o calcolo da una collocazione politica a un’altra, trapiantandosi altrove. Oggi non vi è più alcuna radice. I “politici” si collocano in uno spazio sostanzialmente omogeneo in tutti i suoi punti, e “giustamente” perciò l’opinione pubblica non avverte nulla di scandaloso nelle loro giravolte (…)  I partiti, le ideologie, in particolare per i penta stellati, non hanno più ragion d’essere. Sono morti. Non si può né si deve parlare più di destra o di sinistra ma di individui “liberi”. Esistono problematiche da affrontare e si va alla trattativa, come nei “negozi” privati. (…) Prosegue Cacciari: “Esistono individui liberi che siedono al tavolo delle trattativa, appunto,  e stabiliscono accordi che soddisfino i contraenti. (…) Questa crisi segna il punto culmine dell’onda lunga della crisi dell’istituto parlamentare. O etra in gioco un disegno radicale di riforma, o celebriamone pure il funerale l funerale che potrebbe durare anche ceto anni”. Per il filosofo veneziano, partito democratico, frutto di un’unione tra ex democristiani ed ex comunisti, ma anche della Lega Nord, oggi diventata semplicemente Lega, per giustificare la presenza nel Meridione d’Italia, l’impianto dei rapporti tra esecutivo e legislativo, tra potere centrale, regioni ed enti locali, tra potere politico e funzioni autonome dello Stato, va finalmente riformato, se non vogliamo che dalla crisi della democrazia rappresentativa nelle forme che finora abbiamo conosciuto, si passi alla fine della stessa democrazia in un regime di contrattazioni tra poteri economici, finanziari, mediatici che di volta in volta assumono la figura di questa o quella “loggia”, di questo o quel cerchio magico, di questo o quel tecnico-manager. Sempre più, continua Cacciari, è questo il gioco cui assistiamo e ad esso l’opinione pubblica sembra ormai quasi assuefatta. Sarà soltanto con una lunga lotta culturale e politica che la situazione potrà cambiare, non certo fuggendo il confronto aperto con chi l’ha voluta e la difende, né certo cambiando in commedia qualche attore”.

Così il prof. Massimo Cacciari su L’Espresso, in cui fa un “j’accuse” un po’ a tutti i modesti protagonisti della politica italiani, quelli di area dem, ma anche ai leghisti della prima e della seconda ora, nonché agli sprovveduti penta stellati inventati da quel comico di prima grandezza che è il genovese Beppe Grillo.

Come non condividere le perplessità di un disincantato  Massimo Cacciari? Il professore non ha interessi di sorta se non di caratura socio-culturale.

Un'ultima riflessione: stante la statura dei nostri politici, con un Luigi Di Maio a capo della nostra diplomazia, un inesperto "Giuseppi" Conte, però con il placet del presidente Usa,a Palazzo Chigi, con il pentastellato Fraccaro a sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri, c'è da essere certi che prima o poi i nodi verranno al pettine e i commedianti sia dem che grillini vorranno farsi le scarpe, nel senso che Zingaretti vorrà inglobare i pentastellati e lo stesso cercheranno di fare Di Maio e C. Il nuovo esecutivo nn avrà vita lunga. Di sicuro a navigazione sarà in acque agitate.

Marco Ilapi. 6 settembre 2019