Due galli nel pollaio, Di Maio e Salvini

Luigi Di Maio e Matteo Salvini continuano a bisticciare. E i motivi non sono affatto banali. Nella normalità della vita politica di un grande Paese i due partiti avrebbe già dovuto divorziare per incompatibilità ambientale. Gli osservatori sono unanimi: l’Italia non può reggere una situazione di una litigiosità che sta diventando, è diventata, snervante. Non se ne può più di promesse non mantenute (nessuno sembra essersi accorto che le tasse sono diminuite), di proclami che paiono avere le fondamenta sulla sabbia (secondo il ministro responsabile dell’economia Giovanni Tria, a legislazione vigente l’Iva dal primo gennaio del 2020 aumenterà. Perché le aliquote non aumentino, il governo dovrebbe indicare con precisione, dove saprà individuare i 23 miliardi necessari per stoppare in via definitiva le clausole di salvaguardia). Per non parlare di questioni accantonate come la Tav (la linea ad alta velocità Torino - Lione) e le Grandi Opere che la Lega vuole portare avanti ed il M5S, invece, bloccare o, fare la valutazioni costi-benefici su ciascun impegno di spesa. Che sia la Gronda di Genova, in specie dopo il crollo del ponte Morandi. Il ministero guidato da Danilo Toninelli ha tempo fa reso noto di un accordo con la società della famiglia Benetton, Autostrade per l’Italia (Aspi) che prevede che questa realizzi, tra il 2020 ed il 2028, il passante di Genova a un costo stimato di 4.300 milioni, più altri investimenti non specificati, per un totale di 7.800 milioni entro il 2038, termine dell’attuale concessione. In cambio la società veneta ottiene un proroga della concessione per ulteriori 4 anni, dal 2038 a 2042, e il diritto ad avere un indennizzo  di subentro di 5.700 milioni a fine concessione. Questo impegno in un articolo su Il Sole 24 Ore del 15 agosto dello scorso anno. Altre opere in progetto a allo stato bloccate: il raddoppio della linea ferroviaria Finale Ligure – Andora (1.500 milioni di euro); la linea 6 della metropolitana di Napoli (790 milioni di euro), l’Alta Velocità Brescia – Verona (2.500 milioni); la Pedemontana Veneta (2.200 milioni); la Tav Verona – Padova (2.700 milioni di euro); il passante di mezzo a Bologna (800 milioni); il Tunnel del Brennero (8.400 milioni di euro); la Tirreno - Brennero (1.800 milioni); il tunnel cittadino di Piazza Baldissera, il sottopasso di largo Maroncelli a Torino (30 milioni); il Ponte dei Congressi a Roma (145 milioni); l’Ilva di Taranto (1.800 milioni); sempre in Puglia il Tap, Trans Adriatic Pipeline (4.500 milioni); a Firenze la nuova pista dell’aeroporto Vespucci (350 milioni); l’ampliamento della Darsena del porto di Livorno (660 milioni); il sottoattraversamento di Firenze con stazione Tav (750 milioni); il nuovo ospedale di Livorno (266 milioni di euro); il Terzo valico dei Giovi (6.200 milioni). E poi ci sono i problemi di Roma Capitale, con il sindaco Raggi sempre nell’occhio del ciclone salviniano con la storia dell’indebitamento mostruoso della città eterna che ha tanti padri. debito storico della Capitale, su cui dovrebbe avere effetti il cosiddetto 'Salva Roma', non è altro che il deficit accumulato dalla Città Eterna fino al 2008 e da allora inserito in una gestione separata, ovvero la gestione commissariale. Questa struttura, definita come "una sorta di bad company", è dipendente da Palazzo Chigi e amministra al momento un debito arrivato a circa 12 miliardi di euro.

Ogni anno 300 milioni dall Stato e 200 dal Comune

A comporre questo passivo-mostre, accumulato nei decenni passati, c'è un mix di mutui accesi, interessi e debiti commerciali. Per ripagarlo nella gestione commissariale già confluiscono fondi statali (pari a 300 milioni ogni anno) e fondi comunali (pari a 200 milioni ogni anno).

Prevista una crisi di liquidità nel 2022

Di recente, però, è stata pronosticata una crisi di liquidità di questa stessa struttura commissariale a partire dal 2022, con possibili ripercussioni anche sullo stesso bilancio di Roma Capitale. Per scongiurarla e per mettere in sicurezza il piano di rientro fino al 2048 i tecnici del Governo insieme a quelli del Campidoglio hanno elaborato l'operazione poi ribattezzata "Salva Roma", che consiste nella chiusura della gestione commissariale nel 2021.

Il fatto è che la Lega non è assolutamente d’accordo su questa linea di favorire la municipalità a trazione Virginia Raggi e M5S, quando in Italia ci sono tantissimi comuni in difficoltà. Ok, Roma è la città di tutti gli italiani, la capitale del Paese, merita uno sguardo di grande attenzione, ma (secondo Salvini) i politici, i partiti che l’hanno “sgovernata” dal 1960 ad oggi, non meritano certo un plauso e dovrebbero pagarne le conseguenze. Almeno in termini di una giusta e sacrosanta indignazione da pare dell’elettorato romano. Della serie: con loro mai più! E adesso si deve affrontare il confronto con la nuova Commissione Europea. Che ruolo spetterà all’Italia?

Marco Ilapi, 2 luglio 2019