Bilancio 2019, possibili risparmi per decine di miliardi

ll bilancio dello Stato per il 2019 sta per essere varato. Ha superato lo scoglio del Senato con il voto di fiducia. Bisogna ricordarsi che porre la questione di fiducia non  un fatto eccezionale, se si considera che la legge finanziaria deve essere improrogabilmente approvato entro il 31 dicembre , pena l’esercizio provvisorio. Anche quest’anno ci arriviamo in piena zona- Cesarini. Appunto, se le Camere non vi dovessero provvedere si scivola nell’esercizio provvisorio, con gravi ripercussioni per i pagamenti della pubblica amministrazione. Il problema di una gravità inaudita è che si può affermare, con assoluta certezza, senza tema di smentita da parte di nessuno, i singoli parlamentari non conoscono l’articolato della finanziaria. Ignorano che cosa dice la legge che ben 167 senatori, a scatola chiusa, hanno approvato. Si sono fidati delle assicurazioni, delle certezze dei due vice premier Di Maio e Salvini. Per la prima volta nella nostra storia repubblicana, il Parlamento non a avuto la possibilità di prenderla in esame, di discuterla, di presentare emendamenti migliorativi. E si sa che tutti i provvedimenti legislativi e hanno un grande bisogno. Gli osservatori sostengono che, in buona sostanza, sono stati i commissari Ue a dettare le opportune modifiche e che hanno, addirittura, dettato le poste da inserire nei conti di Palazzo Chigi per il 2019. Anche se i due leader della maggioranza negano che ci sia stata la “manina” di Juncker, Dombrovskis e Moscovici a contribuire all’elaborazione della manovra approdata in Senato. Ma a chi vogliono darla a bere? La Commissione di Bruxelles ha certamente esercitato un pressing incredibile ed inaccettabile per arrivare a questi saldi. Tant’é che il deficit previsto inizialmente al 2,4% del Pil è sceso al 2,04%. Insomma la Ue ci ha imposto i “numerini” che voleva. Alla faccia dei diktat di Di Maio e Salvini. Alla faccia della maggioranza di M5S e Lega. Che il governo ci ragioni seriamente, perché il “moloch” del debito pubblico ad oggi ha superato la soglia dei 2.350 miliardi di euro, pari a 39.167 euro pro capite. Ogni giorno che passa il debito aumenta di quasi 3 milioni di euro. Gli uomini al governo tengano a mente questi “numerini”, che sono ben conosciuti dai solerti commissari di Bruxelles. E che dovrebbero allarmare tutti gli italiani che a breve andranno a rinnovare alcuni consigli regionali (la Sardegna, l’Abruzzo) e, a maggio, dovranno scegliere i propri rappresentanti in seno al Parlamento europeo. Meditate, gente, meditate. E adesso la parola passa all’altro ramo del Parlamento. Auguri e Buon Natale.

Qualche cenno sul bilancio dello Stato, segnatamente con uno sguardo sui conti delle nostre regioni, su cui si potrebbe incidere per la diminuzione della spesa pubblica.

Le venti regioni. Quelle  a statuto speciale sono le vere "regine" della spesa. Se si esamina con attenzione il bilancio dello Stato se ne scoprono delle belle. Per davvero. Per anni si discetta di spending review ma non si riesce (o non si vuole) realizzarla. Eppure è risaputo che la riduzione delle inefficienze e degli sprechi nelle amministrazioni pubbliche è la condizione necessaria per intraprendere un percorso di graduale e generalizzata riduzione del carico fiscale su famiglie e imprese . Questa la conclusione contenuta nel Rapporto dell'Ufficio Studi Confcommercio "La spesa pubblica locale", presentato nell'ambito del convegno "Meno tasse meno spesa, binomio della ripresa" svoltosi a Roma presso la sede nazionale della Confederazione. Dallo studio emerge come sia di vitale importanza per il Belpaese riportare la spesa pubblica sotto controllo, agendo con più incisività attraverso la spending review. Negli ultimi anni progressi sono stati fatti, anche se ancora insufficienti. Come nel caso della spesa per consumi finali, che tra il 2012 e il 2014 si è ridotta di quasi 1,4 miliardi scendendo dal 19,6% al 19,5% in rapporto al Pil. Nello stesso periodo, le uscite complessive delle Amministrazioni pubbliche sono cresciute di poco più di 6 miliardi, passando dal 50,8% al 51,1% in termini di incidenza sul Pil. Per quel che concerne le Regioni, si scopre che quella con la minore spesa pro capite in assoluto (2.741 euro) è la Calabria, seguita dal Veneto (2.745 euro). La spesa massima è appannaggio della Valle d'Aosta (13.484 euro pro capite), segue il Trentino Alto Adige (11.110 euro) e il Lazio (5.900 euro). Interessante notare che alcune regioni a statuto autonomo come la Valle d’Aosta ha a bilancio ben 13.484 euro a persona mentre il Trentino Alto Adige ne spende 11.110. In totale la spesa pubblica gestita localmente è pari a 224.676.550.841 miliardi di euro (dati al dicembre 2015). E’ assai probabile che i costi generali siano saliti ancora. Che il governo ci ragioni seriamente, perché il “moloch” del debito pubblico ad oggi ha superato la soglia dei 2.350 miliardi di euro, pari a 39.167 euro pro capite. Ogni giorno che passa il debito aumenta di quasi 3 milioni di euro. Gli uomini al governo tengano a mente questi “numerini”, che sono ben conosciuti dai solerti commissari di Bruxelles. E che dovrebbero allarmare tutti gli italiani che a breve andranno a rinnovare alcuni consigli regionali (la Sardegna, l’Abruzzo) e, a maggio, dovranno scegliere i propri rappresentanti in seno al Parlamento europeo. Meditate, gente, meditate. E adesso la parola passa all’altro ramo del Parlamento. Auguri e Buon Natale.

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Marco Ilapi, 24 dicembre 2018