A Palazzo Chigi consigli non richiesti

Dopo un tira e molla durato mesi, il duo Di Maio Salvini fa marcia indietro.rispetto alle mirabolanti promesse fatte in campagna elettorale. "Seppelliremo la Fornero" (prometteva Salvini), daremo 780 euro a milioni di persone in condizione di necessità economica (assicurava Di Maio). Si è ingaggiata una dura battaglia con la Commissione Europea con proposta italiana di innalzare il deficit al 2,4 % per poi accettare una diminuzione dello stesso al 2,04%. Non sono questioni di numerini in più o in meno, ma di migliaia di miliardi che possono fare la differenza, anziché essere utilizzati per fare dell’assistenza e regalare una montagna di denari a persone che potrebbero sfruttare la situazione e, magari, fare dei lavori in nero e beccarsi anche questi soldi alla faccia dei tanti lavoratori che faticano a portare a casa un magro stipendio che non consente loro di arrivare alla fine del mese.

Il cosiddetto contratto di governo tra Cinquestelle e Lega è un non senso. In politica non  esiste proprio che una squadra di governo possa basare il suo impegno di legislatura su quattro o cinque punti o anche più contrattuali. La vita di una comunità nazionale è talmente complessa che trovo arduo rinchiuderla in una camicia di forza come non può che essere un contratto stipulato davanti ad un notaio, sia pure quest’ultimo sia stato individuato nel saggio presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che, nello scorso giugno, ha aderito alla richiesta di M5S e Lega di Salvini. Pur di dare un governo al Belpaese, il Quirinale ha accettato una proposta insensata, un esecutivo degli opposti: i programmi di Lega Nord e Cinquestelle erano (e sono) antitetici, non sovrapponibili. Tant’è che frequentemente sorgono malintesi, contrasti, dissapori e malumori, in particolare, nelle basi dei due movimenti, uno che furoreggia nel Nord del Paese, l’altro nel profondo Sud. Prima o poi i nodi verranno al pettine. Statene certi.

"Le coperture? Ci sono 70 miliardi": questo sostenevano i 5 Stelle prima di andare al governo. Almeno 40 miliardi arriveranno da una attenta revisione delle cosiddette tax expenditures, agevolazioni fiscali erogate senza criterio che vanno razionalizzate e spostate sulle nuove voci di spesa, fra le quali sono da contare anche i 17 miliardi di Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD), cioè trasferimenti e agevolazioni per le fonti fossili o inquinanti indicati ufficialmente dal Ministero dell’Ambiente. Altri 30 miliardi a regime verranno dai tagli agli sprechi e dalla spending review, in buona parte delineata dall’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli".

"Le coperture?  Prima del 4 marzo il M5s parlava di "70 miliardi di coperture annue a regime derivanti da tagli agli sprechi, più una quota di maggiore deficit da decidere (anche in base al ciclo economico). Con l’obiettivo, però, di ridurre del 40% il debito/Pil in 10 anni". Quei 70 miliardi sembra si siano volatilizzati un minuto dopo varcata la soglia di Palazzo Chigi. Ora la Fornero non la si può (o non la si vuole) più cancellare, il reddito di cittadinanza, così come era stato concepito dai Cinquestelle, non lo si può assicurare a tutti i 6 milioni di persone bisognose.

A questo proposito bisognerebbe che a Palazzo Chigi si ricordassero i patti a suo tempo sottoscritti dai nostri governanti e che sono stati ben evidenziati dal sito a www.affariinternazionali.it. Ecco qualche cenno. Le coperture?  Prima del 4 marzo il M5s parlava di "70 miliardi di coperture annue a regime derivanti da tagli agli sprechi, più una quota di maggiore deficit da decidere (anche in base al ciclo economico). Con l’obiettivo, però, di ridurre del 40% il debito/Pil in 10 anni". Previsioni incredibili. Ma quei 70 miliardi sembra si siano volatilizzati un minuto dopo varcata la soglia di Palazzo Chigi. Ora la Fornero non la si può (o non la si vuole) più cancellare, il reddito di cittadinanza, così come era stato concepito dai Cinquestelle, non lo si può assicurare a tutti i 6 milioni di persone bisognose. Ridisegnare la geografia regionale. Le regioni vanno accorpate. Si dovrebbero creare quattro o cinque macroregioni: il Nord Ovest con Piemonte Valle d'Aosta e Liguria il Nord Est con Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia, il Centro con Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo e Molise, il Sud con Campania, Puglia, Basilicata e Calabria e, infine, le isole Sicilia e Sardegna. I risparmi sarebbero pazzeschi 5 governatori anziché una pletora di 20, 5 consigli regionali, con le spese delle regioni in caduta libera. Non ci vuole Einstein a capirlo che questa sarebbe l'unica via d'uscita per la riduzione delle spese e il recupero di competitività. D'altronde è dal 1970 che è esploso letteralmente il bilancio pubblico, con spese fuori controllo un po' in tutti i settori. Razionalizzare l'amministrazione pubblica, renderla più efficiente per dare le giuste risposte ai bisogni della collettività, eliminare i tribunali amministrativi regionali non sarebbe male. Così come bisognerebbe fare con la chiusura del Cnel, il Consiglio Nazionale per l'economia ed il Lavoro (assolutamente inutile e costoso) e, magari, invece, rivitalizzare le provincie. Quindi, ridisegno delle regioni con l'istituzione di 4 o 5 macroregioni. Ulteriori risorse potrebbero recuperarsi se si accorpassero i Comuni con meno di 5.000 abitanti, se si razionalizzassero i consumi energetici, rendendo più efficiente l'amministrazione pubblica (con l'adozione di software open source e con prezziari unificati per gli acquisti e gli appalti), se si semplificasse la burocrazia, se si dimezzasse il numero dei parlamentari, se si abbassassero stipendi e vitalizi, diminuendo del 90% le auto blu. Ulteriori risorse potrebbero recuperarsi se si accorpassero i Comuni con meno di 5.000 abitanti, se si razionalizzassero i consumi energetici, rendendo più efficiente l'amministrazione pubblica (con l'adozione di software open source e con prezziari unificati per gli acquisti e gli appalti), se si semplificasse la burocrazia, se si dimezzasse il numero dei parlamentari, se si abbassassero stipendi e vitalizi, diminuendo del 90% le auto blu. Si può e si deve cassare l'acquisto degli aerei F-35 dagli americani (e che Donald Trump se ne faccia una ragione). I consigli non richiesti. Non aderire alla proposta di conferma delle sanzioni alla Russia di Putin. Non costa niente, ma l’Italia ha da guadagnarci sul piano politico a livello continentale. Lasciare la poltrona vuota  a Bruxelles fino a che il trattato di Dublino non venga modificato, perché principalmente danneggia i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo come Spagna, Italia e Grecia. I risparmi si possono ottenere solamente con dei tagli mirati. Perché buttare dei soldi per questo reddito di cittadinanza e quota 100? Non avrebbe più senso levare le accise sulla benzina e portare la stessa ai livelli di prezzo in Svizzera? Milioni di automobilisti plaudirebbero Eventuali risorse destinatele alle imprese che si impegno ad aumentare le assunzioni sia quelle a termine che quelle a tempo indeterminato. Una riforma necessaria e non costosa sarebbe quella di copiare dalla Svizzera e per tutta una serie di argomenti di interesse generale e questo via web, per risparmiare risorse da destinare ad altri interventi. Occorre dimezzare gli stipendi dei parlamentari. Ad oggi Italia, Austria e Germania occupano le prime tre posizioni con un certo distacco dalla Danimarca. Gli stipendi parlamentari medi italiani si attestano sui 125mila euro annui, una cifra molto elevata rispetto agli altri Paesi, mentre al Nationalrat autrichien guadagnano 121.608 euro e al Bundestag tedesco 108.984. Basti guardare i guadagni in Est Europa, che in Romania e Bulgaria sono addirittura sotto i 20mila euro, la soglia che in Italia determina le agevolazioni fiscali per i meno agiati. Questo l’elenco al 2017. Probabile che ci sia stato un incremento ulteriore. I nostri parlamentari non se la passano maluccio, considerando che hanno poche spese e tanti privilegi. Italia al top con 125.000 euro, Austria 121 000, Germania 107.000, Danimarca 94.000, Olanda 88.000, Gran Bretagna 89.000, Irlanda 87.000, Belgio 86.000, Francia 85.000, Lussemburgo 80.000, Svezia 78.000, Finlandia 76.000, Grecia 61.000, Cipro 47.000, Portogallo 43.000, Estonia e Slovenia 41.000, Spagna 33.000, Croazia 32.000, Lituania 30.000, Repubblica Ceka 29.000, Ungheria 29.000, Polonia 26.000, Slovacchia 23.000, Malta 21.000, Bulgaria 18.000, Romania 14.000.

Non sarebbero sensibili i risparmi, però gli elettori gradirebbero un intervento mirato alla riduzione degli stipendi dei nostri parlamentari. Si possono e si debbono tagliare le retribuzioni dei dirigenti pubblici che hanno stipendi nettamente superiori alla media dei loro colleghi europei. Il compenso medio dei dirigenti italiani della pubblica amministrazione nel 2015 è stato di circa 347mila euro. Il più alto dopo l’Australia. La media a livello Ocse è di 203mila euro. Questo il quadro che emerge nell’ultimo report dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Seguono i compensi per i ruoli di segreteria. Anche questi alti: 55.600 dollari all’anno contro i 52.700 della media nei paesi appartenenti all’organizzazione. Risultano, invece, più bassi della media gli stipendi degli impiegati pubblici con competenze specifiche, che percepiscono 67.900 dollari all’anno, rispetto agli 88.700 dollari della zona Ocse. Il Servizio sanitario Nazionale ha sprecato oltre 21 miliardi di euro, quasi un euro su cinque. Lo ha calcolato la Fondazione Gimbe nel suo rapporto sulla sostenibilità. L'impatto degli sprechi sulla spesa sanitaria pubblica 2017 è di una considerevole e inaccettabile somma, appunto, ben 21,59 miliardi di euro per servizi e prestazioni sanitarie inefficaci o inappropriate (6,48 miliardi), frodi e abusi (4,75 miliardi), acquisti a costi eccessivi (2,16 miliardi), sottoutilizzo di servizi e prestazioni efficaci e appropriate (3,24 miliardi), complessità amministrative (2,37 miliardi), inadeguato coordinamento dell'assistenza (2,59 miliardi). Il rapporto Gimbe analizza anche la spesa sanitaria 2016 che, secondo le stime effettuate, ammonta a 157,613 miliardi di euro, di cui 112,182 miliardi di spesa pubblica, 45,431 miliardi di spesa privata (di cui 5,601 miliardi di spesa intermediata, cioè gestita da fondi e assicurazioni) e 39,830 miliardi di spesa a carico delle famiglie (la cosiddetta out of pocket). Al di là di rivalutare cifre assolute e composizione percentuale della spesa sanitaria - spiega il presidente della Fondazione Nino Cartabellotta - la vera sfida è identificare il ritorno in termini di salute delle risorse investite: le nostre stime preliminari dimostrano che il 19% della spesa pubblica, almeno il 40% di quella out of pocket ed il 50% di quella intermediata non producono alcun ritorno in termini di salute. In un Paese con 110 miliardi di evasione fiscale non si devono fare condoni ma una lotta seria all’evasione!”. Maurizio Landini, ex segretario Fiom tra i candidati alla segreteria generale della Cgil, coglie l’occasione di un dibattito dell’Agi (Associazione Giuslavoristi Italiani) in corso a Bologna per una dura critica al governo Conte. Non solo sui contenuti ma anche sul metodo: “L’attuale governo, in continuità con quello precedente, non ascolta nessuno, non dialoga con le parti sociali. A quelli di prima non ha portato bene”. Si può e si deve cassare l'acquisto degli aerei F-35 dagli americani (e che Donald Trump se ne faccia una ragione). A proposito dell’acquisto degli F-35 che tanto piacciono ai nostri generali, forse qualcosa si muove. “Sicuramente non compreremo nessun altro F-35“. A dirlo, a Omnibus, su La7, è stata il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta. Che poi ha spiegato: “Stiamo analizzando se mantenere o tagliare i contratti in essere. Intorno ai caccia si crea un indotto tecnologico, di ricerca e occupazionale”. Per questo, sostiene la ministra “potremmo scoprire che tagliare costa di più che mantenere“. Pertanto “bisogna analizzare bene le implicazioni”. Per Giuseppe Civati, fondatore di Possibile: “Non ci sono penali da pagare per quanto riguarda lo stop all’acquisto degli F-35. La relazione della Corte dei Conti dello scorso anno evidenziava che la ‘partecipazione nazionale al programma non è soggetta a penali contrattualì’. O ha sbagliato la Corte dei Conti o il ministro della Difesa Trenta sta cercando giustificazioni per proseguire il piano. L’attuale governo è sulla scia del precedente sulla spesa militare. Davvero difficile individuare delle differenze tra Pinotti e Trenta. Anche la motivazione della ‘tutela dell’occupazione’ è una giravolta rispetto a quanto diceva il Movimento 5 Stelle appena un anno fa. Un suo illustre esponente, Alessandro di Battista, scriveva l’8 agosto 2017 che ‘i posti di lavoro creato da questo programma sono pochi'”. Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Giovanni Tria e Paolo Savona riflettano prima di aggredire Juncker, Valdis Dombrovskis e Moscovici 

Marco Ilapi, 12 dicembre 2018